Quasar – Samora [Rizosfera / NUKFM]

Claudio Loi recensioni

Recensione di Claudio Loi

Samora è un progetto che ruota intorno a Enrico Marani instabile sperimentatore elettronico di scuola ambient, molto attento alle sfumature, ai particolari, sempre alla ricerca del suono perfetto da inserire nel giusto contesto. La sua biografia spazia dai primi TAC (con Simon Balestrazzi) a collaborazioni con Le Forbici di Manitù, Vittore Baroni e tanti altri. In Quasar, per i suoni, si fa dare una mano da Eraldo Bernocchi e Silvia Corda. Bernocchi è di par suo uno dei massimi esponenti della ricerca musicale contemporanea e il suo curriculum e le sue collaborazioni raccontano la storia della musica elettronica e industrial contemporanea. Silvia Corda la conosciamo bene: pianista, compositrice, spirito libero sospeso tra il jazz più laterale di Steve Lacy e le rivoluzioni sonore di John Cage, sta in perfetto equilibrio tra queste due sponde e la sua esperienza è un bel mix di libera improvvisazione, accademia, strumenti modificati e tante altre cose, tra cui una complessa sensibilità estetica forgiata dalla sua passione per la fotografia, la danza contemporanea e altre storie. 

Quasar è un progetto elettronico complesso, ambizioso e curato nei minimi dettagli. Viene proposto sia nel formato CD, sia in formato digitale con una USB card, entrambi in combo con un booklet in formato long playing di 28 pagine, stampato su carta pregiata Twill Favini, al cui interno troviamo alcune riflessioni filosofiche di Davide Bertolini e i disegni di Stefano Ricci. Si ha la sensazione di avere tra le mani qualcosa di prezioso e di unico che in qualche modo sopperisce alla fredda liquidità del mondo digitale di cui è comunque figlio, un oggetto difficile da definire, ambiguo nella sua fisicità e nel suo essere tante cose: musica, arte, parole, emozioni. Quasar è una lunga suite divisa in dieci tracce con Enrico Marani che funge da caposquadra e in qualche modo distribuisce le mansioni agli altri musicisti che si alternano tra i vari brani in diverse combinazioni (solo, duo, trio). Una collaborazione dal forte spessore umano, pur se affrontata con i limiti fisici di questi tempi, che ci dimostra come sia possibile comunicare e interagire anche in circostanze estreme. 

Silvia Corda – che ringrazio per avermi fatto conoscere il progetto – mi ha raccontato le dinamiche di questa collaborazione e nelle sue parole si percepisce la passione con cui ha affrontato questa sfida. “Sulle tracce (forse oltre all’elettronica c’era già anche la chitarra) inviate da Enrico ho prima ascoltato e selezionato una serie di materiali sul pianoforte, ostinati, frammenti melodici e timbri vari stabilendo dove collocarli e in relazione a precise sequenze temporali. Poi con l’aiuto di Adriano Orrù abbiamo registrato secondo queste disposizioni sulla mia partitura, sulle tracce di Enrico e quindi inviato il tutto. È stato un lavoro affascinante per me, anche perché lui mi ha dato la massima fiducia e libertà e io ho esplorato questi territori della ambient che non conosco. Ho scelto di non rinunciare a una certa mia cifra, legata alla free improvisation, soprattutto nella scelta a tratti di sonorità dissonanti e materiali materici. Esperienza molto stimolante, spero in nuovi progetti!” 

Che dire? Sono queste le cose che danno senso al mestiere di fare musica ovvero la capacità di riuscire ad assemblare esperienze diverse, umanità lontane, mondi divisi da barriere e contingenze facendole diventare un corpus coerente e perfetto. Un miracolo estetico che ci stimola nel continuare ad ascoltare musica, a scriverne, amarla, che ci scuote e rende meno grave il nostro vivere quotidiano.