

Di Luca Garau
Il chiasso è troppo perché una testata giornalistica che si occupa di musica in Sardegna possa permettersi di tacere. E sia ben chiaro, il chiasso a cui ci si riferisce non è quello che Ateneika farà nei prossimi giorni, ma quello dei sedicenti Comitati anti rumore che sbucano ogni qualvolta Cagliari prova a darsi un’identità culturale rivolta ai più giovani. L’evento che unisce eventi sportivi e musicali, giunto ormai alla sua XIII edizione, si appresta a ospitare negli spazi del Centro Sportivo Universitario, quindi casa degli studenti, migliaia di giovani che tra partitelle, tornei, talk, concerti e djset faranno a pieno diritto chiasso, rumore, ma soprattutto cultura, socialità, vita.
E puntualmente ecco i soloni, costituitisi nel Comitato “Rumore no grazie Cus” che, senza più stupire nessuno, parlano di “dieci giorni senza chiudere occhio” e per sollevare l’asticella del terrore lamentano il degrado dei “pub a cielo aperto, (…) vendita di alcolici per tutta la notte” e, per ultimo, la temibile orda di “ragazzi che si riversano lungo la salita di via Is Mirrionis”. Il comunicato è indirizzato ai vertici del Comune, dell’Università, dell’Ersu, ma il vero bersaglio è la vita culturale di una città che sempre più si atrofizza. A maggior ragione quando si parla di giovani la cui voglia di socializzare, fare baccano, agitarsi, come ebbe a invitare qualcun altro, è non solo fisiologica, ma necessaria.
Tra le soluzioni proposte dal comitato Rumore no grazie Cus c’è il trasferimento dell’evento alla Fiera, in piena ottica NIMBY, strappando dalla propria casa gli universitari e snaturando l’essenza stessa dell’evento. Sul punto si è espressa Rebecca Pisanu, coordinatrice di Unicaralis e Rappresentante di Facoltà di Studi Umanistici, sentita per l’occasione, secondo la quale “Cagliari non può essere e diventare città universitaria se proprio le zone vicine ai poli sono rese invivibili agli studenti fuori dalle aule. Conviviamo ogni giorno con disagi di varia natura che spesso siamo costretti a subire passivamente. Ora dobbiamo vedere lamentele per 10 giorni in cui un quartiere, che è ad altissima densità di popolazione studentesca, vive le sue generazioni più giovani e dinamiche”.
Ma al netto della localizzazione, quello che più dispiace sottolineare è che si sta assistendo alla trasformazione in scontro di quello che dovrebbe essere un normale bilanciamento di interessi coinvolti, che è la base della sana e civile convivenza. Il muro sollevato è totalmente unilaterale. Dall’altra parte infatti, studenti, amministratori e artisti coinvolti, oltre a riconoscere il valore sociale e culturale dell’iniziativa, concordano unanimemente sull’imprescindibilità di ricercare la coesistenza naturale dei diversi bisogni e delle differenti urgenze, ugualmente legittimi.
Marco Meloni, presidente dell’ERSU, interpellato dalla redazione in virtù del ruolo ricoperto, nel definire gli obiettivi strategici dell’ente che presiede, riconosce che “il diritto allo studio prevede dei pilastri importanti, quali le borse le residenze le mense, ma deve necessariamente garantire anche il supporto alla socialità e la possibilità di una libera espressione delle studentesse e degli studenti, così che si sentano e diventino cittadini e parte integrante della comunità”.
L’amministrazione comunale, nella persona dell’Assessora alla Pubblica Istruzione, Giulia Andreozzi, concorda ritenendo “fondamentale sostenere iniziative che offrano ai giovani occasioni sane di incontro, espressione e condivisione, contribuendo a rendere Cagliari una città viva e realmente a misura delle nuove generazioni. Una città che vuole essere davvero universitaria e attrattiva per i giovani deve saper conciliare interessi diversi, senza rinunciare a tutelare il loro diritto alla socialità”.
Abbiamo chiesto a Marascia, protagonista col suo set della giornata di apertura del 28 maggio, una sua impressione sulla manifestazione. La sua risposta mette al centro una dimensione spesso sottovalutata: “Ho visto una manifestazione tranquilla, pulita, gestita e inclusiva. C’è poi un valore che troppo spesso dimentichiamo, quello dell’effimero, del ludico, dell’espressione artistica come diritto della persona al pari di tutto il resto”.
Ateneika e con essa tutti gli eventi che alimentano la collettività e il senso di appartenenza sono linfa vitale per la crescita e lo sviluppo di una città. Ogni disco messo dai giovani per i giovani è il segnale di un sano ricambio generazionale. Ogni nota suonata nei quartieri è per noi un sintomo di buona salute di una comunità nella sua interezza. Ogni comitato No rumore è una zavorra sulla costruzione di una città inclusiva e includente.
Buon chiasso alle studentesse e agli studenti e ad Ateneika!