

Di Claudio Loi
Lei si chiama Carla Pusceddu, vive a Bruxelles da diversi anni e, dopo alcuni EP e singoli, arriva al suo primo album con otto brani che rappresentano un chiaro biglietto da visita della sua cifra musicale: black con profonde venature soul jazz e una forte attitudine multiculturale.
Un disco che colpisce per la qualità del suono, la maniacale attenzione verso ogni minima sfumatura e per la capacità di riuscire a fondere in modo naturale stili e linguaggi. Lei dice di ispirarsi ad artiste e artisti come Jordan Rakei, H.E.R., Tom Misch, Yukimi, e Cleo Sol che rappresentano il volto nuovo della black music fatta di incroci, citazioni, collaborazioni senza troppi confini mentali e fisici e la sua voce in questo parterre ci sta proprio bene.
Tales of the Borders, nonostante sia un debutto, si presenta come opera matura e ragionata, costruita con un approccio quasi artigianale abbastanza lontano dalla frettolosa catena di montaggio della musica contemporanea. Sul sito di Carla T si legge che: “Tales of the Borders, invita gli ascoltatori in un mondo di contrasti e sfumature, dove la vulnerabilità diventa una forma di forza e la musica parla un linguaggio universale senza confini”. Tutto confermato grazie a un disco che si ascolta con profondo piacere e un’artista da seguire con attenzione.