Time in Jazz 2023, la presentazione

Mauro PireddaNotizie

Non è stata una semplice conferenza stampa quella svoltasi stamane sul tiepido prato berchiddese de Sa Casara per annunciare l'edizione 2023 del Time in Jazz. La struttura, che un tempo produceva formaggio per il consumo interno e l'esportazione, oggi produce consapevolezza artistica unendo territorio e cultura senza farci capire (il che è un bene) cosa è il caglio e cosa è il latte di questo binomio.

Dicevamo, non è stata una semplice conferenza stampa.

L'appuntamento, che per la prima volta viene allestito nella patria di Pedru Casu e del Vermentino (dopo tante conferenze fatte fuori dall'isola), più che altro è stato un racconto con molti altri ingredienti. Come ad esempio l'acquavite che il padre di Paolo Fresu offriva ai presenti nelle prime edizioni settembrine del festival. «Quando erano in pochi a crederci», ha affermato il trombettista e direttore artistico ricordando sia quei giorni sia il padre che non c'è più. È stato un racconto di «connessioni», di «intrecci», di «innesti», sempre per citare le parole scandite e scaldate dalla mattinata facendosi mezzogiorno. 

Un diario di generi musicali e di generazioni che hanno occupato pacificamente il paese trasformando il festival in una «Woodstock sarda». Unu contu fattosi «connotu» e che si sviluppa naturalmente e dialetticamente nel concetto di “Futura”, parola che da' il titolo alla trentaseiesima edizione in programma dall'8 al 16 agosto a Berchidda e in altri quindici centri del nord Sardegna: Arzachena, Banari, Bortigiadas, Buddusò, Budoni, Cheremule, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Mores, Oschiri, Porto Rotondo, Puntaldia, San Teodoro, Tempio Pausania e Tula

Diversi i protagonisti anticipati stamane: Tullio De Piscopo, Malika Ayane, Eivind Aarset, Guano Padano, Farafina, Dhafer Youssef, Roberto Ottaviano, Gianni Cazzola, Savana Funk con Willie Peyote, Colle der Fomento con Kaos & Dj Craim e La Batteria e altri inseriti nel vasto programma. E non mancheranno le presentazioni di libri, i concerti del FestivalBar coinvolgendo gli esercenti del posto, le promozioni turistiche del territorio offerte nel pacchetto “Un'ora in più”, il progetto “Play it again” per ridare nuova vita agli strumenti musicali non più utilizzati e che, una volta rimessi a posto, saranno consegnati ai piccoli musicisti.

«Futura – afferma Paolo Fresu – è un progetto d'amore sognato con la complicità di un muro innalzato da due superpotenze che, nonostante tutto, non cancellano quel bisogno di emozione e di pathos nonché di condivisione che alimenta le nostre vite. Un bisogno che permea e attraversa le differenti generazioni alle quali vogliamo dedicare il tema di questa edizione, la numero trentasei, di . Lo facciamo utilizzando lo strumento che meglio conosciamo: la musica che, da sempre, è la portavoce delle istanze e dei bisogni giovanili nonché la voce narrante delle loro speranze. Futura è visione e coraggio. Quello del poter affrontare un presente complesso che mai avremmo immaginato di dover vivere e che va condiviso nel crossover generazionale e con quell'apertura che è del jazz in quanto musica meticcia e attuale».