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Stefano Guzzetti
In a Strange Place
7 Ottobre 2026

Mojo è attualmente la più influente rivista musicale inglese, sopravvissuta allo tsunami che ha coinvolto la stampa musicale in tutto il pianeta. Mojo è un magazine che cura molto la parte grafica, attenta alla storia della musica, ma anche alle nuove leve e ha la caratteristica di essere molto british (of course) e piuttosto etnocentrica. Raramente lo sguardo si espande oltre il mondo anglofono, men che mai vi si trovano musiche italiane: a occhio, nell’ultimo anno, hanno dato spazio solo a Gigi Masin, musicista veneziano molto apprezzato per la sua elettronica old school, e a Stefano Guzzetti che, nell’ultimo numero datato novembre 2026 (si portano sempre avanti…) ha avuto il piacere e la sorpresa di trovare il suo nuovo album In A Strange Place, pubblicato dalla label londinese Glass Modern, recensito con ben quattro stelle su cinque a firma Martin Aston, una delle personalità più influenti della stampa specializzata inglese. Un risultato che arriva grazie a un disco molto britannico e ai forti legami che da tanti anni Guzzetti stringe con quella scena, soprattutto con il giro 4AD e con Ivo Watts-Russell, che è il lider maximo della label. Ma non bastano la stima e l’amicizia per essere apprezzati oltre il nostro piccolo mondo antico, ci vogliono qualità e coraggio, perseveranza e impegno, tutte doti che Guzzetti ha sempre dimostrato di avere. Nella recensione di Mojo viene sottolineata la grande affinità con i This Mortal Coil, un progetto di Ivo Watts-Russell, nato quasi per gioco nel 1983 e diventato un culto che nel tempo non ha mai smesso di esistere. In effetti il nuovo album di Guzzetti sembra proprio la naturale prosecuzione di quel sogno, riveduto e aggiornato e in piena sintonia con il suo mood: decadente, pre-raffaellita, onirico, ovattato e infestato di fantasmi. 

Cinque anni di duro lavoro per trovare la giusta alchimia e assemblare una collezione di brani che ha coinvolto tante anime, lontane nel tempo e nello spazio. Fare un disco di cover potrebbe apparire come una pausa per riprendere fiato, per guadagnare tempo e riflettere sulle prossime mosse. Talvolta è così, ma non in questo caso: In A Strange Place è un’opera compiuta e omogenea e dalla forte personalità, quasi un concept album frutto di lunghe riflessioni e di estenuanti prove in studio, di pause e silenzi e, soprattutto, di attenzione massima verso le fonti e la storia che queste canzoni si portano dietro. Uno scrigno di ricordi, di fremiti che in qualche modo rappresentano una vita dedicata alla musica, un oceano di suoni che Guzzetti aveva bisogno di raccogliere e raccontare, come un album di vecchie fotografie che ogni volta racconta una storia diversa.Quattordici brani senza soluzione di continuità, un unico flusso sonoro che appare come una lunga suite, tante voci che trovano riparo e vengono accompagnate dal pianoforte di Guzzetti e la preziosa presenza di un trio d’archi tanto discreet quanto fondamentale nel fornire il giusto spessore: Sara Meloni, Giulia Dessy e Gianluca Pischedda partecipano al risultato finale con cura e attenzione così come i delicati fraseggi elettronici di Guzzetti, quasi impercettibili ma allo stesso tempo preziosi e calibrati. E se c’è una cosa che affascina in questo disco è la sua naturale omogeneità, cosa non scontata in un disco di composizioni provenienti da diverse sensibilità, da mondi lontani che qui trovano una nuova dimensione.

Guzzetti nella sua lunga e frastagliata carriera ci aveva abituato a standard qualitativi di alto livello e con questo disco conferma tutte le sue capacità di compositore e di assemblatore di suoni ed emozioni. Difficile togliere il CD dal lettore e staccarsi da questi brani, da questo strano posto per tornare al rumore dei nostri tempi. Molto meglio stare Still in a Dream, come consiglia Simon Reynolds nel suo più recente saggio dedicato a un’idea di musica nella quale Guzzetti avrebbe la giusta cittadinanza.