

Di Claudio Loi
Con Gianfranco Cossu ci eravamo lasciati nel 2020 all’uscita dell’album I delfini del cielo, una raccolta di canzoni che era facile schedulare nel grande limbo della canzone d’autore, quella cosa che in Italia ci piace chiamare cantautori, un’etichetta che lascia spazio a tante ipotesi, tutte più o meno plausibili.
Quel che conta alla fine è la qualità della musica e quelle canzoni erano tutte di grana fine, pensate e meditate con scrupolo e attenzione, confezionate con tutte le cure del caso. Aiutava in quella situazione un parterre di musicisti dalla grande esperienza, quanto di meglio la scena di Sassari potesse offrire. Poi sono successe molte cose, più o meno piacevoli, che hanno portato l’umanità a ripensare tanti aspetti della propria vita, soprattutto per chi fa musica. Poi all’inizio di questa estate ecco apparire Lo scrigno del silenzio, un brano che cambia completamente la percezione che Cossu ci aveva dato di sé. Sembrano davvero lontani i tempi dei Nasodoble, de I figli di Iubal, ma anche dei dischi a suo nome che erano sinergia e confronto con altre voci. Per la prima volta Cossu ci propone una ballad per sola voce e pianoforte, una situazione di reale intimità, una messa a nudo di pensieri e sensazioni che rimandano a gloriose esperienze tipo Randy Newman, Bill Fay e tanti altri artisti che – senza troppi riflettori – puntano più sull’essenza delle cose che su quello che appare. Un’ottima notizia che promette interessanti sviluppi futuri.