Giandomenico Fioretto - Gianfilippo Masserano - Talkin' Blues - interviste - Cagliari Blues Radio Station - Simone Murru - 2021 - Sa Scena - 21 agosto 2021

Talkin’ Blues – Intervista a Giandomenico Fioretto

Cagliari Blues Radio Station Interviste

Il bluesman cagliaritano si racconta ai microfoni di Cagliari Blues Radio Station per la rubrica Talkin’ Blues

Intervista di Simone Murru

Giandomenico Fioretto, nome d’arte Sky Dog in onore di Duane Allman, è un armonicista e chitarrista di Cagliari. Nel suo laboratorio, tra amplificatori, microfoni, casse e dischi, parliamo di musica e progetti sui binari del blues, mentre le valvole di un vecchio amplificatore Ariston si riscaldano per il test della sua armonica su un brano di Jimmy Reed.

Quale è stata la tua prima esperienza con la musica?

Ho sempre avuto la musica intorno. Da bambino abitavo in centro a Cagliari, in via Manno, dove c’era lo storico negozio di strumenti musicali “Masala”, e mi incantavo davanti alle sue vetrine ammirando l’esposizione di chitarre, flauti e armoniche. Negli stessi anni, per mano delle mie cugine più grandi, arrivavano a casa i primi 45 giri e così ho conosciuto Jimi Hendrix, i Cream, i Canned Heat e i Rolling Stones.

Come sei arrivato al blues?

Un amico mi ha fatto ascoltare Duane Allman e la Allman Brothers Band. È stato il momento in cui il suono della chitarra slide e dell’armonica mi ha completamente rapito. Ho quindi subito cercato tutta la discografia della band e in breve tempo sono arrivato alle radici della loro musica, il blues.

Quando hai iniziato a suonare l’armonica?

Al cinema vidi il film “Uomo da Marciapiede” con Jon Voight e Dustin Hoffman, la cui colonna sonora è uno strumentale di armonica cromatica. Un brano pazzesco struggente grazie al quale mi sono innamorato dello strumento.

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Talkin’ Blues – Giandomenico Fioretto – foto di Gianfilippo Masserano

Quando hai iniziato a suonarla?

Un periodo ho viaggiato in auto per lavoro con in sottofondo i Lynyrd Skynyrd e i Creedence Clearwater Revival; ci suonavo sopra l’armonica senza troppa ambizione, ma comunque riuscivo a seguire le melodie e questo mi ha incoraggiato. Da quel momento ho cercato e incontrato altri appassionati del genere, imbattendomi così in Chicco Secci e Bob Forte con cui è nato poi un sodalizio musicale tutt’oggi vivo e in salute. Con loro ho suonato due anni consecutivi al Mamma Blues Festival (Nureci). Un altro artista con cui ho poi avuto anche il piacere di suonare in molti concerti è Matteo Zuncheddu. Attualmente collaboro con Enrico Pedrini per la realizzazione del mio primo album.

Cosa ispira questo progetto?

I fatti e le ingiustizie sociali, come gli ultimi omicidi per mano della polizia negli U.S.A., o l’orrore vissuto dal popolo palestinese per mano dell’esercito israeliano.

Quale brano di altri musicisti avresti voluto scrivere?

Mi sarebbe piaciuto scrivere “Midnight Rider” di Greg Allman e “White Room” dei Cream.

C’è una connessione tra il blues e la tua vita?

Non avrei potuto suonare altra musica diversa dal blues.

Come è il mondo dei musicisti blues in Sardegna? Esiste una comunità forte?

Mi sono sempre aspettato più solidarietà e buone vibrazioni e credo che una comunità di musicisti blues non esista, per quanto personalmente conosca e frequenti diversi musicisti con cui suono e con i quali c’è un confronto musicale continuo.

Quali gruppi italiani e internazionali ti ispirano?

