Irene Loche - Francesca Marchi - intervista - Cagliari Blues Radio Station - Talkin' Blues - Simone Murru - 2020 - Sa Scena Sarda - 6 dicembre 2020

Talkin’ Blues – Intervista a Irene Loche

Cagliari Blues Radio Station interviste

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TALKIN’ BLUES – INTERVISTA

La blueslady oristanese si racconta ai microfoni di Cagliari Blues Radio Station per la rubrica Talkin’ Blues

Intervista di Simone Murru

Il caldo del pomeriggio la fa da padrone tra portali, architravi e balconi antichi del borgo, centinaia di radio alle finestre delle case sono sintonizzate sulle frequenze del blues e offrono un’atmosfera unica: questa è Nureci, Oristano. È il 15 Agosto 2019. Il paese con naturalezza e calma si appresta ad ospitare l’ultima serata del Mama Blues, un festival che da anni porta sul suo palco grandi artisti internazionali assieme ai talenti della Sardegna e tra questi l’oristanese Irene Loche, classe 1992. Con lei ho il piacere di bere un caffè e conversare di musica con le note in sottofondo degli eroi della “musica del diavolo” liberate dai transistors.

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Quando è avvenuto il tuo incontro con il blues?

E’ sempre stato vicino a me, inconsapevolmente. Sono cresciuta ascoltando musica soul e artisti come Ray Charles, Aretha Franklin, Percy Sledge e Otis Redding. Loro mi hanno condotto alla scoperta di questo genere che ho suonato per la prima volta sulle corde della mia chitarra all’età di 14 anni.

A chi ti sei ispirata quando hai iniziato a suonare?

Sono stata guidata anzitutto dagli ascolti dei miei genitori. In casa suonavano i dischi di Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, ma anche il country di Emmylou Harris, Linda Ronstadt, Crosby, Still, Nash & Young, Cat Stevens e qualche artista italiano, come Zucchero, Lucio Battisti, Baglioni, Mia Martini. Ho sempre letto i testi delle loro canzoni per capire meglio il significato delle parole: una delle lezioni importanti arrivate da mio padre, metodo che mi ha poi guidato nella composizione dei miei brani.

Quali sono i tuoi progetti attuali? Quanto si discostano dal blues?

Il progetto in cui oggi concentro la maggior parte delle energie è quello solista, nato nel 2016 anno in cui ho anche dato alle stampe il mio primo disco Garden of Lotus. In questo lavoro il blues ha continuato a incidere sui nuovi brani, ma sono stata influenzata più da soul, gospel,  folk, rock e americana (genere sviluppatosi negli anni ‘90, simile all’alternative country, ma più legato alla tradizione e al roots rock, NdR). I Sunsweet Blues Revenge dove canto e suono la chitarra, con Luca Canu al basso e Alessandro Cau “Sbiru” alla batteria, sono sempre in attività. Ci legano anni di amicizia, viaggi, prove e concerti. Non escludo una futura produzione di musica italiana, benché sia al momento solo un’idea. 

Come nascono quindi le tue canzoni?

Solitamente musica e testo nascono insieme e descrivono un periodo o un vissuto personale. La musica mi ha sempre aiutato a “fissare” le esperienze e i relativi insegnamenti.

Ci racconti del tuo legame con gli U.S.A. e il rapporto con la Magnatone? Quando nasce e come si sviluppa?

Il mio legame con gli Stati Uniti è nato sette anni fa in occasione della fiera mondiale NAMM Show ad Anaheim dove ho conosciuto gli amplificatori della Magnatone di cui mi sono innamorata. Ci sono tornata nel 2015 e, mentre provavo entusiasta un loro amplificatore, si presentò Ted Kornblum, CEO della Magnatone, che colpito dal suono, mi propose di utilizzare la loro strumentazione. Da allora sono ufficialmente endorser di questo fantastico marchio. La NAMM mi ha dato anche l’occasione di conoscere Bill Asher, CEO della Asher Guitars, che fornisce le sue chitarre a Jackson Browne, Ben Harper e Marc Ford, di cui oggi sono anche io endorser. Lo stesso è successo con la Blueridge Guitars, per le chitarre acustiche, e con la LR BAGGS Active System, per i loro pick up.

Irene Loche - Bill Asher - NAMM Show - intervista - Cagliari Blues Radio Station - Talkin' Blues - Simone Murru - 2020 - Sa Scena Sarda - 6 dicembre 2020
Irene Loche e Bill Asher

Esiste un legame tra la storia del blues e la tua storia?

