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Land Excape
Ogni cosa è un segnale
10 Marzo 2026

La manipolazione dei suoni è nata anche con la volontà creatrice di nuovi elementi, strutturali o estetici, soprattutto in territori sperimentali, nei quali l’elettronica trova una sua naturale applicazione. E la possibilità di interazione tra soggetti e oggetti diversi, appartenenti a mondi e tecniche disparate, è una forma di escapologia dall’attuale in vista di nuove prospettive. Un esempio è il progetto di elettronica indipendente Land Excape (gioco di parole polisemico tra panorama e fuga da un non meglio precisato luogo) nato nel 2019, figlio del visual artist tempiese Gavino Ganau, (Raissa and the melters, InSide), che nel 2022 arruola il sassarese Giovanni Dibeltulu (suo compagno di band nei Raissa, nonché negli Itch). Entrambi, nati alla fine degli anni ‘60, sono volti noti nell’ecosistema culturale sardo, avendo esplorato più espressioni artistiche in ambito musicale, plastico e figurativo e curato diverse mostre e personali tra Sardegna e resto d’Italia.

La scelta di avvalersi di differenti registri musicali, destrutturandone la componente timbrica per trovare nuove applicazioni e modi di riempire lo spazio, ha dato vita al nuovo EP, intitolato “Ogni cosa è un segnale”. John Cage riteneva che ogni infinitesima componente dell’essere è in costante vibrazione e genera dei suoni in interazione con il resto del piano fisico, propagando appunto dei segnali. Nelle note del disco è altresì citata la poetica della produzione faberiana (in particolare “Non al denaro, non all’amore, nè al cielo”), scevra tuttavia dalle sue melodie, affinché potesse approdare in questi territori, alienialla tradizione del cantautore genovese. Nei sei brani di cui si compone l’album troviamo ambient, composizioni strumentali in un crescendo thriller suburbano tra post rock e trip hop (They Sleep) , liturgie cibernetiche (Quei fiori di neve), soundtrack bristoliane su fatti di cronaca nera (Un amore finito male) fino ad arrivare a composizioni in cui convivono più lessici dell’elettronica moderna.

I segnali del disco si concentrano sull’interazione dell’uomo nell’ambiente circostante, in cui è ospite, lasciando all’ascoltatore la facoltà di inventare le proprie suggestioni o sensazioni. L’EP – autoprodotto e con l’editing di Marco Dibeltulu – riflette la maturità autoriale della proposta, nella quale la visione fotografica funge da bussola per convertire le immagini una ragnatela di suoni, con scelte ponderate, tra reportage sonori di grande respiro e didascalie musicali centrate, oltre a riferimenti pop culturali e di attualità, presenti anche nelle tavole del Ganau pittore.

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