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Oraculu
Watch the Change
8 Settembre 2026

Negli ultimi anni, su queste pagine, sono passati tanti progetti che si sono spinti un po’ oltre il mare e hanno raggiunto acque ancora vergini e risultati sicuramente inattesi. Eppure, nonostante questo, fa ancora un certo effetto leggere tra i credits di un disco «between the dancefloor, the horns, Berlin, London, Chicago, and Sardinia». Potrebbe non essere esattamente un bene nella misura in cui la sorpresa derivi dalla scarsa abitudine all’evento in sé. Ma può esserlo se a sorprendere, al contrario, sia la “facilità” con cui alla fine questi fatti accadano, con cui un ragazzo di Carbonia, emigrato come tanti suoi coetanei, faccia la sua gavetta, trovi i canali giusti e arrivi a incidere con uno dei principali esponenti di quella che è stata ribattezzata New British Invasion, una delle novità più impattanti degli ultimi decenni in ambito jazz, world e tutto quello che vi pare.

Il ragazzo in questione è Luca Murgia, noto agli addetti con lo pseudonimo di Two Thou, che torna con il suo progetto Oraculu un anno dopo il primo EP omonimo, per il quale aveva chiamato a raccolta musicisti dai più lontani angoli del globo: Angola, Kuwait, Australia, Cina e Cuba. Il disco in questione è invece Watch the Change, il primo vero LP a nome del progetto uscito qualche giorno fa per la label indipendente Division 81 Records di Chicago, forse la controparte londinese su suolo americano. Il sassofonista kuwaitiano Taymour Khajah è l’unico della compagine dell’esordio che conferma la sua presenza in questo nuovo lavoro e, anzi, la rafforza, imponendosi come una delle voci più determinanti all’interno del coro. Insieme, of course, a quel Theon Cross  – uno degli iniziatori della scena londinese – che con Fyah nel 2019 aveva ridefinito l’uso della tuba e che oggi può vantare collaborazioni con gli ultimi Sons of Kemet di Shabaka Hutchings, Moses Boyd, Nubya Garcia e Makaya McCraven. Insomma, non proprio uno qualsiasi. Oltre a loro sono presenti e incisivi nel disco anche il polistrumentista e producer britannico D’Monk e il sound designer Sonny Daze, chicaghese ma di stanza a Brooklyn, fondatore della Division 81 che, insieme a Murgia, ha messo la firma su produzione e artwork del disco.

Un impianto complesso e strutturato quello su cui pone le sue basi il lavoro di Oraculu, che con Watch the Change sembra volersi confermare come hub duttile e ricettivo di realtà musicali disparate, un collettore di background distanti fra loro, ma non troppo. E Two Thou è il soggetto che opera le scelte, tira i fili della produzione e detta le direzioni da intraprendere. Per le quali il plurale è d’obbligo. Tutto nel disco suona di ampissimo respiro e, per quanto possibile, indefinito; come trovarsi sulla coffa di un vascello che attraversa l’oceano e poter avvistare contemporaneamente orizzonti tropicali e mediorientali, cogliere vibes di soundsystem e dancehall, e percepire nel complesso il vero significato di spiritual electronics. Etichetta, questa, che Murgia continua ostinatamente – e a ragione – a voler mettere in bella vista sul proprio lavoro, che però è molto più di quello. «This record is about change. I’ve started to be less interested in the fire of the sun, the explosion, the heat. The consistency, the orbit, the return got my full attention. Until it clicked, that repetition is a fundamental aspect of change». La reiterazione e la ciclicità sono effettivamente elementi presenti in tutto il disco, sicuramente fondanti, intorno ai quali sono imperniati i brani e che nella loro reiterazione conferiscono all’esperienza dell’ascolto quell’aura di spiritualità, che lungo gli oltre quaranta minuti diventa quasi mantrica. Niente di misticoide o di ascetico però, per fortuna: Watch the Change arriva molto concreto, suonato e sentito, tutt’altro che distaccato e impersonale, con la tuba di Cross a dettare i tempi e il sax di Khajah a dare fiato e respiro al vento che spinge i brani. Perfettamente in continuità con la non-linea tracciata dall’avanguardia londinese, ormai fenomeno planetario – come era scritto – che di londinese conserva ormai solo le origini. Un titolista bravo proporrebbe che c’è un po’ di Sardegna nella New British Invasion, ma noi non ce lo possiamo permettere.