Enzo Favata - Enzo Favata & The Crossing - The Crossing - Niafunken - ascolti - album - ep - 2021 - Sa Scena - 29 marzo 2021

Enzo Favata The Crossing

Federico Murzi Musica, Recensioni

La contemplazione estatica di una strada notturna affollata a Tokyo nel 2017 è la miccia che ha portato Enzo Favata, sassofonista e jazzista di lungo corso e di chiara fama, a cambiare radicalmente il proprio abito sonoro. Lo ha fatto con una compagnia ricercata e degna di nota, The Crossing, che dopo un’intensa attività live ha pubblicato, a marzo del 2021 per Niafunken, un Lp fulminante.

L’idea di Enzo Favata The Crossing, questo il titolo dell’album, è – come il nome suggerisce – un incrocio: e il disco mostra mille facce che si mescolano e si integrano, parla con molteplici voci che dialogano fra loro, come persone in mezzo a una strada affollata. Così come è “affollato” il disco, sia sul piano sonoro che su quello degli ospiti, veri e virtuali, che partecipano alla creazione del suo paesaggio musicale. Oltre ai componenti di The Crossing, Enzo Favata cita Ilaria Pilar Patassini, Salvatore Maiore, Maria Vicentini, passando per Marcello e Giorgio Peghin, ma anche le ingombranti assenze ispiratrici di Fela Kuti, Malcom X e Steve Biko

Difficile fare una disamina track by track di un disco così compatto. Nel tracciarne il perimetro, le impronte delle maestranze artistiche emergono prepotentemente: l’ipnotico vibrafono di Pasquale Mirra e il suo dialogo con i languidi sax e clarinetto di Enzo Favata – si ascolti l’evanescenza eterea di Turn. O la sezione ritmica portante e preminente di Rosa Brunello e Marco Frattini, elementi portanti nell’apertura di Roots. E parlando di impronte, quella fusion si sente assai (Oasis e Roots ne sono solo un esempio), Weather Report in testa.

Il disco si muove con disinvoltura nel tempo e nello spazio. Nello spazio, fra dimensione live e studio: le 6 tracce, registrate durante l’attività live dell’ensemble, sono frutto di una “pulizia” del suono e di un certosino lavoro di sovraincisione. Dietro il mixer, un nome tutelare della fonia made in Sardegna: Alberto Erre.  E i risultati si sentono. Nel tempo, il movimento è fra tradizione e innovazione: se l’interplay fra gli strumenti ci rimanda al Miles Davis di In a silent way e al jazz-rock degli ultimi anni ‘60, l’impronta eminentemente fusion di Favata si lascia contaminare dall’incedere incalzante e “africaneggiante” di brani come Black Lives Matter, che nell’attitudine guarda alla nuova scena ethno-jazz anglosassone. 

Ma attenzione: laddove il debito nei confronti del passato-presente si avverte, ne è la rielaborazione riconoscibile, mai sterile rappresentazione. Enzo Favata & The Crossing armonizzano con efficacia il difficile equilibrio fra tradizione e attualità, mettendo un punto fermo nella produzione musicale del 2021.