Tango Macondo – Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura & Pierpaolo Vacca

Mauro Piredda Musica, Recensioni

Le radici che si fanno scala in cerca di moltitudini latitudinali, quelle della scultura di Marcello Chiarenza racchiusa nell’albobigia copertina dell’album, ci dicono già tanto su quanto realizzato dal triumvirato sonoro sardo-marchigiano che ha dato alla luce a Tango Macondo.

Il disco di Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura e Pierpaolo Vacca, recentemente uscito per l’italiana Tǔk Music, è così presentato nel catalogo ufficiale dell’etichetta: «An emotional journey between Argentina and Sardinia, words and music, history and contemporaneity». Un viaggio carico di emozioni e che carico si fa della prospettiva geografica ribaltando gli emisferi come se avessimo a che fare con il celebre disegno dell’artista uruguagio Joaquim Torres García (Mapa invertido da América do Sul), ossia con la terra del fuoco che si fa boreale. Ed è salendo a nord lungo la scala di Chiarenza che i tre partono dal cono sud con uno dei «three celebrated tangos» con altrettante «beautiful european voices». Alguien le dice al tango è quindi la prima traccia dove il piano di Di Bonaventura apre le porte al fiato ottonato di Berchidda e al respiro lirico di Malika Ayane con una versione che piacerebbe senz’altro sia a Piazzolla che a Borges. Le altre due voci ospiti sono quelle di Tosca per El día que me quieras e di Elisa per Volver (¡que viva Gardel!). Se ci limitassimo alle poche righe della Tǔk e null’altro sapessimo, potremmo dire, basandoci solo sulla nostra fantasia, che l’interpretazione della prospettiva geografica «between Argentina and Sardinia» affidata alle nostre orecchie si sposa con l’interpretazione concettuale nella quale sono gli occhi a orientare i nostri successivi pensieri: nell’opera di Chiarenza sono le radici che si fanno scala o è essa stessa un legno eradicato come un nostro vecchio vessillo giudicale? Potremmo dare risposte affermative ad entrambe le questioni sollevate anche grazie al lavoro di Pierpaolo Vacca, musicista ovoddesu diatonico, eclettico e trasversale, che fa di mantice e bottoni una piattaforma musicale al tempo stesso viscerale e postmoderna. Ma è anche vero che sappiamo altro. Ossia che tale prodotto sonoro trova la sua genesi nel romanzo dell’oranesu Salvatore Niffoi, Il venditore di metafore, ambientato in logu mamujadinu, e che tale matrice emerge prepotente nell’album del terzetto sia con la traccia omonima, sia con il Tema di Mataforu e Anzelina (dove Mataforu è il nomignolo del protagonista niffoiano Agapitu Vasoleddu). E anche altrove. Ma se Ovodda, Orani e Mamoiada belle a làcana nche sunt, la carovana musicale del trio è proprio dei confini che se ne sbatte. Ecco che quindi che Il venditore di metafore la troviamo tra un tango e un Movimento andino. E che tra quest’ultimo e la garciamarqueziana Macondo troviamo Dumburù / Dillu con Pierpaolo de gràssias prenu. Ballu tzoppu / Skamoiada, sincopato prima, dilatato successivamente potrebbe essere tranquillamente la traccia di chiusura, ma la bonus track Stagioni assolve al compito ponendo il sigillo alle emozioni prodotte da queste sei mani. Non ci resta che fare da spettatori all’omonima opera teatrale, che però in questa Macondo mediterranea non arriverà prima del 2023. Consoliamoci quindi, ora, con queste dodici tracce.