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È tutta scena!
Maria Francesca Chiappe
18 Aprile 2025

Assessora alla cultura, spettacolo e turismo del Comune di Cagliari

Giornalista professionista e scrittrice cagliaritana, classe ‘62, Maria Francesca Chiappe è da quasi un anno Assessora alla cultura, allo spettacolo e al turismo di Cagliari. Tra le sue deleghe si annoverano la programmazione, la progettazione e la realizzazione di attività culturali e di spettacolo, oltre alla promozione turistica della città. Un incarico non certo di secondo piano per il capoluogo, caratterizzato da molteplici criticità per gli operatori del settore musicale, in particolare in relazione alla disponibilità e alla fruibilità degli spazi. Sono tutti nodi che stanno venendo al pettine proprio in questi mesi grazie a un’imponente iniziativa di sensibilizzazione avviata da Basstation e in cui sono coinvolti fruitori, musicisti, operatori del settore e, finalmente, anche le istituzioni cittadine. Sa Scena ha provato a chiedere all’Assessora come intende affrontare questo mandato, quale sia secondo lei il ruolo che può e deve avere la cultura nello sviluppo della città e come le istituzioni possano realmente incidere nei processi culturali, specie in un contesto critico, almeno fino a questo momento, come quello cagliaritano.

Durante la tua carriera hai percorso tante strade e maturato diverse esperienze: giurisprudenza, giornalismo di inchiesta, cronaca nera, narrativa, editoria, radio. Quale di queste ti ha portato alla decisione di “metterti al servizio della tua città“?

Il mio lavoro è sempre stato al servizio dei lettori, dei radioascoltatori o dei telespettatori, perché questo è il giornalismo. Il passo dunque è meno lungo di quel che sembri, se si intende la politica come servizio ai cittadini e alle cittadine.

In una tua recente intervista a Radiolina hai dichiarato: “Nella cultura, rientrano forse i temi più importanti della nostra società. Bisogna avere una visione molto ampia di tutte le cose e non ridurre la cultura all’organizzazione di eventi e rassegne, anche se sono importanti dal punto di vista della socialità”. Dando per assodato che cultura non può significare solo organizzazione di eventi e rassegne, quale altro genere di iniziativa pensi possa consentire a un’amministrazione comunale di coniugare educazione e cultura?

Se un’amministrazione sceglie di collocare una nuova iniziativa – per fare un esempio concreto, il museo della città – in un quartiere decentrato, sta facendo una scelta che si traduce in un preciso indirizzo culturale che è allo stesso tempo sociale e politico. Se un’amministrazione sceglie di stabilire un contatto continuo con le scuole, i ragazzi, gli studenti, ecco che l’iniziativa culturale diventa didattica ed educativa.

Photo credits Radiolina

Dall’esterno però si ha spesso la percezione che le istituzioni, anche quelle “periferiche” come le Amministrazioni Comunali (per quanto si faccia fatica a riconoscere quella del Capoluogo come tale, vista la sua rilevanza), non abbiano una visione globale dei diversi fermenti presenti all’interno del proprio tessuto sociale, specie quelli più piccoli e meno noti. Trovi anche tu che sia così? E se sì, in che modo pensi si possano ridurre le distanze tra amministratori e piccoli operatori culturali?

Un’amministrazione attenta non dovrebbe lasciarsi sfuggire i fermenti culturali, piccoli o grandi, anche se è evidente che possa succedere. Credo sia importante l’apertura, innanzitutto mentale, ma anche fisica, nel senso che le porte dell’amministrazione devono essere aperte a tutti e tutte, perché soltanto dal dialogo nasce la conoscenza e da questa la valorizzazione.

Ma in che modo questa apertura mentale e fisica si può tradurre nel concreto?

Porte aperte nel senso letterale delle parole: è necessario ricevere, ascoltare e cercare di rispondere a chiunque abbia qualcosa da dire, specie se critica. Sono poi convinta che non si devano avere preconcetti o pregiudizi che non consentono di valutare, riflettere sulle indicazioni che arrivano dagli operatori culturali, tutti: quelli già affermati così come i giovani che si affacciano sulla scena.