A livello nazionale i miei riferimenti sono Fabio Treves, Roberto Ciotti, Marco Pandolfi e Fabrizio Poggi, sia come musicista che come scrittore. Tra gli internazionali mi ispiro a Charlie Musselwhite, Kim Wilson, Billy Branch e i Blackberry Smoke. Sottolineo, in ultimo, un armonicista e chitarrista slide Studebaker John and the Hawks, di cui ho scoperto un disco tra le offerte di un mercatino dell’usato.

Oltre gli strumenti musicali hai una passione per amplificatori e microfoni vintage. Come è nata?

Me la ha passata l’amico Frank Palombino (Harp Elite) di Roma. Ho partecipato con lui a diversi laboratori sull’amplificazione e sulla tecnica dell’armonica, quindi sulla sua cura e riparazione. Dopo queste esperienze ho provato e mi sono appassionato agli amplificatori valvolari, ho fatto una ricerca sui loro circuiti elettrici e ho scoperto che molti amplificatori per chitarra italiani sono adattissimi per l’armonica. Il loro suono mi ha appassionato e inoltre costavano quattro o cinque volte di meno di marchi internazionali più famosi. Stesso discorso per i microfoni: sono tanti i prodotti Italiani ad alta impedenza ottimi per l’armonica. Ora il mercato, finalmente, ne riconosce il giusto valore.

Quali letture vuoi consigliare ai nostri lettori?

Sulle Strade del Blues” di Alan Lomax, una bibbia per il genere, “Il soffio dell’anima” di Fabrizio Poggi e “Il Blues intorno a me di BB King.

Chi sono i tuoi armonicisti preferiti?

Stevie Wonder, George Harmonica Smith, William Clarke, Kim Wilson e Sugar Ray Norcia che adoro anche come cantante, Gary Primich, Little Walter, Paul Butterfield, James Cotton e Jerry Portnoy.

Quali sono i concerti più belli che hai visto?

Gli Hot Tuna a Londra negli anni 70 e poi quelli di John Mayall ,di Jerry Portnoy e James Cotton a “Narcao Blues”.

Quali nomi della scena sarda vuoi promuovere?

Considero l’unico vero uomo di blues in Sardegna Vittorio Pitzalis.

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Talkin’ Blues – Giandomenico Fioretto – foto di Gianfilippo Masserano (Narcao Blues 2012)

Quali sono stati i tuoi concerti più emozionanti?

Quando ho iniziato a suonare blues, il mio sogno era quello di suonare al festival “Narcao Blues”, realizzatosi nel 2012 con Bob Forte, quando abbiamo passato le selezioni di un concorso al quale arrivammo terzi: salimmo sullo stesso palco in cui si sarebbe esibito James Cotton. Una altra esperienza si lega al “World Harmonica Festival” a Trossingen (Germania) nel 2009 quando Giovanni Violini, maestro dell’armonica cromatica, endorser della Hohner, ha voluto portare un gruppo di armonicisti Italiani e mi ha invitato al festival. Nella competizione sono arrivato al ventesimo posto tra armonicisti da tutto il mondo sotto l’esame di una giuria americana. È stata una esperienza stupenda, con un laboratorio intenso e la possibilità di assistere ai concerti di Jerry Portnoy, Steve Baker e Carlos Del Junco. Con tutti loro la sera finale abbiamo suonato in una jam session sul palco centrale del festival.

Come vedi il futuro del blues?

Non ho un’idea precisa, ma ho la speranza che resti vivo e spero che mai si dimentichino le sue radici.

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Talkin’ Blues – Giandomenico Fioretto

Come lo definiresti?

Il Blues è, oltre la musica, uno stato d’animo universale. Lo puoi sempre sentire e riconoscere dentro di te.

Grazie Sky Dog per il tempo che ci hai dedicato e la profonda conversazione.

Vi saluto con la speranza che i locali e i club riprendano presto a lavorare con continuità e di conseguenza che il pubblico possa godere dei nostri blues.