Mario Cervo

Federico Murzi Retromania

Giacomo Serreli intervista Mario Cervo (1992)

Lo confesso: ho sempre avuto una mania per la catalogazione. Ho intasato il computer con elenchi di libri e di dischi, acquistati o da acquistare, evidenziati in colore diverso a seconda del loro status (preso, da prendere, prestato eccetera). Quando ho iniziato a sistemare la mia libreria ero indeciso se ordinare i miei libri per autore, per anno di uscita, per casa editrice e non ricordo cos’altro. Questa mania fa a cazzotti col mio essere profondamente e incurabilmente disordinato. Gli elenchi vengono aggiornati a cadenze molto irregolari (si salta dalla settimana al semestre con estrema facilità). A circa tre quarti, la mia libreria perde completamente l’ordine alfabetico e parte per la tangente. I miei cd sono raggruppati un po’ per autore, un po’ per genere, molto a caso. I miei (pochi) vinili idem come sopra. Ho libri sparsi per tutta la camera. Tutto sommato mi va abbastanza bene così, anche perché nutro la mia propensione alla procrastinazione seriale continuando a ripetermi “Prima o poi metto in ordine”. 

A questo punto, capite bene perché l’archivio Mario Cervo esercita su di me un grande fascino. Ho sempre immaginato la casa-museo del collezionista di Olbia un po’ come la biblioteca de Il nome della Rosa. E, a guardare gli scaffali, le mensole e le etichette nel video dell’intervista fatta a Mario Cervo da Giacomo Serreli, questa convinzione si è fatta realtà. 33 giri, 45 giri, musicassette e libri che spaziano dalla musica popolare sarda alla lirica passando per la poesia dialettale isolana e la popular music. Roba da perdercisi dentro per giorni. Come Serreli scrive in Boghes e Sonos: ”un punto imprescindibile di conoscenza”.  

Se Mario Cervo ci ha lasciati prematuramente nel 1997, le sue onnivore (e titaniche) raccolte e catalogazioni musicali sono tutt’altro che scomparse. Ringraziamo l’Etnografico di Nuoro e Paolo Angeli per la lungimiranza e il lavoraccio: 3500 schede informative dell’archivio più la digitalizzazione di 6900 pezzi (dischi, nastri e così via). A questo si è aggiunta l’istituzione nel 2015 del “Premio discografico Mario Cervo” che, nelle parole dell’omonima associazione culturale, nasce “per valorizzare il lavoro di chi, attraverso la realizzazione di un prodotto discografico, promuove il patrimonio culturale sardo e per creare un momento di aggregazione fra gli artisti e il loro pubblico”.

Per approfondimenti vari ed eventuali rimando al bel capitolo Per un archivio della musica sarda: la collezione di Mario Cervo in Boghes e Sonos, Giacomo Serreli, edito dalla Fondazione Maria Carta (2021). Io non l’ho ancora acquistato, ma è solo un problema di ridimensionamento degli spazi vitali.