Primo Piatto – EVO _ Extra Virgin Oil

Gabriele Mureddu Musica, Recensioni

Il 18 novembre scorso la label indipendente Dischi Gourmet ha inaugurato il proprio catalogo con “Primo Piatto, l’extended play d’esordio degli EVO – Extra Virgin Oil. Gli EVO sono un giovane duo composto tra i polistrumentisti Francesco Oppes e Alessandro Fratta.

Il lavoro è profondamente intriso di riferimenti incrociati e molteplici, che tradiscono una sincera ammirazione per sonorità retrò, ma contestualizzate in un’ottica lo-fi hip hop e lounge: la tradizione del pop anni ‘60 e ‘70 di Burt Bucharach e le colonne sonore Piero Piccioni (in particolare in brani come Easy Lovers) e dell’eros saxsuale di Fausto Papetti, fino ad arrivare alle varie declinazioni patinate e sincopate della Italo Disco e della sua reincarnazione nella Italo House di fine anni ottanta. Ed è proprio quest’ultimo decennio, con la sua sfavillante locura, che occupa un posto di primario rilievo nell’immaginario espresso all’interno dell’EP, tra cui l’umorismo e i pun jokes della tradizione del cabaret, con l’ambivalenza dei termini per creare dei giochi di parole a tema softcore nei titoli dei brani. Un richiamo alla commedia sexy e alla poetica di Gianni Drudi che duettano con Il Pranzo è Servito in un weekend in Costa Azzurra. 

Primo Piatto è un succulento lavoro, quasi integralmente strumentale, che piacerà sicuramente agli amanti dei beat lo-fi – jazz, con una propensione per un’estetica edonistica e vintage in salsa mediterranea, in cui si esalta la facilità della melodia elegante e sensuale. I brani offrono una combinazione di atmosfere e suoni, che sono fortemente in debito anche con il funk bianco, jazz smooth, acid jazz e la nuova scuola di ritmi mundial che è stata riportata in auge negli ultimi anni da fenomeni della scena italiana come Nu Genea, Bruno Belissimo, 72 Hours Post-Flight e C’Mon Tigre. Ed è soprattutto con i primi che viene quasi istintivo il collegamento, per quanto Mediterraneo dei Nu Genea sia un disco eccellente – e tra i migliori dell’anno, a parere di chi scrive – è molto più orientato sul versante funk-groove in salsa partenopea, mentre i nostri ragazzi sono più intimi, notturni e minimal nella proposta. 

Il primo assaggio ha stimolato la curiosità e non ci resta che aspettare la portata principale del prossimo LP da dieci tracce in lavorazione e che potrebbe proiettare gli EVO tra le next big thing della scena sarda.