È tutta scena - Vanni Spanu - Messaggerie Sarde - Sassari - intervista - Federico Murzi - 2021 - Sa Scena - 24 settembre 2021

È tutta scena – Intervista a Vanni Spanu

Federico Murzi È tutta scena, Interviste

Per il nuovo appuntamento del nostro ciclo di interviste “È tutta scena”, Federico Murzi ha fatto una chiacchierata con Vanni Spanu, storico commerciante di dischi delle Messaggerie Sarde a Sassari. Ne è venuto fuori un quadro globale su vinile, streaming e importanza dei presidi culturali per la diffusione della musica.

Ciao Vanni. Dunque, se non erro tu sei un venditore di dischi dalla fine degli anni ’80.

Sono qua dal gennaio 1990. Qualche disco tra le mani mi è passato (ride, ndr).

In questi questi 31 anni come è cambiata la clientela?

Prima eravamo al secondo piano e l’impatto era diverso: il cliente si sentiva coccolato dal tipo di ambiente. E il pubblico entrava apposta perché sapeva di trovare un certo tipo di articoli (classica, jazz…). Noi abbiamo continuato a coltivare quella clientela. Stare al secondo piano ci ha differenziato per il tipo di catalogo: i negozi sulla strada puntavano a vendere il prodotto che veniva reclamizzato per radio. Il collega di via Cavour sparava la hit e la gente la sentiva. Da me la diffusione era sempre molto soft. Tutto questo è cambiato, un po’ perché è venuto meno il pubblico che ascoltava quel genere di roba, un po’ perché i tempi cambiavano: l’avvento del cd ha dato un taglio netto da un tipo di pubblico all’altro. Era il 1990, il cd era nato da poco e per 10-15 anni lo abbiamo portato avanti parallelamente al vinile. Poi il cd ha preso il sopravvento per una serie di motivi: veniva ritenuto più pratico, era più maneggevole… Alcuni clienti ci sono rimasti fedeli, altri si sono allontanati perché la vedevano come un’imposizione. C’è stato un momento, quando il cd è entrato prepotentemente, in cui il vinile è scomparso pur continuando a mantenersi vivo come una fiammella: era una produzione dedicata agli ascoltatori disposti a spendere qualcosa in più. 

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Messaggerie Sarde

Quindi l’arrivo del cd ha fatto da spartiacque. 

Sicuramente ha portato nuovi clienti, ma ce ne ha fatti perdere altrettanti. L’arrivo del cd ha diviso il pubblico, e a questo si è aggiunta la scelta scellerata di pubblicarne diverse tipologie. Si era anche limitati dal fatto di doverli ascoltare su apparecchi specifici. Questa è stata un’ulteriore mazzata anche per le case discografiche. Avevano tirato fuori tutta una serie di supporti che sono nati e morti nell’arco di pochissimo tempo, disorientando sempre di più gli ascoltatori. Molti sono rimasti fedeli al cd e hanno continuato su quella linea. Per fortuna, perché ci ha consentito di rimanere in piedi. Poi dal piano di sopra ci siamo integrati nella libreria perché lo spazio espositivo era diventato troppo grande per la rotazione del prodotto: di conseguenza ci siamo ridotti un po’, preferendo rimanere in piedi invece di farci male tenendo assortimenti che Sassari non assorbiva.

Parliamo degli anni…?

Fine 90/primi 2000, perché poi è tornato il vinile. Per quanto ci riguarda, non lo abbiamo mai mollato. È ovvio che quasi non lo si vedeva, forse c’erano 10 copie dei titoli usciti a fronte di una produzione annuale molto più ampia. Poca cosa. Secondo me una spinta importante l’ha data il record store day: una manifestazione nata per celebrare i negozi indipendenti di musica. Le case discografiche in questa occasione pubblicano edizioni speciali di pubblicazioni one shot: cose destinate agli amanti della nicchia (live inediti, formati particolari eccetera). Penso che questo abbia fatto tornare molti appassionati. E anche le case discografiche si sono ritrovate motivate a pubblicare il vinile, che ormai tiene in piedi il negozio di dischi.

