Copertina di Trentunmiladuecentoore, EP di Persona

Persona – Trentunmiladuecentoore

Simone La CroceMusica, Recensioni

Trentunmiladuecentoore, milletrecento giorni, quasi tre anni e mezzo, è il tempo che Matteo Sanna ha impiegato a realizzare questo lavoro. Un sunto di questa sua ultima parte di esistenza, ci ha detto, anni per i quali ha sentito la “necessità di fissarli nel tempo in musica, per non dimenticare”. La narrazione di un segmento di vita, quindi. O meglio, una breve raccolta di racconti, una piccola collezione di istantanee che congelano “momenti, persone e sentimenti” attraversati nel tempo.

Quella proposta da – questo l'alias scelto da Matteo – è elettronica dal volto acustico e dal respiro analogico, nella quale l'affanno degli ultimi cinquant'anni nel trasformare sonorità fisiche in impulsi digitali, compie il giro e riporta l'attenzione sulla loro materialità e “sull'unione tra melodia e timbro”, come ci sottolinea lui per primo. Un lavoro anche fortemente cinematografico, tanto per il lavoro fatto con le clip che accompagnano i brani Persona e Lasciamientrare, quanto per le illustri citazioni contenute nella track-list. La prima riprende il celebre film di Bergman del ‘66 e la seconda cita Let me in, horror del 2010 diretto da Matt Reeves. Ai quali si aggiunge anche Arrival, il visionario sci-fi di Villeneuve, evocato in L'arrivo.

L'immaginario filmico tratteggia un quadro, allo stesso tempo, decadente e caldo, visionario e classico, emozionale e distaccato. E le ambientazioni ricreate lo rimarcano: brani strumentali con una forma canzone riconoscibile, orchestrazioni minimali, riduzione all'osso della gamma di suoni e sullo sfondo veli di tinte sature, sempre misurati. Yo La Tengo e i Dirty Three di Warren Ellis nella foggia, nell'attitudine Lorn o le robe più ambientali di Amon Tobin o Rival Consoles, sprazzi Burial e Apparat negli angoli più bui.Calzante anche la scelta di un nome umanizzante e al contempo spersonalizzante per questo progetto, l'ultimo in ordine di tempo, forse il più compiuto. Matteo infatti dopo aver abbandonato un percorso di studi che non sentiva suo e aver felicemente trovato la sua strada in conservatorio, ha messo mani e testa come produttore e musicista su diversi progetti (Nadia, MILA, ODRA e Karate Lessons), nessuno prevedibile e tutti meritevoli di attenzione. Un coraggioso e riuscito cambio di direzione al quale non si può che plaudere e che trova in questo disco una sintesi più che necessaria.

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