Sa Scena


Allee der Kosmonauten
Goodbyes
Interrogata sul futuro della musica, la mai abbastanza compianta Sophie rispose che il suono sintetizzato era l’unica via e che presto tutti i musicisti l’avrebbero adottato, abbandonando una volta per tutte l’analogico degli strumenti veri, come li chiamano i rockettari imbalsamati. Ma passato e futuro, pur semanticamente agli opposti, altro non sono che parte di un unico flusso scandito da ciclici abbandoni e ritorni.
Forse questa frase è la miglior chiave descrittiva delle coraggiose composizioni degli Allee der Kosmonauten, duo originario dell’Isola ma in stretto contatto con la scena berlinese, composto da Massimiliano Achenza e Stefano Idili. Entrambi veterani della new wave sarda in band come Autosuggestion e Morphia, pubblicano il primo lavoro collaborativo nel 2021, distinguendosi per un approccio opposto a quello che Sophie teorizzava: anziché sintetizzare i suoni analogici, partono dalle composizioni con “macchine” per riprodurle poi in un fitto bosco sonoro di bassi, chitarre e tastiere.
E sempre in questa scia s’inserisce Goodbyes, secondo EP del progetto pubblicato lo scorso 7 luglio tramite la loro personale etichetta AdK Records. Che a differenza dei precedenti progetti, assume però sfumature meno astratte e riporta l’elettronica a una dimensione analogica e assai più retrò di quella che la gioventù vapor ricerca: i tribalismi da rituale no wave nell’apertura Sull’orlo della tue labbra, scanditi dall’ipnotico sassofono di Meike Goosmann, introducono atmosfere dissonanti familiari per gli ascoltatori degli Allee. Le quali però si dissipano, quasi come nebbia, in The Ship Has Gone Away, dove il ricordo di un amico scomparso è evocato con lenti ritmi tropicália e melodie sophisti-pop. Una sintesi di suoni e sprazzi da più angoli del tempo ed epoche del mondo, che si scontrano con il futuribile presente dei nostri giorni in Who Controls You? A Conversation With The AI: tra elementi orchestrali e percussioni sincopate à la Röyksopp, umano e robot dialogano in glaciale intimità. Chiudono malinconicamente il viaggio le tinte “badalamentiane” di Night Blooming Jasmine, non a caso dedicata al (anch’egli) mai abbastanza compianto David Lynch.
Mixato e masterizzato presso i berlinesi Planet Earth Studios e con il supporto tecnico e artistico di Steve Schleichmann, l’EP sopraggiunge a due anni dall’ultimo lavoro multitraccia e incarna finora il più ricco esempio della versatilità del duo. Nello sfoggio – mai fine a sé stesso – della profonda conoscenza di stilemi e sottoculture, gli Allee portano al tavolo dell’attuale era post-genere la propria visione del dialogo fra sonorità lontanissime, ribadendo l’innegabile circolarità che lega il digitale, l’analogico e le generazioni musiculturali più e meno giovani ritrovatesi nel mezzo. Goodbyes, che più che come addii sembrano tradursi in “arrivederci, e ci rivedremo”.