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credits: Messaggerie Sarde

Parlando appunto del vinile e del fatto che tiene in piedi la vendita del fisico: quest’anno c’è stato il caso di Ira di IOSONOUNCANE. Prima di tutto c’è stata una polverizzazione delle vendite, ora non ricordo quale fosse la tiratura…

Mi pare 5000 copie. Non poche per un prodotto così. Secondo me ha funzionato molto il passaparola degli appassionati. Penso anche a chi ha avuto la possibilità di vederlo dal vivo.

Mi hanno detto che è stato un live devastante

Sì, ho sentito.

Quindi, dicevamo: ha polverizzato la prima tiratura…

Anche la seconda.

Ah, anche la seconda. E si è piazzato primo nella classifica FIMI della settimana in cui è uscito. Un disco non paradigmatico della nostra produzione mainstream…

Esatto. Innanzitutto è un triplo. E non è un disco che ascolti “così”. Senza la giusta predisposizione può anche avere un effetto negativo.

Sono d’accordo. E si piazza al primo posto nella classifica FIMI dei vinili. Tu come vedi la cosa? Nel senso: ci potrebbe essere in questo caso specifico una sorta di legame più al feticcio del vinile che non al prodotto musicale? O è il segnale di qualcosa?

Secondo me il prodotto musicale è il valore aggiunto al fatto che sia pubblicato in vinile. Se fosse uscito solo in cd avrebbe avuto lo stesso riscontro di pubblico. Per quanto riguarda la stampa su vinile: sappiamo che ormai le case discografiche fanno delle tirature limitate, quindi o lo si becca subito o si rischia di non trovarlo. Ed è successo che il giorno dopo che questo disco era esaurito presso il nostro punto vendita fosse venduto sui vari canali online a prezzi… (disappunto, ndr).

Il doppio?

Altro che il doppio, ho visto edizioni a 1.000 € su Discogs. 

Mille euro?!

Mi veniva da ridere: ma chi ha fatto questo prezzo che criterio ha usato? Ti potrei dire che lo ha sparato a cazzo. Perché ci sono persone che vendono online e comunque, anche quando si tratta di dischi fuori catalogo, stanno sempre in un range ragionevole. È ovvio che se il prodotto non c’è più e tu lo vuoi, me lo paghi quanto dico io. Ma deve essere una cosa ragionevole. 

Comunque penso che il valore di IRA sia indubbio. Non è il mio genere, ma quando ho fatto l’ascolto (si riferisce al Club del Disco fatto su IRA, ndr) ero immerso in un mondo. Perché quel disco è un mondo: viaggi con la mente, vai oltre quello che è la composizione, hai delle sonorità, delle sfumature, percepisci dei profumi. Sicuramente il fatto che sia stato stampato in vinile è un valore aggiunto perché dà risalto all’opera. Sul fatto che ne abbiano fatto poche migliaia di copie, ripeto: sono pochi che riescono a vendere un triplo vinile come IRA

Quindi va oltre il feticcio?

Sì, assolutamente.

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credits: Messaggerie Sarde

L’immagine del vinile torna spesso nel dibattito “streaming versus fisico”. Leggevo sull’ultimo numero di Rumore  un articolo di Giovanna Girardi. Si evidenzia che quest’anno il mercato globale della musica registrata è cresciuto del 7,4% globale, e nel 2020 in Italia gli abbonamenti alle piattaforme di streaming sono aumentate del 33%. Questo varrebbe più dell’80% del mercato discografico. Visti questi dati e facendo due conti qual è la tua visione da venditore di dischi e da grande fruitore di musica?

