Credits Daniele Lai Photo & Video
Ulassai Utopia, il report
1 Ottobre 2023

Il senso comune occidentale disdegna l’utopia. La sfera sociale è vista come una realtà oggettiva alla quale adattarsi. Se è vero che una sana dose di realismo è necessaria affinché le azioni abbiano un effetto concreto, è anche vero che senza il presentimento di un mondo migliore, senza il marxiano “sogno di una cosa”, non è possibile alcuna emancipazione. Risiede qui, forse, il senso del festival di musica psych-rock ideato da Mauro Aresu e Arréxini Eventi SRD, svoltosi per la prima volta l’1 e il 2 settembre 2023, di cui Sa Scena, assieme a Oreri  e Radio furgoncino, è orgogliosamente media partner.

Ulassai Utopia svela già nel titolo il proprio programma: mostrare le enormi quanto inespresse potenzialità di territori spesso costretti a svilupparsi apparentemente ai margini della società. Ulassai, un comune di poco meno di 1500 anime, è un borgo situato al centro dell’ogliastra, in provincia di Nuoro. Incastonato tra imponenti tacchi di roccia calcarea e circondato da foreste sempreverdi, rappresenta un’attrazione per un’umanità diversa rispetto a quella che invade le spiagge d’estate: un mondo di scalatori, escursionisti e appassionati di musica. Le strutture ricettive del paese, come il camping Theleme, sembrano essere il luogo ideale per sviluppare una socialità aperta e un modo diverso di stare al mondo. Pur tra le imponenti contraddizioni di una Sardegna in perenne crisi, l’evento ha mostrato che uno sviluppo diverso è possibile.

Vista dal Camping Theleme a Ulassai - Credits Silvia Serra
Vista dal Camping Theleme a Ulassai – Credits Silvia Serra

Dopo la serata introduttiva del 31 agosto, svoltasi non a caso tra il Nannai Climbing Home e il campeggio Theleme, dove si sono esibiti rispettivamente Mr Figu Morisca (aka Mauro Aresu) e WhiteFang, è cominciata la prima serata ufficiale del festival. Da piazza Barigau, a partire dalle 18:30, a ogni ora era disponibile un autobus che portava nella spettacolare località Santa Barbara a qualche chilometro dal centro abitato, il sito dei concerti. Immersi nella foresta, si veniva accolti da diversi stand dove era possibile, tra le altre cose, dissetarsi grazie alle birre Pozzo del birrificio 4Mori di Guspini e sfamarsi grazie ai panini conditi con prodotti tipici locali gestito da ragazzi ulassesi. La scaletta si è rivelata essere ben studiata. A dare avvio alle danze è stato Joshburger, giovane e talentuoso musicista cagliaritano prodotto dall’altrettanto giovane e lungimirante etichetta discografica Atlantide. Se l’inizio è stato all’insegna dell’irruenza creativa, che ha confermato l’intuizione degli organizzatori sulle potenzialità sociali e politiche degli eventi musicali, il prosieguo ha mostrato il carattere rigido e stagnante della realtà attuale. 

Joshburger. Credits Daniele Lai Photo&Video
Joshburger. Credits Daniele Lai Photo&Video

L’esibizione dei Black Capricorn, secondi in scaletta, è stata disturbata da un episodio tanto spiacevole quanto significativo.  Le forze dell’ordine, accorse numerose per garantire la sicurezza nel contesto pericolosamente sovversivo di Ulassai Utopia, hanno colto in flagranza (ma anche fragranza qui ci starebbe bene) di reato due ragazzi che pericolosamente si stavano godendo il concerto di fronte al palco. L’eccesso di zelo è talvolta il sintomo di una situazione di crisi, in cui, come ben sapeva Antonio Gramsci, le ideologie tradizionali non fanno più presa sulle masse subalterne. Come già ben sapevano i latini, l’applicazione del diritto alla lettera conduce alle più intollerabili ingiustizie e in questo caso è, come si usa dire, peggio la pezza del buco. 

