/ latente / – SAN Ā T ANA

Luca Garau Musica, recensioni

Il termine SAN Ā T ANA arriva dalla religione induista e sta, essenzialmente, per eterno. Indica “ciò che non ha origine se non in se stesso, ciò che non è derivato da nient’altro, che esiste sin dall’inizio di ogni ciclo di tempo e che perennemente È”.

L’affascinante definizione, trafugata dalle pagine sulle filosofie orientali, è funzionale al racconto della musica di Marco Salaris, aka, manco a dirlo, SAN Ā T ANA. Come riportato nella sua bio, “è un musicista nato in Sardegna nel 1988. (…) Il suo processo creativo si articola attorno alle pratiche di improvvisazione, ascolto e elaborazione del suono”. Si inizia già a intravedere una propensione alla circolarità, al divenire più che al creare.

/ latente /, pubblicato per Supranu Records a inizio 2021, ben si inserisce in questo modus operandi: sette composizioni brevi, intitolate, ognuna, con una L seguita da un numero progressivo, coerentemente col minimalismo che pervade l’intera track list. Le musiche tradiscono un’attenzione manichea alla modellazione del suono, vero protagonista dell’opera. Come uno scultore più interessato a valorizzare il marmo che non a raffigurare un volto, Salaris non esplora le sfaccettature dell’esecuzione o le possibilità della composizione armonica, ma si concentra per esaltare la materia sonora. Non c’è spazio per solisti o protagonisti: il tutto si sviluppa attraverso piani compositivi sovrapposti nei quali posizione e ruolo non sempre coincidono. É un minimalismo esasperato, attuale, ma al tempo stesso storicizzato, nel quale Philip Glass e Alva Noto vengono stirati e dilatati per meglio adagiarsi nel processo compositivo circolare. 

Il disco è accompagnato da un libro di scatti dell’artista di Sant’Antioco Claudio Rosa: una raccolta di lavori in bianco e nero, da ques’ultimo eseguiti e processati in modalità completamente analogica, nel proprio laboratorio. Il concept grafico trova origine dal “riuso di oggetti di consumo di massa”, rafforzando, anche visivamente, il concetto di circolarità e di non inizio.

L’album si sviluppa totalmente in funzione dell’immagine e la vocazione didascalica della musica giunge a destinazione. Le composizioni scorrono come una lunga e mai invasiva voce narrante, riuscendo nell’intento di intersecare, senza cesura alcuna, gli scatti e sposandone, anch’esse, “l’elaborazione semantica metodica e perfino ossessiva” di questi ultimi.Un’altra pubblicazione d’essai per Supranu, una realtà matura e coraggiosa, capace di concentrare il focus stilistico sul dettaglio, in un’epoca in cui l’attenzione al particolare è stata soppiantata dalla bulimia produttiva. Un’etichetta che non si limita al ruolo di “stampatrice”, ma che  elabora, progetta e disegna assieme agli artisti. C’è da esserle riconoscenti.