Gavinuccio Canu & Atro

Federico Murzi Retromania

A un certo punto nella vita mi è venuta la scimmia per new wave e per i suoi vari revival anni Zero. Batterie in quattro, bassi ciccioni, ritmiche di chitarra sferraglianti, bordoni di synth, voci profonde e testi cupi. Volevo essere Tom Smith, ma come baritono sono sempre stato poco credibile. 

Gavinuccio Canu era tutto quello che ho scritto qui sopra e molto di più. Viveva di aria e musica, e sull’aria non sarei così sicuro. Non posso spingermi a dire che fossimo amici per rispetto di tutte le persone che lo hanno conosciuto in modo profondo. Però abbiamo bazzicato gli stessi posti, condiviso qualche esibizione e, quando non c’era il tempo di una chiacchierata, un mezzo secondo per un saluto affettuoso lo trovava sempre. 

Gavinuccio era una miniera di gruppi, aneddoti, pensieri, voglia di fare e di scrivere. Di mettersi in gioco continuamente. Negli anni ‘90 era stato la voce degli Atro ed era una presenza fissa nella scena musicale di Sassari. Una volta, direi durante una festa della musica dell’Arci, aveva fatto un’esibizione chitarra e voce mettendo in fila Joy Division, Fabrizio De André e folk sassarese sotto una tettoia mentre fuori pioveva che dio la mandava. 

La sua ultima esibizione (per quel che so e per quel che ricordo) l’ha fatta il 18 dicembre 2021, due mesi prima di quel brutto febbraio balordo in cui se n’è andato. Aveva cantato, tra le altre cose, The ship song di Nick Cave al Vecchio Mulino di Sassari, in ottima compagnia. Ora non c’è più e tutta Sassari è molto più sola di quanto già non fosse prima. 

“A stare bene”, Gavinuccio.