Fortunatamente la serata è andata avanti come previsto. Anche grazie all’esuberanza degli Used to be Apes, che con il loro psych-rock hanno fatto ballare e divertire la folla. La quale, poi, ha definitivamente superato l’episodio grazie alla notevole performance dei Gairo. La formazione post-rock sarda è riuscita a catturare l’attenzione del pubblico grazie a una maniacale cura delle sonorità e dell’utilizzo delle voci, arricchite dall’adesione alla band della chitarrista Aurora Atzeni, che ha cantato coadiuvata dal bassista Luca Cabboi.

I Gairo. Credits Daniele Lai Photo&Video
I Gairo. Credits Daniele Lai Photo&Video

Nonostante tutto, la voglia di divertirsi e socializzare non è venuta meno. Dopo un pit stop al bar, la platea si è lentamente ripopolata. Gli Andiperla, con le loro sonorità jazz condite da elettronica e post-rock e grazie al loro posizionamento laterale rispetto al main stage, hanno costruito un ambiente accogliente e disteso.

Gli Andiperla. Credits Daniele Lai Photo&Video
Gli Andiperla. Credits Daniele Lai Photo&Video

La peculiarità di Ulassai Utopia risiede certamente nell’aver saputo attrarre gruppi di persone aperte e inclusive, ma anche nell’aver saputo coinvolgere la scena doom e psych-rock sarda. Mostrandone così la capacità di mescolarsi, reinventarsi e soprattutto di essere appassionata. Lo hanno mostrato i Lera, prima band a esibirsi nella serata finale della manifestazione, che è composta da diversi musicisti esuli di due band attualmente inattive come i Thank U For Smoking e i Charun. Si sta parlando del chitarrista Valerio Marras (Sarram), che ha militato in entrambe le formazioni, della chitarrista Aurora Atzeni (che fa parte anche dei Gairo), del bassista Nicola Olla e del batterista Daniele Moi, che ha fatto parte dei Charun, e che suona assieme agli Haywire Desire e ai Desert Hype, i quali si sono esibiti subito dopo, seguiti dai Loose Sutures. Degna di nota, poi, l’esibizione di Sarram, che ha saputo tenere desta l’attenzione di un pubblico probabilmente non incline alla sua ricerca sonora, facendolo appassionare al dialogo complesso tra umano e tecnica.

Sarram, Credits Daniele Lai Photo&Video
Sarram, Credits Daniele Lai Photo&Video

L’utopia, insomma, è un concetto complesso e multidimensionale, che conduce all’immaginazione di una città ideale, giusta e bene ordinata, ma anche alla ricerca dell’autenticità, qualunque cosa essa significhi. Già Sarram ha dimostrato tramite la prassi musicale che l’umano può entrare in sintonia con la macchina, probabilmente perché con essa condivide più di quanto si è soliti ammettere. Ma, talvolta, le suggestioni svolgono una funzione positiva, assumono la compattezza granitica delle “forze materiali”. Ed è così che anche la ricerca dell’autenticità o della purezza dell’origine può svolgere un ruolo progressivo, fornendo la giusta energia per la trasformazione. I Tau & the Drones of Praise, band irlandese che ha chiuso Ulassai Utopia, con il loro folk psichedelico e a tratti mistico, hanno tentato di riprodurre e attualizzare i suoni della tradizione celtica irlandese. Hanno sostenuto che questi suoni potrebbero rivelare un antico legame che lega il popolo sardo a quello irlandese; e se si dovessero giudicare queste parole dalla risposta del pubblico, allora si dovrebbe convenire con esse. Un finale esplosivo, un po’ di sano pogo e un dj-set finale che, oltre a far ballare, ha anche dato la possibilità di conoscere personalmente gli artisti che si sono esibiti.

I Tau & the Drones of Praise, Credits  Daniele Lai Photo&Video
I Tau & the Drones of Praise, Credits  Daniele Lai Photo&Video

Ulassai Utopia, festival al suo esordio, ha enormi potenzialità. Certamente non è suo compito risollevare le sorti della Sardegna, ma iniziative come questa possono quantomeno (e non è poco) contribuire alla costruzione di un immaginario comune attraverso l’incontro, la socializzazione, la potenza simbolica della musica.