Foam – Plaisir

Federico Murzi Musica, Recensioni

Sette tracce che non sfigurerebbero per nulla nella selezione di un dancefloor berlinese avvolto nella nebbia: (anche) questo è Foam, nuovo Ep delle Plaisir:

Loro, terzetto cosmopolita con sulle spalle già diverse pubblicazioni, sono sparse in giro per il mondo: Camille Haimet si muove tra Francia e Stati Uniti, KC Dahlehan viene dalla Svezia (entrambe alle voci, synth e chitarre) e Carla Cixi dall’Italia (basso).  

Nel disco c’è un po’ di Cocteau Twins, un po’ di MBV e, fondamentalmente, molto di una band compatta il cui linguaggio è ricerca costante di una propria voce che non cade mai nello scimmiottamento. Il loro abc è fatto di casse in quattro, chitarrone solide, linee di basso  e tastiere sinuose. 

Pezzi come l’uptempo Masło z Sola o la tetra e apatica Tropical trip sono dei piccoli gioielli dove basso e chitarra si sovrappongono e si avviluppano. Lungo tutto Foam, l’uso delle voci è straniante, costantemente incapsulato tra melodie cantate e spoken word ora seducenti ora disturbanti. A questo senso di smarrimento nella nebbia contribuisce il synth ipnotico e massiccio (ascoltare Cold the Pharaoh per credere) messo a doppiare il cantato, quasi una sostituzione della macchina sull’essere umano. Hunting season, grande prova compositiva ed esecutiva delle Plaisir, risuona di echi kraftwerkiani e berlinesi nel suo incedere algido e marziale.  

Loro si definiscono “…a blend of shoegaze and coldwave, building up a suggestive dreamfuzzy landscape..”. Per chi ama gli ‘80s ma non gli assoli di chitarra di millemila note e tutto il pacchetto di tamarraggine che ci hanno (sigh) regalato, Foam sarà senza dubbio ottima musica – e le Plaisir faranno centro.