Sa Scena


Outlast
Flagellant
Bisognerebbe riservare la giusta attenzione alla scelta dell’artwork in un disco, perché spesso è una sintesi di quello che troveremo al suo interno. Nel caso di Flagellant, secondo disco degli Outlast a distanza di quattro anni dall’esordio omonimo, è stato scelto un collage di immagini ad alto impatto. Le scelte sono ricadute su alcune pagine della contemporaneità più torva (soldati della guerra del Vietnam, scene di prigionia e brutalità) e di personaggi che sono entrati nell’immaginario comune, come Budd Dwyer e Luigi Mangione. Le figure sono disposte graficamente a formare una costruzione triangolare o un grottesco albero di natale, in cui le ghirlande sono file di pillole e la stella del puntale è impersonificata da una figura tragica con un eye of providence nella mano. Quello che si percepisce nel complesso è un profondo senso di malessere che persiste per tutto l’ascolto del disco.
Gli Outlast sono un trio cagliaritano formato da Riccardo Atzei (basso e voce), Elvio Corona (chitarra) e Matteo Defraia (batteria). Flagellant esce nell’estate più calda mai registrata in Sardegna, in linea con le atmosfere soffocanti e il malessere che ne sono derivate. Ascoltarlo è come fare il bagno nella pece bollente. Le fondamenta del disco si trovano nei pilastri dello sludge più puro: oltre ai menzionati Eyehategod, spiccano anche Iron Monkey, Neurosis, Crowbar e Acid Bath. Flagellant è un monolite, che risalta per la sua spigolosità e il modo brutale con cui colpisce. Senza mai desistere dall’intento di espiare tramite il dolore, il flagellante sopravvive in un sistema in cui tutto è impermanente, tranne la sensazione ancestrale di soffocamento da quello che ci circonda, in un clima di conflitto hobbessiano perenne. Tra riff abrasivi e malsani, tra l’incedere del doom e la furia rabbiosa dell’hardcore, viene dato ampio spazio ai temi affrontati nei testi. Accanto alla critica politica (Children Of Gaza, Bootlicker, Licking an ashtray), Riccardo Atzei si fa portavoce di invettive sulla salute mentale nella società contemporanea, la depressione, l’ansia da disturbo sociale e nuove piaghe che affliggono i tempi moderni (Self Scorn, Spiritual Apathy, Awareness, Negativity, Isolation, Dopamine Deficit).
Matteo Defraia è scomparso a fine luglio, a breve distanza dalla data di pubblicazione del disco. Abbiamo avuto dubbi sull’opportunità di pubblicarne una recensione, ma alla fine ha prevalso la necessità e onestà intellettuale di scrivere di un prodotto musicale che merita di finire nel nostro annuario, nel ricordo di Matteo e del progetto Outlast Sludge.