

Di Simone Murru
Le chitarre dei Vaughan Brothers riempiono l’aria di un piccolo bar di Pirri, dove si respira familiarità tra gli avventori. Resiste il quotidiano di una comunità capace di riconoscere le proprie difficoltà – senza girarci troppo intorno, come suonerebbe una canzone popolare – quanto di riconoscere la bellezza delle cose semplici. Qui incontriamo Massimo Salvau e con lui parliamo di blues diffuso e programmato, di stazioni radio vecchie e nuove, uno che fa la radio dalla fine del secolo scorso. Non è un musicista da palco, ma suona il basso e soprattutto diffonde le note blues come nessun altro in Sardegna attraverso le frequenze della radio.
Ciao Massimo è un piacere iniziare questa intervista con te. Tra la radio, la musica live seguita, il tuo supporto al blues è lungo più di vent’anni. Come e quando nasce anzitutto la tua passione per la musica oltre i generi?
Tutto nasce con la radio. Ho ascoltato la musica disco anni ‘80, il rock e il metal che passavano nelle stazioni FM. Seguivo le trasmissioni delle radio locali che promuovevano le band sarde. Ricordo Radio Dandy di Monserrato (Ca) che trasmetteva “MetalMania“, un bellissimo programma sul genere metal. La passione per la musica mi ha quindi portato a quella per la radio.
Dalle tue parole sembra che i tuoi primi gusti fossero ben diversi da quelli per cui sei ospitato in questa rubrica. Quando si è acceso l’interesse per il blues?
La passione per il blues è arrivata per caso. Ero alla ricerca di sonorità diverse. Venivo dal rock o dal jazz di Jaco Pastorius, Jeff Berlin, Miles Davis, Pat Metheny quando in un negozio di dischi a Cagliari “La Casa del Disco” trovo tra le fila degli LP esposti due dischi che decido di acquistare: “Soul to Soul” di Stevie Ray Vaughan, sino ad allora sconosciuto, e “Still got the blues” di Gary Moore. Questo è stato il primo contatto con il genere. Successivamente sono venuto in possesso di un cd “Blues Collection”(Flash ed.) con dentro i brani di John Lee Hooker, Muddy Waters, BB King, che mi ha iniziato e spinto verso una conoscenza più approfondita del blues. Era il 1999.

Da buon ricercatore e ascoltatore di musica si accende in te la passione per la radio. La tua trasmissione “Note blues” ha superato da poco un quarto di secolo, ci racconti la sua storia?
Nonostante l’idea fosse datata marzo 1999, la trasmissione si è concretizzata solo l’otto novembre dell’anno successivo. La prima radio ospite è stata Radio Bonaria. Il programma sarebbe dovuto partire nel Settembre del 2000 ma ho dovuto aspettare per carenza di dischi. Ho racimolato più soldi possibile e ho investito tutto in circa 40 dischi riuscendo così a programmare il primo anno di Note Blues.
Come è nata l’idea?
La voglia di fare ascoltare il blues è scaturita dal fatto che in radio negli anni tra il 1998 e il 2002 sono passate molte trasmissioni tematiche: c’era il programma di metal su Radio Dandy, quello di Rap ed Hip Hop su Radio Jolly, Radio X offriva un programma di Acid Jazz, Radio Internazionale aveva un spazio per il Rock, ma nulla sul blues. Così ho pensato di farlo unendo la passione per il genere e la voglia di fare radio.
“Note blues” in cifre, quanti anni, quanti artisti, quanti dischi recensiti?
Mediamente in ogni stagione radiofonica faccio 15 o 18 interviste. Escludendo i primi 3 anni dove non ho fatto nulla se non presentare pezzi, direi che in 25 anni gli artisti italiani e le band italiane intervistate (tra esterne e telefono) sono state 330. I dischi, invece, tra quelli italiani ed esteri che sono stati fatti ascoltare e recensiti, complessivamente ci attestiamo in 875 in 25 anni di attività. Il numero delle puntate andate in radio sino ad oggi sono state almeno 800.
Come è stato il passaggio dalla radio in fm alla web radio?
Niente di che. Tutto molto normale. Tutto come prima. Le cose che facevo in FM sono le stesse che faccio con il web. Prima si parlava di frequenze e trasmettitori, ora si parla di server, web, podcast. La conduzione è la stessa, gli ambienti sono gli stessi. Direi che il passaggio è stato tranquillo.

Gira voce negli ambienti di amici e musicisti che stai mettendo su una nuova radio. Puoi già raccontarci qualcosa?
Tutto è ancora in fase di collaudo e pianificazione. Si Chiamerà Radio Quirino ed è ancora in fase di settaggio, prove tecniche di programmazione e verifica di playlist. Siamo comunque a buon punto. Entrambi dovrebbero partire a Dicembre. Sperando di non incappare in qualche altro problema tecnico. Annuncerò sui canali social la presenza di una nuova radio nel panorama delle emittenti radiofoniche sul web.
La musica fa parte della tua vita in diversi modi. Hai mai suonato uno strumento, ti sei mai cimentato in un genere in particolare?
Suono da parecchio tempo il basso elettrico. Ne ho quattro modelli: un Vester Stage Series del 1985, un Fender Squire Attitude a quattro corde con elettronica passiva, poi un Ibanez, scala corta modello Micro Soundgear, quattro corde e infine un semiacustico modello mini Bass HN, dimensioni ridotte della Cordoba. Ho sempre suonato tutti i generi senza focalizzarmi su uno soltanto.
Quali sono state e quali sono le tue attuali ispirazioni artistiche come bassista?
Il primo riferimento è stato Steve Harris (Iron Maiden). Poi mi sono spostato su Sting (Police), dopo su Jaco Pastorius e Jeff Berlin. Oggi a chi mi ispiro? Forse nessuno ma promuovo diversi bassisti davvero bravi: Vincent Garcia, Victor Wooten e MarKus Miller,Joe Darte ancora e infine una bambina prodigio: Ellen Alaverdyan.
La musica la vivi anche frequentando assiduamente la scena live dove il pubblico del blues ha una età che raramente è sotto quarant’anni. Cosa servirebbe per conquistare i più giovani?
Il blues è figlio del suo tempo. Può piacere e non piacere e credo che il “pubblico giovane” sia attirato da qualcosa che lo rappresenta maggiormente. La cosa importante è non fare dimenticare questa musica. E noi “vecchietti” abbiamo il compito di far ascoltare il blues, proporlo alla nuova generazione nel miglior modo possibile, raccontandolo alla radio come suonandolo su un palco.

Quale direzione suggeriresti sia artistica che produttiva ai singoli progetti o band e alla scena musicale nel complesso?
Agli artisti locali suggerisco di provare ad essere sempre se stessi, di non imitare i grandi del genere ma di lavorare per costruire un’identità personale e originale. Sperimentate i vostri suoni, i vostri tempi, cercate l’originalità. Non abbiate fretta. Osate senza paura, non abbiate paura di proporvi al pubblico. Fate valere la vostra identità musicale. Siate attenti a promuovere la vostra musica sul web e siate sempre umili con il vostro pubblico Agli organizzatori dei festival e dei club suggerisco di promuovere sempre al meglio e con costanza gli artisti sul web raccontando la loro storia e la loro musica.