Set to Sun 2025

Simone La CroceLive report

Sono passati più di tredici anni dalla primissima edizione del Set To Sun tenutasi sulle sabbie de La Spiaggetta, Marina di Cardedu, quando il festival non aveva ancora preso la forma che conosciamo oggi. Era partito come una grande festa da spiaggia, con gruppi emergenti, tribute band, DJ set e musica fino all’alba. Per tre anni ha mantenuto quell’impostazione per poi iniziare a evolvere verso qualcos’altro. Nel 2015, di fronte alla spiaggia di Museddu si è presentata con un line-up degna degli altri grandi festival che affollavano l’estate isolana: i Train To Roots, i Dealma, i Sikitikis ancora in attività e i Marlene Kuntz che al tempo celebravano in tour il ventennale di Catartica. Da lì in poi, tra edizioni saltate, soluzioni interlocutorie e tutte le ben note difficoltà logistiche ed economiche che accompagnano l’organizzazione di eventi di questo tipo in Sardegna, si è arrivati al 2019, forse l’edizione che per prima mette davvero a fuoco l’obiettivo, pur senza incardinarsi su un genere specifico e lavorando su più target. Quindi da una parte un main artist attrattivo come Alborosie e dall’altra una band come gli Yawning Man che, con il supporto di Elepharmers e Cosmic Skylark, ha dato una sferzata desert nello stage preparato ad hoc ai piedi della torre spagnola alla Marina di Bari Sardo. Nel 2020 il Covid ha complicato una situazione già abbastanza articolata, ma il collettivo che sta dietro al Set To Sun non si è fermato ed è tornato nel 2023 con Ufomammut, Mr. Bison Red Goat e Loose Sutures. A quel punto, finalmente stabilizzato il format, ha compattato un pubblico e demarcato una linea che l’anno successivo ha portato in Ogliastra, ZU, Sabbia, Lorenzo Stecconi e che in qualche modo ha condotto all’edizione 2025, che ha visto tornare i capofila della scena jazz core romana, insieme ai Mammal Hands e al recente progetto portato avanti da Hugo Race e Gianni Maroccolo, ma che soprattutto ha portato l’epicentro del festival dalle coste ogliastrine al capoluogo.

Hugo Race e Gianni Maroccolo – credits Set To Sun

Il cambiamento rispetto al passato è notevole: il festival ha abbandonato la stagione estiva, si è aperto al pubblico cagliaritano, ma ha dovuto anche inevitabilmente scontrarsi con la penuria di spazi di cui soffre la città. Ecco che a questo punto gli organizzatori hanno puntato su una location usata molto di rado, ma che si è prestata comunque bene allo scopo. L’Auditorium del palazzo CIS, progettato da Renzo Piano e completato nel 1992, è uno spazio raccolto, intimo e ben concepito a poca distanza dal centro cittadino. I 200 posti a sedere, considerate le affluenze medie per concerti di questo tipo in città, lo rendono adatto a un’ampia gamma di esibizioni, specie quelli in cui l’ascolto può essere privilegiato rispetto alla fruizione esperienziale, aspetto questo non sempre tenuto in considerazione da chi gioca un ruolo attivo nella pianificazione e nell’organizzazione degli eventi. Che nel marasma generale delle problematiche settoriali, e in particolare riguardo la carenza di spazi, certo può sembrare una sottigliezza, ma che comunque è una nota più che positiva e, in quanto tale, merita un piccolo plauso.

Mammal Hands – credits Set To Sun

L’Auditorium del CIS ha ospitato i primi due concerti, quelli sulla carta più tranquilli e meglio godibili dalle poltroncine. Gli inglesi Mammal Hands hanno dato sfoggio della loro indole sperimentale in campo jazzistico, capace di mescolare new classical, folk, elettronica e minimalismi vari, in una loro precisa idea di fusion che strizza l’occhio a chi non vede di buon occhio la fusion e ha un orecchio sempre proteso a sonorità più contemporanee e meno patinate. Jordan Smart al sax, Nick Smart al piano and Rob Turner alle percussioni, succeduto proprio lo scorso anno al fondatore Jesse Barrett, si sono confermati uno dei progetti più solidi nel campo e il loro set ha colmato, anche se solo in parte, la mancanza di apporti internazionali alla stantia scena jazz locale. Quindi, anche in questo caso, bene così.