Salta agli occhi che si faccia tanto per bambini, ragazzi e ultratrentenni, lasciando scoperto lo spazio di adolescenti e ventenni, che invece a Cagliari pare stiano riscoprendo la voglia, ormai sopita, di poter nuovamente dire la loro. Gli over 30 sono un po’ più grandi e hanno il know how, l’esperienza e in alcuni casi anche la tranquillità economica per potersi dedicare a tempo perso all’organizzazione di eventi culturali. Come pure chi ne ha fatto un lavoro e nel tempo ha tessuto le necessarie reti di conoscenza, che al di là dei luoghi comuni, sono più che utili allo scopo. Mentre coloro che si approcciano per la prima volta a questo genere di attività, tra cui i giovanissimi e tutti quelli che non hanno nessun tipo di “entratura”, avrebbero bisogno di un supporto vero e costruttivo affinché siano messi nelle condizioni di farlo. Ritieni che un’amministrazione comunale, e questa in particolare, possa essere un buon soggetto facilitatore da questo punto di vista?

Ho visto di recente un bel documentario sui fermenti musicali degli Anni ‘80 a Cagliari, in Sardegna e non solo: i protagonisti erano tutti giovanissimi, da quello che ho visto non sembrava avessero grandi mezzi o “entrature” particolari. Alcuni si sono affermati, altri meno, ma comunque tutti hanno lasciato traccia avendo fatto parte di un panorama musicale che resterà nella storia della città e della regione. Non so se all’epoca avessero trovato nelle pubbliche amministrazioni dei “soggetti facilitatori”. Questo per dire che comunque bisogna provarci con l’ambizione di riuscirci. Fermo restando che l’attenzione di questa amministrazione comunale non manca e non mancherà.

Photo credits Stefania Desotgiu

Questo però è successo quarant’anni fa, si giocava con altre regole e in altri campi. Mancavano tante agevolazioni che ora invece ci sono, certo, ma non c’erano nemmeno tante limitazioni con cui oggi si scontra chi prova a creare qualcosa dal basso. Il fatto che le istituzioni non facilitassero allora, non giustifica il fatto che continuino a non farlo…

Non intendevo dire che i giovani non vadano supportati con i mezzi che ieri non c’erano e sui quali invece oggi le amministrazioni possono contare. In questi mesi ho ascoltato molti ragazzi ed è anche da questi incontri, contatti, scambi che è nata un’idea che ho condiviso con il sindaco e con i miei colleghi di giunta: un piccolo palco in piazza del Carmine a disposizione di chi vuole suonare, cantare, ma anche organizzare reading o pièce teatrali.

Bene, così possiamo entrare in un ambito più prettamente musicale. Innanzitutto vorremmo sapere cosa ascolti…

Direi tutto tranne la trap che proprio non mi piace. Non impazzisco neanche per la musica da camera.

Un progetto e/o un evento che ultimamente ti ha colpito in modo particolare nel panorama isolano?

Un documentario: quello che racconta la storia del progetto “Mare e miniere”. Emozionante, divertente, pieno di musica, di racconti, di storie, di paesaggi, di bellezza.

Torniamo alla città. Cagliari manca di spazi nei quali poter fare musica, soprattutto pubblici e all’interno del suo tessuto urbano. O almeno quei pochi che esistono sono molto poco sfruttati. La normativa comunale in ambito acustico è probabilmente una delle cause di tale carenza. Di sicuro è il più grande spauracchio per tutti i locali che potrebbero disporre di spazi pubblici, ma, soprattutto dopo le sanzioni inflitte a parecchi di essi, hanno un maggiore e giustificato timore a organizzare anche piccole iniziative poco impattanti. In che modo si può invertire questa tendenza?

Il tema è importante perché riguarda la convivenza tra cittadini soprattutto nei centri storici. Credo che il rispetto delle norme sia la base di partenza di ogni dibattito che comunque coinvolge diverse competenze all’interno della giunta comunale.

La normativa anti-rumore è nazionale e chi ha potuto visitare qualche altra realtà fuori dall’isola, riscontra che non tutte le città, pur sottostando alle medesime regole, sono silenziose allo stesso modo. Ora, tralasciando gli aspetti “tecnici” (come zone e livelli sonori, che non consentirebbero di svolgere praticamente nessuna attività di musica live restando nella legalità), a pelle parrebbe che una certa incidenza sul “risultato finale” sia data dalla tolleranza nei controlli. Nelle città dove si è più tolleranti è possibile realizzare qualche piccolo evento, magari in orari che non disturbano eccessivamente o in spazi comunque esposti anche ad altre fonti sonore. In città in cui c’è meno tolleranza, più o meno indiscriminata, questo non è possibile. Ecco, Cagliari sembra ricada in questa seconda casistica. Ti sei fatta una tua idea della situazione in città sotto questo punto di vista?

