

Di Luca Garau
Tra gli esercizi critici più affascinanti e al tempo stesso più scivolosi c’è quello di indagare le connessioni tra le espressioni artistiche di un territorio e i suoi tessuti: antropologici, sociali, geografici, orografici. È un’operazione che spesso non conduce a conclusioni definitive, ma che nel tentativo apre prospettive e suggerisce chiavi di lettura inattese. In questa occasione, sarebbe interessante interrogarsi sulle ragioni della diffusione dell’ambient in Sardegna.
Una possibile chiave interpretativa potrebbe risiedere nell’ermetismo: quella capacità, in parte ossimorica, dell’ambient di essere insieme strumentale e didascalico, di narrare senza parole, di evocare senza dichiarare. Senza indulgere in stereotipi logori, l’ermetismo può essere considerato una cifra tanto antropologica quanto morfologica dell’isola, una qualità che si riflette nei silenzi, nelle distanze, nelle stratificazioni del paesaggio.
Oggi, in anteprima sulle pagine di Sa Scena, esce Dissolution, il nuovo lavoro di Nicola Olla, che prosegue nel solco tracciato dai precedenti Apoleia e Ω. Un solco che affonda nel macrocosmo ambient nella sua declinazione più cupa e introspettiva. “Il disco affronta tematiche legate all’auto-proiezione dell’individuo nella società contemporanea e al dialogo tra la mente umana e lo spazio cosmico” e riesce nell’intento senza ricorrere al linguaggio verbale, ma affidandosi in maniera esclusiva a un flusso sonoro in grado di innescare sensazioni e suggestioni con la stessa incisività della parola.
Nelle sue 13 tracce, distribuite in 46 minuti, si avverte un realismo estremo e quasi violento, amplificato dalla lentezza e dalla dilatazione dei layer. Non si tratta di una moviola artificiale, ma di una progressiva e chirurgica lacerazione dei confini tra suono e silenzio, tra interno ed esterno, tra individuo e spazio.
La mano di Olla è presente in ogni fase del processo. Dalla forgiatura del suono alla ripresa, fino al mix e master, ciascun passaggio, anche quelli tecnici, è il risultato della medesima introspezione, così che l’intero processo produttivo coincida con un unico, coerente percorso narrativo.