

Di Alessio Frau
Flow monocorde, boombap, funk minimale e acidità: questi gli ingredienti che Mefis Depedis scaraventa sulla scena rap underground sarda con Lo scrittore della domenica, album autoprodotto e indipendente, uscito il 16 agosto.
Una precisa scelta estetica lo-fi accompagna la rappresentazione disincantata e sarcastica di una parte della società sarda. Il maggior pregio del lavoro consiste nella scelta di esprimere cinicamente le meschinità, i vizi, le contraddizioni e anche le frustrazioni di chi vive di lavori precari, del pensionato, del figlio che scrocca, del lavoratore emigrato nel Nord Europa. Ne emerge uno spaccato – talvolta volgare ma senza scadere nella trivialità – che porta alla luce un microcosmo popolare raccontato senza fronzoli e senza scrupoli.
L’atteggiamento di Mefis non è né di derisione né di semplice solidarietà: quella che mette in scena è una forma di introspezione. Il flow richiama il conscious rap, ma il suo intimismo non è personale: dà voce alla dimensione psicologica e materiale di un gruppo sociale. Il sarcasmo non deride i soggetti dei testi, li racconta facendo emergere rassegnazione, miseria e rancore come elementi di una condizione collettiva. Costringendoli a guardare dall’esterno la propria condizione, paradossalmente restituisce loro dignità.