Hugo Race e Gianni Maroccolo – credits Sa Scena

Hugo Race e Gianni Maroccolo hanno invece portato in scena il primo e unico disco che ha suggellato questo inaspettato incontro. Inaspettato fino a un certo punto, perché a sentirli suonare live sul palco dell’Auditorium, ci si è resi conto di quanto fossero due anime musicali affini e complementari. The Vigil, vincitore dell’ultimo Premio Ciampi, è un concept nato nel 2022 in uno studio galleggiante a Torre del Lago in provincia di Lucca e sulla scia liberatoria della pandemia che ha bloccato mezzo mondo. Il disco è poi uscito nell’aprile 2025 e si è rivelato, come facilmente presumibile, una lunga narrazione intima e poetica, nella quale rock-blues, folk, gothic, elettronica e psichedelia fondono fluidamente la voce cavernosa di Race con le linee morbide di Marok e le ritmiche di Andrea Pelosini, in alcuni brani anche al piano. Le provenienze di entrambi si sentono tutte: The Wreckery e Bad Seeds per l’australiano e CSI e i primi Litfiba per il toscano. Come si sentono e si vedono gli echi e l’eleganza del Nick Cave più profondo e compassato, che celano più che una comunque doverosa ispirazione, una stretta comunità di intenti e di visioni tra i due, palesatasi solo molto tempo dopo gli anni più tumultuosi e musicalmente violenti dei Bad Sees che hanno condiviso. Sempre all’auditorium c’è stata anche una terza serata dedicata alla stand-up comedy, che ha riscosso un successo forse inatteso per gli organizzatori, che ha visto sul palco il campano Carmine Del Grosso, presentato dal local Max Puddu.

SARRAM – credits Set To Sun

Agli Zu è spettato invece il più consono palco del Cueva Rock. Consono non solo per volumi, pubblico e spazi di manovra, ma anche per rendere giustizia a una band che in ormai quasi trent’anni di carriera ha saputo imporsi educatamente nella scena jazz core romana, prima, e mondiale, poi. Oggi il suono degli Zu è infatti diventato un riferimento per chiunque si avvicini a quell’attitudine compositiva ed esecutiva e il loro ritorno in Sardegna è stato, non a caso, atteso e gradito. In apertura Sarram si conferma ancora una volta un musicista in grado di modellare il proprio live in base alla situazione, ai compagni di palco, al pubblico e, fondamentalmente, al suo sentire. Abbrivia un set nero e brutale, sparando i suoni molto vicino alla soglia di tolleranza dell’orecchio umano, per poi plasmarli man mano, intervallando, con tatto e la giusta dose di sadismo, lidi più cauti e baratri di feedback. Un’unica lunga suite che ha disarmato e coccolato il pubblico, diversa da tutte le altre e allo stesso tempo riconoscibile, marchio di fabbrica ormai  del musicista nuorese che a questo punto definire semplicemente chitarrista sembra sempre più riduttivo.

