IRMA Records 2025
Human Codec vede finalmente la luce dopo alcune anticipazioni sotto forma di singoli di cui abbiamo parlato in queste pagine, sempre con molto piacere. Il nuovo album (dovrebbe essere la quarta release, tutto compreso) segna un netto passo in avanti nella loro esperienza d’arte e di vita e dovrebbe lanciare il quartetto verso la giusta e doverosa consacrazione. Almeno è quello che si spera e che sarebbe normale se fossimo in un mondo giusto. Ma non è un cruccio su cui indugiare troppo e i Freak Motel queste dinamiche le conoscono molto bene e le superano semplicemente facendo al meglio quello che sanno fare. E come nei lavori precedenti Human Codec è il culmine di un lavoro intenso e continuo, di barriere che crollano, di gente che dedica la propria vita a immaginare nuove ipotesi e nuovi paradigmi di sopravvivenza. Le nove tracce dell’album, molto coese e coerenti, vivono in una dimensione di assoluta partecipazione, respirano la stessa aria e parlano la stessa lingua anche se non è dato sapere quale sia. Lavoro di encomiabile e paziente destrutturazione di suoni e stili, contenitore di anime e pensieri, citazioni e notazioni a margine, perfetto nel rappresentare il grande caos della musica contemporanea. Difficile affibbiare un tag a questo disco, trovare la giusta posizione nello scaffale dei nostri sogni: jazz, rock (più o meno post), afrofuturismo, black music, persino qualche velato rimando al pensiero postmoderno (nella sua capacità di essere antico e contemporaneo allo stesso tempo, come suggerivano i teorici del pensiero debole). Dentro c’è tutto questo e anche altro e ogni ascolto rilascia – a chi ha voglia di perdersi in questo incantesimo – sempre qualcosa di nuovo. Molta elettronica (di matrice Warp), tastiere di ogni tipo, un enorme campionario di effetti e suoni misteriosi, poliritmia un po’ kraut e un po’ afrobeat, una tromba che richiama il Davis più urbano e visionario e un basso che pulsa, respira, batte come il cuore di una gazzella in fuga.
Human Codec è anche una riflessione sui difficili rapporti tra il genere umano e le macchine, in un mondo sempre più sottomesso alla dittatura dei dispositivi e delle disposizioni. Il Codec – secondo la Treccani – è un “dispositivo in grado di codificare o decodificare segnali audio e video attraverso un processo di digitalizzazione (…)” ovvero la chiave per tramutare segnali analogici in digitali e viceversa. Questa porta di accesso al nuovo mondo non riguarda solo le strutture dell’universo digitale, ma si spinge ben oltre, entra nella vita di tutti i giorni, modifica comportamenti, abitudini, passioni, digitalizza anche i nostri sentimenti. Human Codec riflette su queste cose, pone domande, ragiona su un presente piuttosto indefinito e su un futuro sempre più difficile da ipotizzare. Emergono sentimenti di angoscia e di paura quando si ragiona di Intelligenza Artificiale e di come la nostra esistenza sia ormai dominata da password, codici, sistemi di controllo sempre più pervasivi, difficili da bypassare, da ignorare. Queste sono le riflessioni che i Freak Motel ci consegnano e il loro ultimo disco, nel suo essere un campionario di suoni liberi e liberatori, che di questa diaspora sono la logica conseguenza, appare come una possibile risposta a tali interrogativi.
Attenzione anche ai titoli dei brani, talvolta misteriosi e senza senso apparente, come Yelli e Rauh, altre volte con richiami alla nostra isola, come la “tabarchina” Môlalüña, a passioni mai sopite, come nel caso di Bantu Biko (che rimanda più a Robert Wyatt che a Gabriel), Beef Heart Tomato e Mr. Wizoo che sembrano evocare la sana follia di mr. Zappa e Captain Beefheart. Su Noir e Human Codec le ipotesi sono aperte, mentre Sudo Updated, che vede la presenza di Notrasa, ci scaraventa verso inquietanti incubi digitali.Human Codec è un lavoro complesso, stratificato ma estremamente godibile che arriva da anni di studio, follia creativa e un pervicace superamento di difficoltà umane ed esistenziali che il mestiere di musicista comporta. Andrea Sanna, Matteo Sedda, Andrea Parodo e Nicola Vacca ancora una volta ci sorprendono, ci spiazzano e rendono la distopia del presente più vivibile e più umana. Complimenti anche alla IRMA Records di Bologna che ha creduto in questo progetto.
