Life at the seaside – Memory of Sho

Claudio Loi Musica, Recensioni

Il grilletto ha ceduto, ho toccato il ventre liscio dell’impugnatura ed è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato. Mi sono scrollato via il sudore ed il sole. Ho capito che avevo distrutto l’equilibrio del giorno, lo straordinario silenzio di una spiaggia dove ero stato felice.

Albert Camus, Lo Straniero.

Lo straordinario silenzio di una spiaggia è qualcosa di magico e irripetibile. È un mondo in attesa di sviluppi, di assalti organizzati, di conquiste senza pietà, di parodie umane e abusi infiniti. Quei silenzi vanno conquistati e difesi, raccontati e adorati come fece Ernst Jünger nei suoi viaggi in Sardegna giunto sino a noi per ammirare paesaggi silenti e magici sempre fuori stagione. Queste sponde fuori catalogo possono anche offrire lo spunto per creare immagini, suoni, voci, idee, concetti, nuove prospettive di vita. Memory of Sho(re) osserva il mare e ce lo restituisce in forme nuove, strane e stranianti, lontano dalla plastificata visione del nostro immaginario riproduttivo con un bianco e nero mai così pieno di vita e funzionale a definire un possibile suono del silenzio. Il mare è silenzio assordante, forme di vita spesso incomprese, mutazioni che non si fanno capire. Il mare è una casa abbandonata sulla spiaggia, una beach house dove trovare una dimensione nuova e inedita. Memory of Sho è sogno, trasparenza e introspezione, hauntologia e perturbazione. Ricerca di un suono che si nasconde nelle piccole cose, quelle più semplici e senza valore di mercato: una barca abbandonata, conchiglie, pezzi di vita inconsapevoli che la risacca ci ha regalato, talvolta sofferenza e abbandono. La proposta di Memory of Sho rimanda a quella nebbia densa e pesante che traspariva dai solchi di Faith dei Cure: scura coltre di foschia che rende tutto uguale e misterioso, quella inebriante sensazione di follia che ci regala il mare d’inverno o una piscina vuota o un cielo senza stelle. Memory of Sho sono Sara Cappai e Gianmarco Cireddu che (in altre sembianze) ricordiamo con piacere nel progetto Diverting Duo ma anche in Ramplingg e Santamorina. Qui siamo di fronte a un universo parallelo ancora più dilatato e sperimentale, sempre più in sintonia con la filosofia del vuoto proposta dai Beach House di Baltimora e da altri epigoni di eterea risonanza, anello di congiunzione tra la nausea esistenzialista di Camus e la narcosi dark dei Cure. Post-Dream-Pop di eccelsa qualità, che ci accompagna con leggera indolenza e non ci si stanca di ascoltare, cosi come non ci stanchiamo di fissare il mare e le sue infinite mutazioni. Venti minuti di umida magia da gustare nel formato cassetta (Moka Produzioni) o in formato CD, il tutto a tiratura limitata, confezione artigianale e tanta passione.

Me ne sto sulla spiaggia / Con una pistola in mano / Guardando il mare / Guardando la sabbia / Squadrando con la canna della pistola l’arabo per terra / Vedo la sua bocca aperta / Ma non sento nessun suono / Sono vivo / Sono morto / Sono lo straniero / Guardando il mare / Guardando la sabbia / Guardando me stesso / Guardando il cielo / Guardando il sole

The Cure. Killing An Arab