Sa Scena

Di Claudio Loi
La storia dei Pelati è durata molto poco, circa dieci mesi in quel lontano 1966 ma è talmente ricca di suggestioni che è rimasta incisa nel tempo e nella storia della musica italiana. Una vicenda che racchiude al suo interno momenti di follia creativa, di intuizioni geniali, voglia di fare musica e uscire dai soliti schemi. E avevano anche capito che la provocazione poteva essere una potente arma di distrazione di massa molto prima che questa pratica divenisse quasi normale. Se pensiamo a tutto quello che è successo dopo, questa storia la possiamo archiviare nell’archivio delle stranezze del pop, ma se pensiamo alla Sardegna e all’Italia del 1966 non è poi così scontato che sia successo.
Tutto nasce a Olbia e dintorni – quando quella terra stava diventando la capitale del turismo glamour e trash – grazie a un quintetto di giovanotti che avevano il beat nel sangue e l’illusione di poter dire qualcosa nel magico mondo della nuova musica italiana. Il quintetto era composto da Franco Terzitta alla chitarra, Giorgio Asara al basso, Paolo Careddu Pintus alla batteria, Tony De Rosas alle tastiere, Marino De Rosas alla chitarra e tutti davano il proprio contributo vocale. In origine si facevano chiamare I Devils e si divertivano a suonare dove capitava. Sarà grazie a Vittorio Inzaina, che al tempo godeva già di un discreto successo popolare, che si trasferirono a Milano dove era più facile entrare in contatto con discografici e addetti ai lavori tra cui Michele Balducci che era totalmente coinvolto nella scena milanese e faceva parte del giro dell’etichetta Southern Music che li mise sotto contratto. Fu proprio Balducci a inventarsi la storia dei Pelati: propose al quintetto di tagliarsi i capelli a zero, indossare delle divise sobrie e coordinate fatte su misura e affrontare la scena con un look che al tempo era veramente fuori da ogni logica e totalmente controcorrente. Non deve essere stato facile convincere i cinque ad abbandonare le loro chiome in tempi in cui tutti si riconoscevano nei capelli lunghi, soprattutto in ambito musicale. Fatto sta che la proposta venne accolta e inizia così la folle storia dei Pelati che ebbe immediatamente un forte riscontro mediatico: una cosa così folle e inaspettata non passò inosservata. Si cominciò a parlare di loro sulle riviste specializzate, sui quotidiani e anche la TV si accorse di loro fornendo un contributo significativo al loro successo grazie alla partecipazione a trasmissioni molto seguite come Tigre contro Tigre con Gino Bramieri e Marisa del Frate e La fiera dei sogni con Mike Bongiorno. Ebbero al tempo anche dei passaggi alla Televisione Svizzera e finirono anche in un musicarello diretto da José Luis Merino.
Il successo arrivò subito anche grazie ad alcuni brani che suscitarono un certo interesse: il loro primo 45 giri fu prodotto dall’etichetta S-Giovane e comprendeva Pepe e Miele, una cover di I Don’t Love You No More degli Hotrods, e sul retro Brunedda che osava persino scomodare la tradizione sarda riproposta in chiave beat e il gallurese come lingua. La prima versione del 45 giri comprendeva anche un poster con l’immagine dei cinque pelati sorridenti e sicuri di sé, pronti a conquistare il mondo. Esiste anche un’altra versione di questo singolo con una copertina più spartana pensata per l’allora florido segmento dei juke-box. Brunedda fu scritta da Paolo Careddu e Marino De Rosas, ma non essendo iscritti alla SIAE sul disco i crediti vengono attribuiti a Renato Martini e Dante Specchia. Non fu un successo di vendite clamoroso, ma ebbe il merito di aprire al quintetto le porte dello show biz italiano con passaggi radiofonici, musicarelli, apparizioni televisive e una lunga serie di concerti per tutta la penisola in compagnia de I Nomadi nella tournée di Adamo che aveva come maestro di cerimonie Pippo Baudo già abbastanza famoso. Non poco per cinque giovanotti catapultati dalla lontana Sardegna verso le luci del grande spettacolo della musica italiana. Sul finire del 1966 i cinque tornano in studio sempre grazie alla S-Giovane che immise sul mercato un nuovo 45 giri: Come I Ragazzi Di Via Paal sul lato A e Oh, Giorgio sul retro, ancora una volta a firma Martini, Specchia per le solite questioni di SIAE. Il disco non ebbe i riscontri sperati e forse anche questa fu una delle avvisaglie dell’imminente crisi del progetto. Inoltre dopo alcuni mesi senza capelli cominciò a riaffiorare nella testa dei cinque una leggera peluria che andava in contrasto con il contratto discografico che imponeva quel look senza nessuna deroga. L’idea di rinunciare per sempre al pettine non era così allettante e a fine 1966 I Pelati smisero di esistere. Rimasero sempre a Milano ma furono costretti a cambiare casa discografica e ragione sociale: trovarono la RI.FI Records, un nuovo contratto e si fecero chiamare I Colours con all’attivo qualche singolo e una vita molto breve. Questa nuova identità comportò anche qualche aggiustamento nell’organico: Franco Scorza al posto di Franco Terzitta e Marco Menna che prese il posto di Giorgio Asara. A seguito di alcuni contrasti con la casa discografica I Colours mutarono in Colors e poco tempo dopo anche Marino De Rosas lasciò il gruppo per dedicarsi ai suoi progetti solisti e una carriera che ben conosciamo.
Per I Pelati furono dieci mesi di gloria, un successo improvviso e inaspettato e tante soddisfazioni come quella di essere nominati miglior complesso d’Europa a seguito della partecipazione all’European Song Festival a Cortina d’Ampezzo di cui rimane una interessante testimonianza video.
Nello stesso periodo, a Salsomaggiore Terme, gli fu assegnato, con pieno merito, l’Oscar dell’anticonformismo a conferma di un progetto che all’epoca era veramente in controtendenza.
La discografia del gruppo comprende solo i due 45 giri menzionati ma nel 1967 in Spagna venne pubblicato un EP dalla label Belter con i quattro brani incisi in precedenza e negli anni a venire i singoli de I Pelati sono stati inseriti in diverse compilation in memoria del primo beat (Special Service Record del 1966, Infernal World Vol 2 del 1994, Come I Ragazzi Di Via Paal del 1994, Magic Bitpop Vol. 6 del 1997, Gli Antisociali del 2004, e chissà quante altre…).
Molto interessante per la presenza di rari filmati d’epoca la scheda video realizzata da Alessio Del Freo che nel suo Vlog riassume la storia del complesso.
Chiudiamo con una citazione tratta dal sito della Radiotelevisione svizzera che ben sintetizza l’importanza di questa seminale esperienza: “Prima che la sottocultura skinhead, il punk hardcore, l’hip hop lo trasformassero in un taglio di tendenza per la gioventù del mondo sotterraneo; prima che ci pensassero i Rockets (in versione cromata), ecco, prima di tutto questo c’erano loro, I Pelati”.


