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Rinfiggi – voicemail + the lost transmissions
31 Maggio 2025

Lo scorso 2 maggio, con il supporto di Atlantide Dischi, Rinfiggi (nome d’arte di Davide Moi) ha pubblicato una versione aggiornata e integrata di Voicemail, il suo esordio del 2022. Questo lavoro, registrato all’epoca in modo  artigianale e volutamente lo-fi – tra le mura domestiche e con il proprio cellulare – è stato rivisto, curato e arricchito da una seconda parte parzialmente inedita, ossia le The Lost transmissions di cui si accenna nel titolo dell’album.

Rinfiggi ha una dimensione umana tanto forte quanto fragile, come la luce di una candela che può illuminare un ambiente buio, ma che, per sua natura, teme l’esposizione alle correnti improvvise. Ed è questa duplicità che si riflette nell’intero album, dando vita a una grande scatola dei ricordi a cui si attinge per conoscere meglio la persona e l’artista. La registrazione e la varietà dei suoni mettono insieme il chamber pop di Daniel Johnston, il pop sofisticato di Lana del Rey, i momenti più cupi di Perfume Genius, Sun Kill Moon, Sufjan Stevens, Mount Eerie e Bonnie Prince Billy. C’è un po’ di tutto in questo disco, con una forte componente di introspezione, un lavoro di autoanalisi che rappresenta il filo rosso che attraversa i sessantadue minuti della produzione. I brani si avvicendano come polaroid sbiadite, frammenti di messaggi, vocali e video trovati in un vecchio telefono conservato in una scatola o abbandonato in un cassetto. Retrospettive, hauntologia e voci con cui non riusciamo a fare i conti e che ci tengono agganciati al passato, condizionando anche il nostro presente e limitandoci nella visione del futuro. La stessa copertina, un quadro di un paesaggio di periferia, con una cassetta delle lettere da cui esce il fumo, sopra un tappeto di sigarette spente, sembra una veduta standard dell’hinterland cagliaritano a ridosso delle arterie stradali provinciali, senza una precisa connotazione spaziale. 

Si percepisce comunque un’evoluzione nel percorso di Rinfiggi, confrontando le due versioni del disco e soprattutto assistendo alla sua dimensione live. E non è poco, considerando che Davide è figlio di un DIY integralista, che lo vede autore, musicista, liricista e produttore in contemporanea. Tuttavia la mole di influenze e direzioni accennate nel disco potrebbe fuorviare l’ascoltatore medio, che si troverebbe forse un po’ spaesato, ma è un interrogativo comune a tante produzioni contemporanee in ambito alt-folk e che, probabilmente, troverà una prima risposta nel nuovo disco in dirittura d’arrivo.

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