Penso che il 2020 sia una cosa da esaminare a sé. È successo il puttanaio che conosciamo: non potevamo uscire, ci era vietato tutto e la musica era una delle poche cose che ci aiutava. Perché c’era la praticità di ascoltarla spaparanzato sul divano oppure facendo la pasta frolla per l’ennesima crostata (ride, ndr). Però sai cos’è successo? Quando hanno riaperto i negozi eravamo letteralmente presi d’assalto per l’acquisto di vinili. 

Ecco il punto.

Penso di poterlo dire: secondo me, quando ti fai un regalo ti stai volendo bene. E soprattutto in quel momento, in cui si pensava: “Ma cosa cazzo sta succedendo? Non posso uscire, non posso fare questo, non posso fare quello”, era naturale. Quindi quell’incremento ci sta. Ma sono sicuro che una buona parte di quel 30% quando ha potuto si è comprata un vinile.  Innanzitutto perché è un bell’oggetto, ti dà il senso di appartenenza. Ce l’hai tra le mani, lo togli dal cellophane, leggi le note di copertina… sono quelle cose che ti fanno sentire la musica visibile, al contrario di Spotify. Che io non demonizzo, attenzione: ce l’ho, ho ceduto da poco. Anche quello serve per fare avvicinare la gente alla musica. Poi ognuno può scegliere se acquistare il fisico o meno. C’è da dire che il mondo è cambiato e si ha la possibilità di usufruire della musica in modi diversi: poiché è una di quelle cose che si possono avere gratis (ride, ndr), ha un costo ma la si prende gratis…

Ha un costo ma può non avere un prezzo!

Esatto! Alla fine è così. Tornando all’LP: ti dà proprio il piacere di possedere l’oggetto e di averlo tuo. Ripeto: sarà un po’ da feticisti, ma il mondo del vinile è così. Tra l’altro vedo molti giovani, diciamo dai 18 anni, che entrano con il player digitale ascoltando il brano trap del momento, poi alla vista del vinile sgranano gli occhi e dicono: “No! Gli Lp! Ma questi io ce li ho a casa…” Parte questa scintilla che li rimanda a un qualcosa che hanno visto e che però è passato loro inosservato. Magari dalla nonna c’era il Rack anni Settanta e credevano fosse un mobile. In realtà era il giradischi con l’impianto stereo e i dischi che hanno guardato una volta ma…

… gli son passati sotto il naso.

Poi però nel rivederli dicono “Ma questo a casa di mio zio c’è!”. Soprattutto i 10 dischi più importanti, quelli che sono entrati a casa di ognuno di noi, rievocano quei ricordi. Poi magari qualcuno si avvicina timidamente a chiedere informazioni: come mettere a posto il giradischi, recuperare i pezzi…

Un pubblico relativamente giovane…

Molto giovane. Magari all’interno del loro gruppo c’è qualcuno che ha comprato un giradischi, torna e compra un vinile, e sono sempre quei 10 dischi storici: Thriller, The Dark Side of the Moon… Per fortuna c’è un ricambio generazionale.

Hai indirettamente risposto alla mia prossima domanda: per quello che hai potuto vedere che cosa ha cambiato la pandemia – mi riferisco al primissimo periodo, la primavera del 2020 – negli ascoltatori e nella produzione musicale?

Non ho visto molti cambiamenti nelle produzioni se non forse un rallentamento. Oltretutto la primavera non era periodo di grandi uscite a parte Sanremo. 

Parlando invece di chi invece la musica la fa: a detta di molti, la scena musicale di Sassari è molto prolifica. Secondo te a che cosa è dovuto?

Forse perché si è seminato bene. Negli anni 70/80 siamo arrivati ad avere moltissimi negozi di musica per un bacino d’utenza come Sassari. Credo che il top sia stato negli anni Novanta (11 negozi). Questo ha favorito la diffusione della cultura musicale a Sassari in un modo pazzesco: chi oggi fa musica, che in quegli anni aveva 10/15 anni e adesso ne ha 40, ha assorbito la musica anche condividendola con gli amici. Quindi la diffusione della musica a Sassari ha avuto un’enorme portata in termini di punti vendita. Forse a Olbia o a Tempio c’era qualche negozio, ma non sono a conoscenza di realtà in altri “paeselli”.

