

Di Claudio Loi
L’albergo dei Freak è sempre aperto e come il Chelsea Hotel accoglie nelle sue stanze qualsiasi forma di vita, senza distinzioni, senza riconoscimenti. Rauh arriva a poca distanza dal precedente Yelly con il quale condivide l’ottima veste grafica e la label di riferimento, la IRMA Records di Bologna, che sembra credere in questo strano progetto e, vista la cifra espressa, con ottime ragioni.
Rauh è ancora una volta una nuova e sublime esperienza sonora: sono solo 4 minuti e 20 secondi ma contengono ben più di questo lasso di tempo che, come sappiamo, è solo una convenzione, un concetto relativo e mutabile. All’interno di questa esperienza emergono suoni di difficile catalogazione, tempi dispari, ritmi sbilenchi e claudicanti che in alcuni tratti hanno il sapore del miglior math rock, quello dei Battles con il figliolo di Braxton. Per capirci è come se l’intelligenza artificiale si fosse rivolta al genere umano per creare qualcosa che è fuori da ogni schema, da ogni possibile congettura.
Questa cosa fa ben sperare nel futuro della band, che riesce a stupire in ogni sua uscita nonostante le ovvie difficoltà dovute alla dislocazione dei singoli componenti, ognuno perso nei suoi sogni. Ma anche la distanza, come il tempo, è solo un’ipotesi che fa diventare tutto più avventuroso e loro si divertono a rendere le cose facili in un mondo sempre più difficile.
Questa release è disponibile per il momento in streaming con la speranza che in futuro arrivi anche qualcosa di tangibile da mostrare con orgoglio ai propri nipotini.