Io credo che sia necessario distinguere innanzitutto tra le sale da ballo, con la musica alta fino a tarda notte, e l’accompagnamento musicale acustico in un locale. Detto questo, ripeto: la normativa anti-rumore è competenza di diversi settori dell’amministrazione. Certo, il tema è delicato, ma non credo che mettere da una parte le norme, dall’altra la tolleranza sia il modo giusto per affrontare il problema. Detta così sembra quasi che tollerare significhi aggirare le norme, che invece sono rispettate da tanti locali che fanno musica e che sono i primi a chiedere che anche gli altri si adeguino.

Photo credits Stefania Desotgiu

Eppure le norme, considerata soprattutto l’impossibilità a restare nei limiti della normativa nazionale all’interno del centro urbano, sono state messe da parte in tante circostanze. Anche perché diversamente altrettanti eventi in questi ultimi anni non si sarebbero potuti fare. Quindi, senza entrare troppo nel dettaglio, un margine di discrezionalità “necessario” c’è sempre stato e continuerà per forza di cose a esserci…

Metterlo così, nero su bianco, direi che insomma, non sarebbe correttissimo… Posso dire che si valuta di volta in volta.

Possiamo aspettarci da questa giunta delle iniziative volte a evitare che la città continui a essere così silenziosa?

Questa amministrazione ha l’ambizione di rendere sempre più vivace culturalmente una città che già lo è, nel reciproco rispetto di chi vive nei centri storici e chi vive i centri storici.

In questa faccenda, almeno da quando sono state istituite le prime zone pedonali, giocano, legittimamente, un ruolo importante i comitati anti-rumore di quartiere. Chi fruisce queste zone però spesso ha avuto la percezione che i cittadini che vivono nei centri storici, rappresentati dai comitati, abbiano un po’ troppa voce in capitolo rispetto ai cittadini che invece vivono i centri storici. Anche questa sembra una questione molto più politica che di ordine pubblico. A tuo avviso, nel ruolo che ricopri, è possibile trovare un modo per conciliare entrambe le esigenze?

Prima che di ordine pubblico e politica la questione è legata al rispetto sul quale si fonda la convivenza.

La convivenza però dovrebbe implicare anche e soprattutto reciprocità. Ci sono zone del centro storico dedite al turismo in cui sicuramente la musica live è l’ultimo dei problemi acustici, e zone con importanti funzioni sociali per i cittadini che invece sono silenziose per la paura da parte dei gestori di essere multati per una porta aperta. In queste zone sembra che al momento le esigenze dei “fruitori” siano sproporzionalmente subordinate a quelle dei residenti, soprattutto quando i fruitori sono cittadini e non turisti. Quindi chiedo se possono esserci margini per una convivenza sostenibile per tutti.

È proprio questo l’obiettivo di tutti: una convivenza sostenibile. Ognuno deve fare la sua parte. In questo senso, certo, i margini ci sono.

Photo credits Stefano Conti

Ora che le elezioni sono passate e, se possibile, al di là delle promesse elettorali, quali sono le reali intenzioni di questa giunta comunale nei confronti del settore musicale?

Innanzitutto abbiamo allestito alla Fiera un’arena in grado di ospitare concerti che possano soddisfare la richiesta di una città come Cagliari. Ci piace l’idea di serate musicali per tutti, in tutti i quartieri, soprattutto d’estate, in piccole o grandi piazze, così come abbiamo fatto a luglio e agosto dello scorso anno con “Si muove la città”, che replicheremo da giugno a settembre. Abbiamo organizzato mattinate di musica alla Galleria comunale d’arte la domenica mattina. Stiamo individuando un’area dove i giovani possano suonare sforando l’orario e mettiamo a disposizione di chiunque un palco in piazza del Carmine per suonare in acustico.

Molto bene, magari faremo un recap tra un anno per vedere com’è andata. Per il momento ti ringraziamo tantissimo per la disponibilità.

Grazie a voi, è stato un piacere. Sono una giornalista e ho il massimo rispetto per chi fa domande e si aspetta risposte da chi ha il dovere di darle.

In copertina: Photo credits Stefano Conti