

Di Simone Murru
Candidata nella top 20 del 2026 come album dell’anno per i Blues Awards del Regno Unito, Eva Carboni si racconta ai microfoni di Cagliari Blues Radio Station per la rubrica Talkin’ Blues, in collaborazione con la rivista Sa Scena.
Ciao Eva, è un piacere conoscerti. Ci racconti prima di tutto quali sono stati i tuoi inizi con la musica e come si è sviluppata la tua arte sino ai giorni nostri?
I miei primi approcci alla musica risalgono ai giorni in cui ho iniziato a parlare. Ho iniziato subito a cantare con mio papà. Lui stava in Francia, è stato un talentuoso cantante swing. Io a tre anni “swingavo” sul tavolo della cucina mentre lui preparava la colazione.
Quando e come è avvenuto il tuo incontro con il blues?
Il blues è arrivato dopo poco, essendo io la figlia più piccola in famiglia e “inaspettata”, ho avuto la fortuna di avere due sorelle e un fratello fantastici che ascoltavano Janis Joplin e Jimi Hendrix. Ho iniziato a nutrirmi voracemente di tutta la musica che trovavo in casa. Cantavo a squarciagola, strimpellavo il piano, probabilmente sono stata anche una gran rompiscatole.
Credi che il blues sia capace di interpretare i tempi che viviamo oggi?
Come non potrebbe? Il blues è luci e ombre, è vita in tutte le sue sfaccettature. Cambia, si evolve ma è sempre vita, è un viaggio, un’avventura, una missione.
In mezzo a tanti ascolti quali sono i cantanti, le cantanti o i musicisti che ti hanno maggiormente ispirato ?
Sono davvero tanti e tra questi c’è chi mi ha fatto davvero innamorare e continua a farmi battere forte il cuore. E devo dire che ogni giorno ne scopro di nuovi. Di sicuro ho sempre amato artisti, diciamo, “esagerati” come Janis Joplin, Tina Turner, Gary Moore, ma mi affascinano anche artisti molto diversi tra loro. Eva Cassidy ad esempio, molti cantanti country e vado pazza per Allman Brothers. Bob Dylan è il mio poeta, il mio maestro, un riferimento molto importante. Ma ci sono anche Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Tony Bennett. Ma meglio che mi fermi o andrei avanti per ore. I miei gusti si muovono attraverso il tempo tra musicisti del passato e contemporanei e molti sono anche miei amici.
So che sei cresciuta artisticamente tra Sassari e Los Angeles: dove si è definita maggiormente la tua identità artistica?
La mia identità artistica è il frutto di molte e diverse esperienze. Sono molti i sentieri che ho esplorato, lungo i quali ho incontrato molte persone speciali. Ognuna, a modo suo, mi ha regalato qualcosa di prezioso. Tutti i lunghi giri che ho fatto, curiosando tra tanti mondi, stili e culture, mi hanno sempre riportato al Blues che è ciò che amo, in tutte le sue sfumature.
Quali sono gli strumenti principali che utilizzi per scrivere e interpretare le tue canzoni?
La voce e il piano. Suono “in privato” quando scrivo i miei brani. Avrei sempre voluto imparare a suonare anche la chitarra, ogni tanto ci provo ancora.

Ascolta Building a Wall
Come ti descriveresti in qualità di songwriter? Quali argomenti, racconti storie fanno parte dei tuoi brani?
Il mio lavoro inizia sempre da una visione del momento, c’è qualcosa che mi tocca e mi coinvolge, qualcosa che poi diventa una storia da raccontare. Mi piace molto scrivere e far funzionare i miei testi in inglese. La musica nasce solitamente insieme al testo, a volte tutto si trasforma, si muove tornando poi agli inizi del processo creativo. Ho iniziato presentando un po’ “timidamente” un mio primo brano “That Night’” a Andy Littlewood, il mio produttore, grande songwriter e polistrumentista inglese, autore o coautore di tutti i miei brani che mi ha sempre incoraggiata e spinta a superare le mie “insicurezze”.
Quanti sono i tuoi dischi pubblicati sino ad oggi?
Italia square, Smoke and Mirrors, Blues Siren, The Blues Archives oltre a diversi singoli e un paio di EP. Archives, uscito di recente, è una rivisitazione di alcuni dei miei brani già pubblicati in album precedenti o come singoli, più un inedito, ‘Someone Else’s Life.

Ascolta Someone Else’s Life
Oggi nella tua band suonano musicisti che hanno contribuito fortemente a scrivere molta musica del ‘900 come Vic Martin (Gary Moore, Eurythmics, BeeGees). La cosa ti emoziona?
Si, mi emoziona molto lavorare con loro. È sempre un intenso feeling cantare nell’abbraccio di una così solida band. Oltre che grandi musicisti, individualmente, loro sono stati tutti insieme sul palco con Gary Moore per anni, hanno condiviso lunghi momenti di vita e mille esperienze. E questo si sente!
Mick Simpson, che ha suonato in molti dei miei brani, è un fuoriclasse, a volte anche un po’ troppo “over-the-top” cioè un chitarrista che può far piangere o infiammare lo strumento. Lui è stato il primo a credere in me in UK e mi ha ospitato in un brano, “River of Life”, nel suo album ‘Black Rain’ circa dieci anni fa, oltre ad aver firmato altri brani che ho inciso, tra cui ‘Love me Tonight’. Da lì è iniziato il mio percorso come recording artist nel Regno Unito, la mia attuale casa di adozione.
Sei mai stata ospite di qualche festival in Sardegna? O comunque richiesta?
No, non ancora, verrei volentieri, sarebbe bello!
Auguri per tutta la tua musica Eva e congratulazioni per la tua candidatura ai UK Blues awards!
Grazie a voi. Vi saluto e do appuntamento per la prossima intervista ai lettori di Sa Scena.