Isole che Parlano - Synne Sanden - Synne Sanden Trio - Norvegia - Linnea Syversen - monografia - Gabriele Mureddu - Sa Scena - 30 agosto 2022

Synne Sanden, paesaggi che parlano

Gabriele Mureddu Notizie

L’edizione 2022 del festival multidisciplinare “Isole che Parlano” (la cui news di approfondimento è consultabile qui), vedrà alternarsi artisti e artiste, con provenienze, percorsi e approcci musicali differenti tra loro. Tra queste spicca sicuramente la scandinava Synne Sanden, in calendario l’8 settembre con un concerto al tramonto, alle 18:30 presso Punta La Tegge. Per l’occasione sarà accompagnata da Julie Kleive (sintetizzatori, moon drum) e Henrik Schmidt (sintetizzatori, fisarmonica, chitarra elettrica). Synne è un’artista norvegese, nata nel marzo del 1990 a Treungen, nella contea del Telemark, un borgo ameno con meno di 1000 anime che si affaccia sul lago Nisser ed è circondato da montagne. Il paesaggio naturalistico e la scarsa urbanizzazione dei luoghi sono una fonte di ispirazione della stessa Synne.

Come la stessa riporta in una breve intervista dello scorso marzo a The Nordic Watchlist <<la forma delle montagne e il modo in cui i colori e le luce muta l’apparenza dell’ambiente circostante, soprattutto nei punti in cui la roccia incontra l’acqua sotto forma di fiumi e cascate>>, generano in lei un’empatia talmente forte da stregarla. Ed è stata abile a comunicare queste sensazioni in modo netto, rendendole percepibili nella sua musica, che, soprattutto nel nord Europa (Islanda, Scandinavia, UK in particolare) e in alcune parti degli States, viene considerata una versione sofisticata ed elegante di pop alternativo contaminato da elementi tipici della tradizione folk continentale resi più moderni dall’elettronica ambient e dal trip hop dei Portishead. Il riferimento principale resta quello di Björk, soprattutto in lavori come “Medulla”, “Homogenic” e “Post”. E, come per l’artista islandese, la componente sperimentale è un elemento preponderante della sua cifra stilistica. Ma nel novero delle influenze e similitudini sonore possiamo trovare i Radiohead, Florence + The Machine, Myrkur, Laura Marling o Woodkid. La produzione è ammantata di momenti minimalisti, intimi e delicati, voce eterea e pianoforte prediligendo uno stile cinematografico ed espressivo ma che non disdegna sferzate e passaggi più intensi e malinconici. 

Credits: Linnea Syvensen

Le tematiche dei testi sono centrali, focalizzate sulle emozioni, alcune delle quali cupe e intense come la battaglia interiore tra la remissione e l’insofferenza per la propria condizione di vita, la perdita, il dolore, la solitudine e il senso di spaesamento o di frammentazione dell’identità. Nelle sue canzoni si alternano momenti di lucidità e di sogno, di coinvolgimento emotivo e di distacco, che contribuiscono a formare un gioco di luci, ombre e contrasti. 

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La discografia è contenuta e si compone di quattro album pubblicati in studio: “When Nobody’s Around” (Daylodore Collective, 2011), “Climbing the rainbow” (Aspèn, 2013), “In between Sparks” (Vilje, 2016) e “Imitations” (2019, Nordic Records). Ed è in quest’ultimo lavoro che si sposta su territori in cui confluiscono maggiormente jazz, elettronica oscura. Imitations e l’EP “Swallowed” del 2021 (scritto   insieme al compositore elettronico Øyvind Blikstad) rappresentano il modo migliore per approfondire uno dei volti emergenti più interessanti della scena norvegese.

Credits: Simon Matthew Valentine

Un ulteriore aspetto che merita di essere sottolineato è la cura e l’amore per le visuals e i costumi, funzionali allo sviluppo artistico dell’artista, che gradualmente ha arricchito il proprio percorso, rendendolo sempre più complesso e spostandosi dal pop dei primi dischi verso l’alternative e l’elettronica. Di pari passo ha iniziato a stratificare la propria apparenza artistica, in primis con Il richiamo ai colori della propria terra e il ricorso alla teatralità. L’uso di maschere e make-up con elementi botanici e floreali la avvicinano all’istrionismo di Björk e al movimento neo-folk scandinavo e islandese. Queste componenti visive sono rappresentate perfettamente nel videoclip di Skeleton, singolo tratto dall’ultimo EP. Le immagini del corto che accompagnano il brano, opera della stessa Sanden, sono state premiate dal Venice Award per la splendida scelta della fotografia, le catartiche scene di danza tra i protagonisti e la scenografia naturalistica ed evocativa.