Bint’annus in Binti minutus – K’e-K’e.M

Claudio Loi Musica, Recensioni

Il 5 novembre del 2022 i k’e-k’e-m hanno presentato a Su Tzirculu di Cagliari il loro nuovo disco Bint’annus in Binti minutus con una infuocata esibizione live subito dopo il set dei TV Shock che a breve dovrebbero a loro volta presentare il disco d’esordio fresco di stampa per una label spagnola. Ne riparleremo ma ora concentriamoci sui k’e-k’e-m storica band di punk’n’roll in pista da oltre vent’anni con un nome poco probabile come Kupettonis ‘E Kill’E Mesu che tradotto non migliora molto diventando Cupettone da un chilo e mezzo (that’s punk!!). Il set è stato come al solito elettrizzante e coinvolgente con il quartetto in ottima forma e il front man Leo completamente dedicato a diffondere il verbo della band senza risparmio e senza rete con il fedele pubblico che lo ha accolto come un fratello di sangue: scene vissute tante volte, ma mai scontate. 

Una bella storia, la loro, iniziata nel lontano 1999 in uno scantinato non finito del Sarcidano e proseguita fino a oggi nonostante tutte le intemperie e le insidie del tempo e del mondo circostante. Il ventennale in realtà si sarebbe dovuto festeggiare nel 2019, ma il fermo biologico arrivato subito dopo ha spostato la festa al 2022 e poco importa se non il fatto di essere riusciti a esistere e resistere. Negli anni il gruppo ha subito alcune variazioni nel roster ma ha sempre tenuto fede a quella insana filosofia di vita che arriva dal lontano 1977 (più o meno) in cui tutto è cominciato, o meglio ricominciato con un big bang che non ha mai smesso di propagare energie e spirito di rivolta. Non stupisce quindi che alcuni pischelli in una sperduta periferia dell’impero abbiano deciso, a distanza di diversi decenni, di continuare a spacciare quella insana euforia chiamata punk. Che in parole povere – molto povere – significa fare quello in cui credi a prescindere da tutto e tutti con una sana predisposizione do it yourself (anzi fattu in domu) e low fi a manetta senza trucco e senza inganno. Ma anche consapevolezza e coscienza civile, recupero della propria lingua, esposizione di idee e concetti funzionali alla ricerca di qualcosa in cui continuare a credere. Se poi nel tempo si impara anche a suonare va pure meglio.

Bint’annus in Binti minutus è il racconto di una scelta di vita riassunta in un unico brano senza interruzioni e sovraincisioni, senza fastidiosi processi burocratici, senza file allo sportello, senza additivi e sofisticazioni culturali. Il tutto riversato su un vinile che occupa una sola facciata. Roba strana, forte e senza tagli, alimento per palati abituati a sapori veri da gustare e consumare in quel famoso scantinato ancora non finito o in qualche tzilleri semi-abusivo. Venti minuti quindi, un minuto per ogni anno, venti riflessioni che si dipanano per tutto il brano come una via crucis laica, pensieri raccolti nel tempo e negli spazi che hanno ospitato i loro set, le loro infuocate esibizioni. Storie di vita vissuta, di bevute, di divertimento e di scazzi, gioie e dolori, anche banali luoghi comuni o semplici verità consumate dal tempo. Ma è giusto così e questa è la loro filosofia fatta di rock, di polvere, di bevute, di rumore, di parole e di musiche che arrivano dal profondo della propria identità con sincera dedizione alla causa. Sempre e comunque nella nostra lingua.

Prus fortis che mai / torraus a nàsciri / po curriri meda”.