La ferula communis è una pianta tipica delle aree Mediterranee, nota come feurra o ferula in Sardegna e finocchiaccio oltremare. Una leggenda radicata nell’isola racconta di una creatura che rubò il fuoco al diavolo con il fusto della pianta, lo tenne acceso al suo interno senza farsi scoprire e lo donò agli uomini, permettendogli così di bruciare i campi incolti.
Ferula diventa Feruja nel nuovo progetto di Andrea Balia, chitarrista e sound designer, del musicista Riccardo Spada e del produttore e musicista Angus Bit. Dopo l’anticipazione del primo singolo Arde, viene pubblicato il primo EP omonimo con sei brani per 22 minuti di musica. L’idea è quella di mettere insieme chitarre ed elettronica, pescando a piene mani dal desert blues di area subsahariana, con incursioni, inevitabili, repertorio nostrano (Tepui), nel delta (Terra Arida) e anche nella bossanova (Azulu).
Il disco è un primo, timido ma arditissimo, tentativo di mescolare queste diverse anime e, sebbene il risultato sia ancora in bilico tra la sintesi dei brani più seminali e la produzione (ottima) di quelli più articolati che chiudono l’EP, la direzione tracciata merita molta attenzione. Non solo per l’intuizione di portare generi radicati verso un’elettronica discreta e comunque attuale, ma anche per gli sprazzi sperimentali che i tre hanno voluto cercare e saputo trovare. Li attendiamo fiduciosi al battesimo del live.
