

Di Alessio Frau
Può il vuoto cosmico suonare? Secondo Metiuman, rapper pirrese, e ‘dot.Rolamo, beatmaker e chitarrista, la risposta è sì. Ha, in effetti, un suono peculiare, quasi piacevole, rilassante.
Qualsiasi opera artistica non è la mera somma dei suoi elementi. Un primo approccio a un nuovo ascolto è tuttavia quello di fare paragoni con musicisti o generi già affermati, e ciò serve a inquadrarlo e a renderlo più digeribile. Immediatamente il pensiero va ai Sangue Misto e all’album SxM, attraverso il quale Deda, Neffa e Dj Gruff scrivono la storia dell’hip-hop italiano. Un disco per certi versi destinato a rimanere unico, perché recava con sé l’impronta della scena posse vissuta nei centri sociali e quella del panorama musicale bolognese segnato, in quegli anni, dal cantautorato.
Non si vogliono fare parallelismi che necessariamente sarebbero estrinseci e azzardati, ma semplicemente far notare che, quando il suono viene da un ambiente vissuto e non da mere idiosincrasie personali, il risultato assume una materialità non effimera e consistente.
In questo caso il nesso è tra l’hip-hop e l’indie pop. E anche in quest’occasione c’entra la città di Bologna anche se nella sua connessione con Cagliari. Già i dodo q, più indie che rap, hanno rappresentato un ponte tra il capoluogo sardo e quello dell’Emilia-Romagna come testimonia, per esempio, il brano Vermi+ o con il rap come si può ascoltare nel pezzo Cani+. E non è un caso che in ben due brani dell’album di Metiuman figurino Spunky e Luca Losengo, rispettivamente cantante e batterista dei dodo.
In realtà le cose più interessanti di Vuoto Cosmico iniziano a emergere dopo il numero di ascolti necessari per entrarci davvero, come quando nell’apprendimento di una lingua straniera ci si immerge dimenticandosi della propria lingua madre. Ci si trova così catapultati in un immaginario apparentemente cupo, che racconta la vita di una generazione – quella a cavallo tra Millennials e Gen Z – che ha vissuto priva di illusioni o grandi ideali in cui credere, ha attraversato numerose crisi ma in qualche modo non si è lasciata del tutto andare al riflusso nel privato, che dopo la repressione del movimento No Global sembrava cosa fatta. Anzi, come insegna il femminismo, è una generazione che, non senza qualche ingenuità o esagerazione, ha capito che anche il privato è politico.
Alla capacità lirica di Metiuman si somma il talento di ‘dot.Rolamo, produttore, chitarrista e beatmaker. Ciò che però contraddistingue l’album è che le basi sono interamente suonate e la loro qualità deriva da una pratica costante e collettiva che si consuma tra i membri del collettivo bolognese Santa Cricca fondato lo scorso anno. Quest’insieme, anche grazie ai vari featuring di livello, dà forma a un’opera in grado di esprimere una spensieratezza che si aggira tra il funky e il chill-hop e la forza dirompente e talvolta profonda dei testi rap e cantautorali. Senza volerlo, e forse proprio per questo, Vuoto Cosmico ha potenzialmente le carte per essere rappresentativo della nostra generazione o di quella sua parte che, pur vivendo una regressione sociale e politica, ha comunque deciso di proseguire diritto per la sua strada. Che ha deciso, cioè, per parafrasare Tempo Buttato, seconda traccia del disco, di fare aperitivo con i propri mostri. Stirati tra il rimpianto di lasciare la propria terra, la Sardegna, e la necessità di emigrare, l’unica bussola possibile è la scelta di coltivare ossessivamente una passione che tenga aggrappati alla vita e che anzi conferisca quella serenità tanto ricercata da Goethe.