Chiaro, certo che se poi prendi Cagliari…

Beh, Cagliari è una realtà a sé. Indubbiamente il livello di cultura e di diffusione della musica qui è altissimo, soprattutto per la varietà di gruppi. Penso che sia dovuto anche al numero di locali che davano la possibilità di suonare. 

Cioè al fatto che ci fossero dei presidi culturali musicali?

Sì, potrebbe essere uno dei tanti motivi. Non me ne vengono in mente altri, possono avere influito tante componenti. Però abbiamo avuto e abbiamo ancora delle realtà di notevole importanza che reggono il confronto a livello nazionale.

Sono d’accordissimo.

Poi ci sono band più piccole che forse sono riuscite ad avere una carriera concertistica fuori dalla Sardegna perché, logisticamente parlando, una band di 5/6 persone è più onerosa da spostare al contrario di un Francesco Piu che ti può reggere un concerto da solo.

E i musicisti di Sassari fanno parte della tua clientela? Vengono qua, si riforniscono? Sono curiosi?

Ni. Non più di tanto, e quei pochi che vengono hanno le idee chiare.

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Vanni Spanu con disco – credits Messaggerie Sarde

Va bene. Torniamo al concetto di presidio culturale. Qui vengono promossi degli eventi, uno su tutti, visto che parliamo di musica e l’abbiamo citato anche prima, Il Club del disco di Luigi Frassetto per la presentazione di IRA…

Ne abbiamo fatto molte altre. Anche esibizioni dal vivo, quando si poteva fare. Abbiamo presentato i Train to Roots, Cabras…

E pensi che questo possa aiutare in qualche modo la crescita culturale in senso lato di Sassari? 

Indubbiamente. Queste iniziative, dal reading di un libro all’esibizione di un gruppo, è diffusione di cultura. E infatti quando si potevano fare erano molto seguite. 

E secondo te una cosa come il club del disco potrebbe spingere chi partecipa ad avere un ascolto più consapevole? Meno da “playlist”?

Ovviamente. Se sei seduto e stai ascoltando, non sei attaccato al tuo player né distratto da ciò che ci gira intorno. Stai ascoltando chi ti ha ospitato, l’autore del disco o il gruppo, e presti attenzione. Stai concentrato su quello che l’artista ha da dirti. Perché ti sta spiegando come è nato il disco, il senso di quella canzone, cosa significa il testo, in quale contesto è nata, in funzione di cosa è stato fatto l’arrangiamento…

E potrebbe lasciare qualcosa in chi partecipa? Cioè: uno viene qua, guarda l’evento e tornando a casa dice: “Magari provo, anche utilizzando Spotify, ad ascoltare un disco dall’inizio alla fine perché chi lo ha composto pensava che le tracce dovessero essere ascoltate in quell’ordine?”

Sicuramente. Il fatto che tu sia lì ad ascoltare con davanti a te qualcuno che ti parla… c’è l’ascolto del disco ma anche la visione di quello che ti sta spiegando l’autore.

Ti faccio un’ultima domanda: c’è qualche progetto che avresti voluto o vorresti fare con le Messaggerie Sarde e che per qualche motivo ancora non sei riuscito a realizzare?

Quello che poi è stato fatto da Luigi Frassetto: organizzare degli incontri con un vinile da ascoltare tutti insieme, qualcosa scelto da chiunque volesse portare un disco. Una chiacchierata informale. Stava anche nascendo, poi per una serie di cose non si è potuto fare. Era difficile da gestire. Però  l’idea c’era: una bottiglia di vino tra amici, mettere un disco e ascoltarlo in silenzio mentre chi ha portato il disco spiega la sua scelta.