ZU – credits Set To Sun

Il live degli Zu previsto per il Set To Sun era stato annunciato come l’esibizione in anteprima mondiale del loro ultimo disco Ferrum Sidereum, un poderoso doppio, strumentale come da tradizione, la cui uscita ufficiale è prevista per il 9 gennaio 2026. E per quanto possa suonare strano che un’anteprima mondiale per una band dal respiro internazionalissimo venga eseguita a Quartucciu, così è stato. E l’impegno è stato rispettato con tutti gli onori che meritava da Massimo Pupillo, Luca Mai e il neo entrato Paolo Mongardi alla batteria, il cui curriculum (Fuzz Orchestra, Il Sogno del Marinaio, Zeus, Ronin, Jennifer Gentle, Le Luci della Centrale Elettrica) giustifica senza ulteriori spiegazioni la sua presenza nel trio. Come sempre sul palco hanno mostrato una professionalità rara, specchio dell’integrità e della coerenza che li ha fatti venerare e rispettare in tutto il mondo. Un approccio però tutt’altro che freddo e distaccato. I tre sono saliti sul palco, non hanno proferito verbo e hanno suonato ininterrottamente per quasi un’ora e mezzo, fermandosi solamente per rifiatare e asciugare il sudore, mostrando profondo riguardo per il pubblico e la loro stessa musica. Solo al termine del concerto hanno speso poche laconiche parole per ringraziare tutti, parlando “di” Zu e non “degli” Zu, come se non fosse la somma di diverse singolarità, ma una entità a sé stante, fatta dei suoi componenti, ma allo stesso tempo autonoma, il tutto e allo stesso tempo una sua parte essenziale. Visione e percezione di sé evidente anche e soprattutto sul palco: non solo precisione millimetrica e compattezza sonora, ma anche fugaci e complici sguardi di intesa prima degli attacchi o dei cambi di tempo che li facevano sembrare davvero un organismo unico, violento e grato per quello che stava esprimendo.

ZU – credits Set To Sun

A bocce ferme abbiamo raggiunto Paolo Deplano dell’Associazione Culturale Quiescenza, che nell’organizzazione è coadiuvato da Federico Pisano ed Enrico Pisci, per fargli qualche domanda e capire innanzitutto chi c’è dietro il festival. “Il Set to Sun è innanzitutto un collettivo di persone che da più di dieci anni collabora per la realizzazione di un festival musicale che ha assunto nel tempo varie forme”. Prosegue Paolo “Il festival nasce in Ogliastra e il connubio musica natura ne ha sempre contraddistinto lo spirito: location paesaggisticamente ad alto impatto hanno sempre regalato delle cornici e contesti non ordinari all’ospitare della musica di livello”. Quando invece passiamo a parlare dell’ultimo cambio di rotta e di location intrapreso dal festival e di quali siano stati i feedback a caldo, Paolo ci riporta una certa soddisfazione sulla sua riuscita: “Siamo molto orgogliosi dell’edizione di quest’anno perché non era scontato che Cagliari rispondesse in maniera così immediata essendo la nostra un’organizzazione “nuova” per la città. La qualità della musica e degli artisti proposti è stata apprezzata da un pubblico molto attento e preparato”.

Anche entrando nello specifico delle singole esibizioni in cartellone, nonostante nelle date più calde non ci sia stato il sold out, complice anche il poco tempo a disposizione per la promozione, l’appagamento resta. “Abbiamo avuto un grande inizio con i Mammal Hands, band inglese veramente sui generis che ci ha fatto capire quanto comunque la musica di qualità riesca a soddisfare un pubblico anagraficamente eterogeneo”. Anche a proposito degli Zu, Paolo prosegue sulla stessa linea. “Alla stessa maniera siamo molto contenti di aver chiuso l’edizione con una riconferma a noi molto gradita, quella degli Zu. Una delle band più originali e devastanti di sempre, ci hanno regalato un concerto straordinario proponendoci in anteprima mondiale il loro nuovo lavoro già pronto a divenire un nuovo classico del “genere”.

Pubblico del Cueva Rock – credits Set To Sun

Il festival ha cambiato forma e provato generi molto distanti fra loro parecchie volte negli anni, una traiettoria a cavallo tra la sperimentazione di più soluzioni per tempi e contesti anche molto diversi fra loro e una precisa idea di commistione tra generi diversi per colmare carenze nell’offerta musicale nell’isola. “Unire più generi e traiettorie a patto che la musica sia suonata, tanto: questo è il manifesto del festival. Dal jazz-core al post-metal, dall’indy allo stoner, dal punk al drone, dal reggae all’ambient, il Set to Sun vuole cercare di andare là dove l’offerta musicale isolana tende ad essere carente”.

E quindi, cosa dovremmo aspettarci per i prossimi anni? “L’idea del festival per il futuro è quella perciò di sorprendere lo spettatore con dei nomi si spera sempre più interessanti e inaspettati”.