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Sardus Frades vol. 4
28 Apr 2026
9 Maggio 2026

Giocca, istituzione del rap in Sardegna, ha partecipato al quarto volume della compilation Sardus Frades, con un pezzo boom bap intitolato Golden Era. Un brano con il quale l’artista sassarese prende posizione nei confronti di quella che giudica un’involuzione della cultura rap. La drill e la trap contemporanee avrebbero secondo lui perso la carica emancipatoria dell’hip-hop delle origini, che era teso contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni.

Difficile seguire il rapper quando identifica in maniera troppo meccanica un sottogenere (significante) con un determinato contenuto regressivo (significato), anche se è condivisibile il messaggio di fondo. A contraddire tale rigida affermazione è la stessa compilation, che dimostra come si possa agire nello spirito dell’hip-hop anche reinterpretando e perfino stravolgendo il genere, con artisti di generazioni diverse che animano, con le loro differenze, la scena sarda.

I partecipanti sono trenta e si va dalle istituzioni come il già citato Giocca, Quilo dei Sa Razza, Bujumannu, Cioccolato Bianco e altri, a giovani promesse come Dama Diana, MangiafoCor e Mārcy. Da menzionare anche le tracce di Lord J, G Leggenda e Il Galantuomo Disilluso.

Senza voler fare classifiche, una menzione speciale la meritano i pezzi di Mārcy e Dama Diana. Il primo, Fiele, suona “sempre grezzo” per citare Primo Brown, perché riesce a trasmettere senza alcuna tendenza al vittimismo una rabbia genuina che spinge all’azione. Questa stessa energia, declinata in modo differente e più centrata sul territorio, emerge da Sangue Sulcitano di Dama Diana, che è capace di raccontare efficacemente la vita in provincia, che, come afferma la rapper, “mentre io cambio, sto posto non cambia”.

In generale, la “quarta dimensione” di Sardus Frades a cura di Lozar, pubblicata il 28 aprile in occasione de Sa Die de sa Sardigna e liberamente scaricabile, conferma la vitalità del movimento rap in Sardegna. Nonostante o forse in virtù della difficoltà di entrare nel giro mainstream italiano, l’hip-hop sardo si mostra come una famiglia sui generis: priva di gerarchia, senza babbu e mammai, si fonda sull’orizzontalità di sorris e frades che condividono la stessa realtà di cui esprimono la volontà di cambiamento.