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Bebo Ferra & Salvatore Maiore
Heritage
25 Settembre 2026

Bebo Ferra e Salvatore Maiore scrivono ed eseguono le musiche di Heritage, il loro album pubblicato per S’ard Music. Un felice sodalizio che ha indotto i due musicisti a produrre musiche per violoncello e chitarre, utili a dimostrarci ancora una volta quanto la musica sia pura forma e non abbia, in quanto schietta bellezza, alcuno scopo. Il patrimonio di cui parliamo, l’Heritage in questione, è un disco completamente strumentale, composto da tredici tracce e realizzato da dieci corde: quattro di un violoncello e sei di una chitarra, per un totale di dieci funicelle o spaghi vibranti di nylon o budello. Chiariamoci: il numero delle corde in gioco potrebbe anche non essere pari a dieci, poiché le chitarre utilizzate in questo disco potrebbero non avere tutte lo stesso numero di corde; ma cambiando l’ordine — e in questo caso l’entità — degli addendi, il risultato non cambia affatto.

Il disco, pubblicato lo scorso 28 agosto dall’etichetta indipendente S’ard Music, offre come cifra stilistica la bellezza e la semplicità della forma, la bellezza del suono dei due strumenti e la facilità espressiva: elementi che conferiscono alla musica eseguita la sua innata e naturale autosufficienza. Potremmo dire “basta fare le cose bene”, certo, ma bisogna trovare chi ha il buon gusto di saperle realizzare e mettere insieme.

L’ascolto si apre con il brano manifesto del disco: Heritage è il nome della prima traccia e con essa i due musicisti intendono — sommessamente e senza disturbare — aprire il sipario sulle loro musiche, introdurre l’ascoltatore in una stanza accogliente, illuminata da una luce calda, e fargli strada per presentare gli astanti. La mise-en-scène è degna di un cinema povero, fatto di pochi mezzi e pochi ambienti, forse uno solo adattato sulla base degli attori presenti; una camera car si muove in avanti e si fa spazio tra un gruppo di persone che guardano con un moderato sorriso d’accoglienza, il tutto in un breve piano sequenza, quasi teatrale, fino a stringersi e soffermarsi sui due musicisti presenti che eseguono le loro musiche.

Raccolte le giuste coordinate per ambientarsi e orientarsi, ai musicisti è ora possibile divagare, spaziare e ritornare, senza che nessuno si senta scosso o, tantomeno, offeso. Come accade, ad esempio, già dal secondo brano, Turriga, nel quale il tema viene dapprima presentato ed esposto, poi ripreso e accennato vagamente all’interno di un ricco contesto improvvisativo nel quale i due strumenti si alternano con vivace slancio, scambiandosi ruoli, maschere e figure. Il disco scorre con piacevolissimo andare, fatto di forme, slancio melodico e sintonia strumentale. Il continuo fiorire di melodie in purezza finisce per far traboccare con rigoglioso furore “fatti e misfatti” estemporanei che ci si chiede come possano funzionare così bene con soli due strumenti.

Il lirismo delle linee melodiche, le improvvisazioni ben contestualizzate, il suono dolce e accorato sono accorgimenti compositivi ed esecutivi che evidentemente Bebo Ferra e Salvatore Maiore governano da tempo con nobile maestria, offrendo all’ascoltatore contenuti locali ma anche, per le vie del mare, echi di suoni lontani — orientali in alcuni casi, in altri sudamericani — dove la chitarra si pronuncia violão e la musica si fa gioia e tristezza nella stessa battuta. Le idee espresse dai compositori/esecutori sono anzitutto e soprattutto musicali, rappresentano in toto un’arte del tutto formale e non hanno l’intento apparente di suscitare alcun messaggio o morale particolare, ma «solo» di fornire occasione per il godimento del bello.