

Non è semplice confrontarsi con narrazioni della Sardegna dissonanti rispetto a quelle – idilliache e rivendicative – a cui, autoctoni e non, sono abituati. Come quella che ne danno gli Hermetic Brotherhood of Lux-Or, duo nato in seno all’esperienza Trasponsonic, collettivo creato verso la fine degli anni 90 a opera di alcuni visionari cinofili, letterati e musicisti. Il quadro che emerge dal loro ultimo lavoro, Sex and Dead Cities, non è né edificante né positivo, ma è sicuramente paradigmatico di certe oggettività che continuano a stare lontane dalle immagini edulcorate e stereotipate che si hanno dell’isola. L’EP racconta il contrasto vissuto da una terra strabordante di storia – il Marghine – e continuamente profanata dall’industrializzazione a ogni costo e dalla scia di abbandono e decadenza che si lascia alle spalle. L’inquietudine è palpabile. Atmosfere soffocanti e grida ancestrali sembrano inveire contro una modernità che tutto sopprime, senza possibilità di rinascita. Quella che loro stessi definiscono post world music è un concentrato di ambient industrial, sonorità cupe e ritmiche ossessive che esaltano l’intento paranoico di un disco che coraggiosamente cerca di portare alla luce una realtà dalla quale si distoglie lo sguardo con fin troppa impudenza.
