

Di Luca Garau
Tutto è bene quel che finisce, così i cagliaritani Fangosberla hanno intitolato il loro album d’esordio, che è invece un inizio e, mi sia permesso, pure un buon inizio.
Superato lo straniamento causato dal nome, che chi scrive non sapeva essere di un pokémon, e dall’artwork colorato ed esageratamente ottimistico nei toni, i sei brani che compongono l’EP restituiscono le caratteristiche note di malinconica complessità che gli appassionati di emo e math rock ricercano famelicamente.
Gli intrecci di chitarra si dipanano sorretti dalla solidità della sezione ritmica, secondo i canoni fissati dai capostipiti del genere. A stupire ulteriormente è la voce femminile, caratteristica ahinoi rara nella scena, che, in un riuscito gioco di contrasti, si prende in carico il compito di smussare la spigolosità della strumentale.
Coerentemente con l’intento dichiarato della band, ossia rivolgersi “a tutte quelle persone che conoscono la depressione e l’ansia, quelle da manuale, (…) quelle che ti spezzano le ali, quelle che ti annientano lo sguardo” un plauso va all’ottimo lavoro di scrittura dei testi.
Tutto è bene quel che finisce bene è uscito per Ghost Records ed è fruibile nelle principali piattaforme di streaming.