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EIC Eden Inverted Collective
Atlantidei
(feat. Zoe Pia)
26 Maggio 2026

Tanti di noi – da ragazzini apatici o sghignazzanti fra le mura di un noioso liceo – alle prime ore di filosofia in classe si sono chiesti: ma a che mi serve ‘sta menata? Talete e l’idratazione, Parmenide che è-ciò-che-è-ma-ciò-che-non-è-non-è, o ancor peggio, Socrate che vaga per Atene a molestare i poveri concittadini: pure voi, seduti sullo scranno dell’assemblea, l’avreste condannato a morte. Poi però, la polvere si dirada, ed ecco sbucare Platone e i suoi voli in sella a carri alati: forse nessuno l’avrà mai capito, ma di sicuro c’è che amava asfaltare in lunghi dialoghi i suoi coevi. E due dei suoi malcapitati prediletti erano Crizia e Timeo, ai quali il nostro eroe – accidenti a lui – affida roboanti cronache della civiltà perduta di Atlantide, in opere a loro intitolate.
Come a dire, se vanno scritte minchiate sia chiaro che se le accollano loro due.

Inutile però proseguire come novelli Roberto Giacobbo per parlare del già noto, così come deleterio sarebbe, per la pazienza dei lettori, snocciolare quanto certa pseudo-archeologia isolana abbia voluto proporre collage tra età nuragica, popoli del mare e mito atlantideo. Ma, se si accetta l’intrigante associazione senza ulteriori presunzioni tuttologiche, l’idea che quest’Isola fosse la culla di un mondo arcano e arcaico può ritrovare un senso diverso, e ispirare rotte verso lidi nuovi, magari non infestati da matti col cappellino fatto di stagnola. Ed è questa la direzione verso cui veleggia l’imbarcazione – in pieno stile shèrden, ovviamente – del quintetto Eden Inverted Collective o EIC, guidato da Zoe Pia (che firma le sezioni di clarinetto, launeddas e live electronics) e animato dai giovani percussionisti Nicola Ciccarelli, Carlo Alberto Chittolina, Paolo Nocentini e Mattia Pia, fratello della bandleader. Dopo un estratto d’inizio febbraio, l’esordio Atlantidei è finalmente tra noi.

Registrato nell’agosto 2025 allo studio veronese Sotto il Mare e chiuso il seguente dicembre a New York, sotto la guida del pluripremiato sound engineer Marc Urselli, l’album nasce dalla seminale ispirazione della mostra Post-Eden degli artisti Luca Zarattini e Denis Riva, che hanno anche firmato la copertina con rifinitura grafica a cura di Giorgio Finamore. Partendo dai temi legati al rapporto fra uomo e natura, al futuro vicino e ai nuovi mondi che l’abiteranno, come al convivere di millenarie concezioni e martellanti avanguardie in sorprendenti equilibri, Atlantidei nasce pure dalla circumnavigazione dei maestosi faraglioni disseminati lungo la riva sulcitana, unendo le suggestioni del paesaggio reale a quelle frutto dell’immaginazione.

Presentato in anteprima allo scorso Torino Jazz Festival, il disco rivela ora tutta la sua soffice e naturalistica ariosità, che pare quasi quella di una brezza al crepuscolo sul Tirreno – negli sparsi giorni non funestati dal Maestrale – di rado spezzata da bruschi agenti atmosferici nelle numerose tappe di un viaggio liminale, fra classica contemporanea, minimal jazz e ombre di musiche tradizionali delle terre d’approdo. E non a caso ognuna delle tracce, dal pacifismo iroquois di America alla sofisticata stratificazione di Oceanus e Hispania fino ai quasi-concretismi di Atlantis Nesos e le atmosfere oniriche di Atlanticus e Africa, prende il nome dalla mappa seicentesca di Atlantide a opera di Athanasius Kircher, rendendo vive lande da lui soltanto sognate. 
Come ha scritto il musicologo Stefano Zenni nelle note di copertina ad Atlantidei, il cammino intrapreso da Pia e dalla sua ciurma è tutto rivolto a un tempo che è tanto storico quanto immaginario, e a uno spazio sia geografico che sonoro, con la civiltà del mito che s’incarna una volta per tutte nel mito della musica. Una distante utopia che torna a esserci vicina oggi più che mai perché, nelle parole dell’americano Lyon Sprague de Camp, «risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e  di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici».