8 Agosto 2025

Per il nuovo album I Pulsar hanno fatto le cose in grande: oltre al formato digitale è disponibile il vinile, il CD in formato digipack con un booklet di 12 pagine, maglietta con il logo del disco e un video. Anche la grafica è ben strutturata e il suono appare migliorato rispetto alle precedenti uscite. È chiaro che il trio di Macomer ci tiene a questo nuovo lavoro, a cui ha dedicato, energie, passione e tanto tempo: giorni, mesi, anni.

Questo disco riprende la vecchia e consolidata tradizione del concept, di cui si era persa memoria. I temi esplorati sono quelli legati al passare del tempo, alla solitudine degli esseri umani, agli struggimenti dell’anima e della propria vita in uno scenario che riprende i classici stilemi della fantascienza distopica: un futuro in cui la società è allo stremo a seguito di un conflitto nucleare e conseguente perdita della memoria, della storia, delle relazioni. Rimane la forsennata ricerca di una via di fuga, di un nuovo modo di stare al mondo, di ritrovare il giusto equilibrio tra le cose. I testi – disponibili se prendete il formato fisico – sono funzionali a questa vicenda e meritano di essere letti con cura. Così come la musica che, rispetto ai lavori precedenti, appare più terrena, rocciosa e materica. Più Black Sabbath che Hawkwind, meno space rock sostituito da dosi massicce di hard di scuola seventies. Un lavoro che sarebbe piaciuto a Ozzy, che salutiamo attraverso i suoni di questo nuovo disco.

Come da tradizione il trio non svela le proprie identità e si presentano come Andy, Iorad e The Urge. Giusto così e ci sembra un ottimo modo per superare il proprio ego e concentrarsi sulla musica.