Simone Schirru e i Guitto Gargle

Claudio Loi Retromania

A Sant’Anna Arresi nel 2008 si esibirono i Guitto Gargle una formazione di giovani e ottimi musicisti che proponevano un nuovo modo di interpretare il jazz: veloce, multicolore, fuori schema, elettrico e impulsivo, persino sfrontato e irriverente

Quella formazione era composta da Silvia Bolognesi al contrabbasso, Piero Bittolo Bon al sax, Alberto Fiori al piano, Simone Sfameli alla batteria e Simone Schirru alla chitarra, unico rappresentante isolano.

Tutti nomi che in seguito abbiamo imparato a conoscere e apprezzare e in quell’occasione presentarono anche il loro primo e unico CD pubblicato dalla Nu Bop che era un po’ il riassunto di un lavoro comune che andava avanti da qualche anno. Poi come spesso capita le strade di questi musicisti si sono separate e ognuno ha preso la sua strada. 

Anche Simone Schirru ha iniziato a scrutare nuovi orizzonti e provare nuove esperienze: ha raggiunto la folta colonia di musicisti sardi presenti in Belgio e poi – dopo alcuni anni – ha deciso di provarci nella grande Cina del nuovo millennio.

Ma prima di lasciare l’isola Simone Schirru aveva avuto modo di farsi notare per la partecipazione a diversi progetti locali: suona nei Cuenta Contemporanea con Mario Ganau e Massimo Spano, partecipa alle registrazioni di Progetto Nudo, un CD che raccoglie le esperienze del gruppo omonimo, sempre con Mario Ganau al pianoforte e la partecipazione di Francesca Palamidessi alla voce. Lo ritroviamo anche ne La Contrabbanda e nella Rural Electrification Orchestra diretta da Massimo Spano e in diversi progetti individuali (tipo Improsa Tongue di cui è disponibile anche un video su Youtube) che avevano come scopo principale la natura del suono e le possibilità offerte dallo strumento. 

In Belgio – oltre alla folta pattuglia di musicisti sardi – ritrova Francesca Palamidessi e partecipa al suo disco In Other Words I Am Three ispirato all’opera di Charlie Mingus e pubblicato nel 2015.

Nel 2021 Simone Schirru arriva con un progetto discografico tutto suo dal titolo Rooom pubblicato da Da Vinci Jazz con brani che risalgono a diversi periodi e che rimandano a suggestioni e stimoli provenienti dai luoghi  e dalle persone che ha frequentato in questi anni, soprattutto in Cina e Belgio. Nelle note di presentazione dell’album Schirru sottolinea che questo lavoro è orientato a cercare le relazioni intime tra i luoghi e le memorie che in essi vi abitano, le consonanze che si intrecciano tra lo spazio e il tempo quando ordine e caos riescono a convivere in un contesto che non prevede recinti e confini. Un disco che ha coinvolto artisti provenienti da diverse parti del pianeta che attraverso la musica parlano una lingua comune.

La storia di Simone Schirru è la storia di tanti artisti sardi sparsi per il mondo, di quella strana voglia di uscire da un contesto umano e sociale che talvolta è difficile da governare, affrancarsi dai limiti di un provincialismo ancora latente da queste parti. Ben venga il coraggio di rischiare e provarci, di stabilire nuove alleanze e affrontare il mondo con le proprie forze. Sempre con la certezza che ci sarà una terra a cui fare riferimento.