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Elia Casu, Antonio Pinna
Matadiau
7 Marzo 2026

La nascita di una nuova etichetta discografica è un po’ come la schiusa delle uova di tartaruga marina: un lieto accadimento accolto da un certo stuolo di interessati con commozione e grandi aspettative. Ma è cosa nota che i suoi frutti finiranno con grande ottimismo in balia delle onde del mare verso cui si dirigono e solo uno di loro su mille riuscirà a raggiungere la maturità. Ecco, forse l’epilogo non è sempre così tragico, ma per le nuove piccole etichette, che non godranno mai dell’endorsement di protettori, mayor o affini, non ci si discosta poi tanto.

Ci si chiede se questo possa essere il caso della Mraxani Label, neonata etichetta indipendente che si presenta in supporto a generi non convenzionali, alla “musica sperimentale, cross-genre e non mainstream”, a loro dire “profondamente viva e necessaria”. Mission più che condivisibile, ma soprattutto ambiziosa che si completa con un laconico e poco casuale “We exist to help them be heard”. Che potrebbe benissimo giganteggiare anche sull’header di questo sito. L’etichetta nasce per iniziativa di Elia Casu e Claudio Melis, entrambi musicisti ed entrambi originari del Medio Campidano, che, come tanti, dopo anni trascorsi fuori hanno deciso di tornare nell’isola. Mraxani nasce intorno al loro lavoro e alle collaborazioni che i due hanno tessuto nel tempo, cercando di attrarre così apporti anche molto distanti tra loro nel tentativo di farle convivere più o meno felicemente. Ma come tutti i buoni propositi, anche quelli di Mraxani, per non restare tali, devono poi tradursi in fatti. E i fatti in questione, per il momento, sono due dischi belli concreti e nuovi di pacca, che escono a una settimana l’uno dall’altro e che hanno attirato la nostra attenzione ben più delle parole che ne hanno accompagnato la pubblicazione.

Il primo di questi si intitola Matadiau e porta la firma dello stesso Elia Casu, in veste di chitarrista, e di Antonio Pinna alle percussioni, entrambi compositori, produttori, smanettoni del suono e dediti all’elettronica. Il progetto creativo si dichiara apertamente non convenzionale: Casu ha buttato giù tracce e strutture dei brani, sulle quali Pinna ha registrato le percussioni senza conoscerne la forma finale. Una sorta di improvvisazione compartimentata e “alla cieca”, come l’hanno definita loro stessi, basata su una evidente fiducia reciproca e sul dialogo a distanza tra i due background musicali. Il risultato finale, nonostante l’approccio articolato, funziona molto bene: l’incertezza dell’improvvisazione scompare nelle otto tracce del disco e quello che poi arriva è un giudizioso accordo tra le parti. Musica leggera ma per niente leggerissima, fatta di texture trasparenti, suonate in punta di dita, che accolgono rumori e suoni di varia natura, delicatamente, senza mai distogliere l’attenzione dai brani e dalla loro più intima sostanza. Compromesso necessario che gli consente di dare sfogo alla pulsione sperimentale senza flagellare l’ascoltatore con inutili e, troppo spesso, pretestuose velleità sonore.

Ecco, dove arriveranno i dischi di Mraxani Label non è dato saperlo. Probabilmente non lontano: si scontreranno ben presto con i piccoli numeri di questa piccola isola e i grandi numeri di chi gioca campionati completamente diversi dai loro. Ma ci piace credere che continueranno ancora a sfornare dischi degni di questo nome, fregandosene altamente del mare e di tutte le insidie che li aspettano là fuori, con il carapace ancora molle e ignari del loro futuro, ma pieni di entusiasmo e incosciente fiducia nel futuro.

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