

Dischi Gourmet, 27 giugno 2025
Questa recensione sarebbe dovuta iniziare in modo diverso, ma la notizia della scomparsa di Giuliano Sorgini (1942-2025) mi obbliga a scegliere una direzione diversa in corso d’opera. Sorgini è stato un compositore di musiche per il cinema, pubblicità e televisione, oltre che un autore tanto prolifico quanto ignoto al pubblico mainstream. Il musicista romano si può annoverare tra i pionieri della sperimentazione dell’elettronica e nell’uso dei synth e capace di passare dall’horror, all’afro dark, dal field recordings al thriller e jazz funk fino a diventare un autore di culto per la Library music, a cavallo tra gli anni ‘60 e gli ‘80 e alimentando la propria discografia fino a pochi mesi fa. Sono proprio due suoi dischi come Zoo Folle (1974) e, soprattutto, Lavoro e tempo libero (1980) che riecheggiano in Lungomare, il nuovo disco degli E.V.O.
Sorgini non è l’unico riferimento che si sente nel sophomore di Alessandro Fratta e Francesco Oppes, perché riecheggiano i colori dei dischi jazz funk degli anni ‘70 di Masayoshi Takanaka (in particolare Brazilian Skyes e l’omonimo), Alessandro Alessandroni e la recente scena del Neapolitan Sound capeggiata da Nu Genea e Bassolino. Quello che si percepisce, tuttavia, non è una schietta e banale nostalgia dei tempi andati (e mai vissuti in prima persona dal duo per questioni anagrafiche), ma una personale interpretazione di stili e suggestioni, con una dose abbondante di ironia e il sax appeal alla Fausto Papetti, da seduttore goffo e viveur verace. Il lavoro si riallaccia con l’esordio del 2022 sia per la scelta dei suoni, sia per i giochi di parole disseminati nei titoli dei brani: Metti una sera al Poetto (il loro pezzo migliore in assoluto), L’appuntamento, Sullassella, Lounge il Canale (Lungo il Canale di Piero Umiliani), per citarne alcuni.
Gli E.v.o. sono passati dall’essere un duo di giovani polistrumentisti – con Primo Piatto creato in autonomia – a veri e propri compositori-esecutori, con sette musicisti a disposizione (una sezione fiati completa, archi, percussioni e chitarra), che ha saputo creare un disco che piano piano entra sotto la pelle e diventa piacevole come l’aperitivo al mare dopo un venerdì sera al termine di una settimana devastante, seduti a un Bar Mediterraneo fronte Sella del Diavolo, come rappresentato nell’incantevole copertina dell’album, opera del pratese Lorenzo D’Alessandro.
Gli Evo sono cresciuti, hanno perfezionato quanto fatto sentire nell’esordio, perfezionando la qualità degli arrangiamenti e la profondità delle soluzioni. La varietà della grammatica melodica è un punto di forza, non certo carenza di idee spacciata per revival grossolano o manierismo. I dieci brani di Lungomare sono una locura, tra “musichini viscidi” e colonne sonore di grande respiro, rappresentano un biglietto da visita importante per chi si può presentare come nuovo volto della scena mediterranea dell’Isola: ritmi rilassati, in suggestivo sodalizio spirituale tra il Golfo degli Angeli e quello della penisola Flegrea, con le opportune differenze.