Il Blues vive in ognuno di noi, è presente ogni volta che ci sentiamo con le spalle al muro e rappresenta un canale artistico di resistenza e sfogo. È un appoggio concreto che aiuta sempre a risollevarsi e a esprimere ciò che sentiamo nel profondo dell’anima. Il blues è vivo e in Sardegna, forse per via delle molte difficoltà legate al poco lavoro e all’isolamento, trova sempre nuova vitalità e nuovi interpreti. Più in generale, oggi, discriminazione, crisi economica, razzismo, guerra e proibizionismo sono temi molto vicini al nostro quotidiano e il blues aiuta a esorcizzarli per guardare avanti.

Qual è il tuo gruppo o musicista di riferimento del panorama internazionale?

Tra tutti mi ispira maggiormente Anders Osborne, ma ascolto anche John Mayer e i più classici James Taylor e Jackson Browne.

Qual è il tuo miglior concerto o il tuo concerto da ricordare?

Ho diversi bei ricordi legati a momenti unici. Ricordo il caldo (unito all’emozione) prima di salire sul palco del Pistoia Blues e ricordo il freddo e la neve di Samedan. Ricordo un’edizione del Mamma Blues di Nureci, nella quale ci fu un silenzio magico durante la mia esibizione e un grande calore da parte del pubblico a fine concerto. E come non citare i primi live negli Stati Uniti e in Inghilterra? O la prima volta che ho suonato i miei brani con la band? 

Irene Loche - Pistoia Blues - intervista - Cagliari Blues Radio Station - Talkin' Blues - Simone Murru - 2020 - Sa Scena Sarda - 6 dicembre 2020
Irene Loche a Pistoia Blues

Quali sono i migliori concerti che hai visto?

James Taylor, mi ha lasciato dentro qualcosa di speciale. Tommy Emmanuel, per la semplicità con cui si muove sui tasti della chitarra. Poi John Mayer, Jeff Beck, ZZ Top e BB King

Quali sono le collaborazioni degne di nota durante tutti questi anni?

Ho collaborato con Francesco Piu e Vittorio Pitzalis, che per me sono sempre un importante punto di riferimento nel panorama del blues. Ho avuto modo di suonare con Fabio Treves, che mi ha sostenuto tantissimo negli anni. Ho avuto l’occasione di suonare con Eric McFadden a Los Angeles e poi condividere un intero pomeriggio di musica e chiacchiere con Jackson Browne, una giornata unica che tengo stretta nel cuore.

Irene Loche - Jackson Browne - Gianluca Canu - NAMM Show - intervista - Cagliari Blues Radio Station - Talkin' Blues - Simone Murru - 2020 - Sa Scena Sarda - 6 dicembre 2020
Irene Loche, Jackson Browne. Gianluca Canu

C’è un disco o un musicista che ha lasciato il segno nella tua musica?

Lucio Battisti è stato uno degli artisti più importanti per me. Ho Iniziato ad ascoltarlo da piccolissima, mi sono innamorata tanto della sua musica quanto del suo modo di raccontare le canzoni. Un connubio perfetto, un po’ di pazzia, qualche nota fuori dagli schemi e arrangiamenti incredibili di mille colori e mille dinamiche. Lui era così. Per me rimane uno degli artisti più incompresi e sottovalutati.

Hai dei consigli musicali per i nostri lettori?

Consiglio Anders Osborne. Ecco alcuni titoli: “American Patchwork”, “Spacedust and Oceans Views” e “Budda and the Blues”. I suoi live sono sempre di grande ispirazione.

La musica rappresenta il tuo unico lavoro?

Sì, assolutamente. È la mia vita. Sto percorrendo una strada fatta di mille ostacoli, ma voglio trovare me stessa e questo succederà tra i tasti e le corde della mia chitarra.

Come immagini il blues del futuro?

Spero che rispecchi e racconti ciò che siamo e che stiamo vivendo. Non lo vorrei mai inscatolato nel suo passato, come un’idea preconfezionata. Vorrei che rimanesse vissuto e sentito, interpretato con nuove idee e attraverso emozioni vere.

Grazie Irene per averci dedicato il tuo tempo e aver condiviso con noi il tuo spirito blues

Grazie ai lettori che leggono queste righe e per accompagnarmi in questo viaggio tra idee e opinioni. Spero ci sia modo di incontrarsi durante uno dei miei live e spero di aver lasciato detto qualcosa di utile. Se vi fa piacere date un’occhiata ai miei canali social o seguite le pagine. Vi aspetto!