12 Gennaio 2026

Esiste una tradizione alerese e i Benzoqueens ne sono il più recente prodotto. Tra parentele, presenza in altre formazioni e innesti vari, è possibile infatti tendere un filo che dagli Sleepwalkers arriva fino a oggi, passando per The Rippers –  ça va sans dire –, e Fireworks Banquet. Nel paese che accoglie il seggio vescovile, pare usanza vedersi in saletta per fare del sano rock’n roll nelle sue varie accezioni.

Il terzetto, in formazione classica – chitarra, basso e batteria –  ha rilasciato nel dicembre scorso l’album d’esordio Saltimbanco. Salta subito all’occhio (rectius: all’orecchio) il cantato in italiano, scelta coraggiosa e non scontata. Ma a farsi notare è soprattutto la parte strumentale: l’interplayng tra corde e pelli alla maniera degli anni d’oro dell’alternative italiano. Tra le influenze, essi stessi citano Afterhours e Verdena, ma c’è molto di più, è si intravede, seppur in germe, autonoma personalità, soprattutto nel lato compositivo.

Il progetto nasce durante il primo lockdown, mentre il disco viene registrato tra il 2024 e il 2025. I crediti – Gravel Studio a parte – sono un florilegio di soprannomi da paese (non moniker, proprio soprannomi), dettaglio che contribuisce alla sensazione di genuinità dell’insieme.

Un altro disco, un altro progetto che dimostra quanto la paesitudine non sia solo un recinto dello spirito, ma possa funzionare da conduttore di buone energie, capaci di affacciarsi con pieno merito oltre i propri confini.