
Di Claudio Loi
A febbraio (quasi) tutti cantano Sanremo. Qualche volta anche in sardo. Come nel 1991 quando i Tazenda presentarono sul palco dell’Ariston, insieme a Pierangelo Bertoli, il brano in limba Spunta la luna dal monte ottenendo un successo incredibile. In realtà quella non fu la prima volta che la lingua sarda entrò a Sanremo in quanto già nel 1988 un gruppo di Sassari presentò nella categoria ‘giovani’ il brano Mama scritto da Piero Marras sempre in limba. Stiamo parlando degli ICE e di quella esibizione è disponibile la registrazione video che testimonia un momento che merita di essere ricordato nonostante la discutibile presentazione di Gabriella Carlucci. Ma gli ICE in quell’occasione furono impeccabili e spavaldi al punto giusto cosa non facile tenuto conto del contesto. E bisogna anche fare in modo che gli ICE non vengano ricordati solo per quella serata in quanto in tanti anni di onorata carriera sono stati uno dei migliori gruppi in circolazione. Vale quindi la pena di ricostruire la storia di una band che negli anni Ottanta del vecchio mondo ha dato il suo contributo alla storia del rock isolano, nella sua versione più pop oriented che aveva Sassari come punto di fuga e comprendeva altre band come i Cento, i Grafico e i JAB con i quali si creò un simpatico duello tipo Beatles/Stones.
La storia degli ICE inizia proprio a Sassari nel 1984 grazie alla voglia di fare musica del chitarrista Massimo Cossu insieme ad Andrea Desole (voce), Uccio Soro (chitarra), Giancarlo Longoni (basso) e Paolo Zannin (batteria) e un repertorio iniziale molto legato alla storia del cantautorato italiano seppure con una buona dose di energia elettrica e ottime vibrazioni rock. Come ci ricorda Riccardo Frau in Vintage, nel corso del 1984 gli ICE partecipano al primo festival Città di Sassari e lo vincono: un risultato che dà fiducia al gruppo e la giusta spinta per insistere. Nel 1985, a seguito della comitiva sassarese organizzata da Giovanni Leonardi, partecipano alla prima edizione di Rock Area a Tonara e da qui rafforzano l’idea che la musica può essere qualcosa di più di una semplice passione. Inizia una fase di grande impegno e di studio con la partecipazione dei singoli a diversi corsi di perfezionamento a Milano e Roma, suonano appena è possibile e la loro presenza sui palchi sardi è una costante di quel periodo. Nel 1986 partecipano al raduno Krak East Coast Rock nei giorni di ferragosto con esibizioni a San Teodoro e Budoni e a seguire li ritroviamo a Sassari per la rassegna Atmosphere nel cortile del palazzo della Provincia. Nel 1987 partecipano alle selezioni regionali di Castrocaro Terme con il brano Mere manna che gli fa vincere il torneo e li spedisce dritti sul palco di Sanremo. La lingua sarda entra ufficialmente nel giro grosso con Mama che richiama in modo palese le atmosfere new-romantic di quel periodo con riferimenti a gruppi come Spandau Ballet e Duran Duran. Un mood che ritroviamo negli arrangiamenti, nei suoni, nel look nonostante una lingua che nessuno avrebbe messo in rapporto con quelle atmosfere. La cosa funziona e la Ricordi li mette sotto contratto, pubblica il 45 giri di Mama che ottiene un buon riscontro di vendite e spunta qualche importante apparizione nella TV nazionale in programmi come Jeans condotto da Fabio Fazio, Chi tiriamo in ballo? con Gigi Sabani e Piacere Rai Uno. Insomma un periodo di grandi emozioni, di soddisfazioni forse inaspettate e persino diversi concerti nella penisola. Ma come spesso accade, proprio nel momento di maggiore esposizione, il gruppo deve far fronte a diversi contrattempi personali (il famigerato servizio militare di alcuni musicisti) e deve per forza rallentare il passo. Intanto nel 1988 arriva a dare man forte Mario Chessa che già vantava una buona esperienza in gruppi locali (Cento, Bertas, Metrò) e nel 1990 arriva anche la pubblicazione, grazie a Rockhaus Blu Studio, di una cassetta chiamata ancora una volta Mama con diversi brani che riassumono la storia del gruppo e nuove composizioni a cui partecipano Piero Marras e Paolo Pillonca e come sempre l’utilizzo della lingua sarda che rimane la loro caratteristica di base. Sempre nel 1990 due loro brani (Ave Maria e Nos imparet) trovano ospitalità in una compilation pubblicata in cassetta sempre da Rockhaus.
Poi arriva il 1992 e la band decide di smettere anche se ritroveremo i singoli componenti in tanti progetti musicali anche negli anni successivi. Massimo Cossu ad esempio è finito in modo stabile nella galassia Tazenda, Paolo Zannin e Uccio Soro (con Fabio d’Onofrio) hanno dato vita alla Stage Band che poi cambierà il nome in Arcano, alcuni di loro hanno spesso collaborato con Piero Marras, e in tempi più vicini a noi, Cossu, Soro e Zannin hanno fatto parte del progetto chiamato Non eri qui di Alessandro Azara presentato nel 2019 al Teatro Comunale di Sassari.
In questo primo scorcio del 2026 la parola ICE suscita sentimenti contrastanti, nella Sassari degli anni Ottanta era sinonimo di eleganza e buona musica anche se con quel nome – come ricordano i Tazenda – avevano il destino segnato.