È tutta scena - Tatiana Giuranna - Ossi - banda - trombettista - intervista - Luca Garau - 2021 - Sa Scena - 17 settembre 2021

È tutta scena – Intervista a Tatiana Giuranna

Luca Garau È tutta scena, Interviste

Per il nono appuntamento della nostra rubrica “È tutta scena”, Luca Garau ha intervistato Tatiana Giuranna, giovane trombettista di Ossi, docente di musica e già direttrice di alcune bande del territorio. Impegnata nel sociale (è il secondo amministratore locale che intervistiamo dopo Davide Corriga Sanna di Bauladu) e già parte delle band Skankin CaOs e Ruja Karrera, con le sue risposte ci offre una panoramica su un settore apparentemente extra scena, ma che ha la sua importanza dai punti di vista della socialità e della formazione del giovane musicista.

Oggi vogliamo parlare di bande e direi che la prima domanda potrebbe fungere da introduzione, pertanto ti chiedo una tua descrizione o narrazione del mondo bandistico.

Secondo una mia personale descrizione, posso dire che le bande musicali sono una sorta di “brutto anatroccolo” della musica. Le persone hanno spesso una visione delle bande come dei gruppi che fanno musica di “serie B”, quando invece queste hanno una grandissima funzione educativa e di formazione musicale. Contribuiscono a mantenere viva la musica degli strati popolari e rappresentano un importante momento di aggregazione che coinvolge persone senza distinzione di età e provenienza. Ed è sicuramente questo uno degli aspetti migliori nel quale la banda si rivela, a livello figurativo, un bellissimo cigno: fare musica come prodotto di una condivisione tra più persone e identità.

Spesso l’ingresso in banda, soprattutto se avviene da piccoli, è inconsapevole o comunque non del tutto programmato. Ci vuoi raccontare il tuo?

Il mio ingresso in banda è stato più che consapevole: a sei anni ho chiesto ai miei genitori di potermi mandare a far lezioni presso la banda musicale. Ho iniziato suonando le percussioni. Mio fratello maggiore fu costretto ad accompagnarmi e, nonostante inizialmente non volesse saperne, anche lui poi ne ha fatto convintamente parte. Diciamo che l’amore per la musica è scattato in tenera età e, oltre all’amore per la musica, è scattato anche l’amore per la banda: un amore che tutt’ora continua e si alimenta da 26 anni.

Le bande hanno appunto questa capacità di avvicinare intere generazioni alla musica, e anche alla musica “colta”. Difficilmente un ragazzo sogna di suonare il flicorno, o l’oboe, però magari iniziando nell’ambiente bandistico prosegue con la sua passione. Ritieni che sia un anello di congiunzione da preservare?

Assolutamente sì, ritengo che sia un anello di congiunzione da preservare, tutelare, valorizzare e naturalmente incentivare. La banda è un luogo unico dove per l’appunto si ha la possibilità di venire a contatto con strumenti che altrimenti non si avrebbe la possibilità di conoscere. Io stessa posso dire di aver iniziato in banda per poi proseguire seguendo per il mio sogno di esprimere la musica attraverso un percorso professionistico, dalla banda al conservatorio. Ma questa è la storia di tantissimi altri musicisti che, nella banda musicale, hanno le proprie radici.

Pensi che le bande possano ricoprire anche un ruolo di connessione tra musicisti di diverse zone geografiche e diversa estrazione artistica?

Le bande rappresentano momenti di aggregazione tra tante persone anche di diverse provenienza. La bellezza della musica è che non ha confini. Soprattutto in passato, molte bande della provincia di Sassari, ma anche di tutta la Sardegna, hanno avuto modo di vivere l’esperienza dei gemellaggi con realtà bandistiche d’Italia e anche internazionali, di poter partecipare a dei concorsi internazionali instaurando per l’appunto relazioni con realtà geografiche, culturali e musicali differenti. Io stessa ho dei ricordi di gemellaggi, ma anche soprattutto di concorsi sia in Italia che all’estero dove la bellezza stava nel far musica tutti insieme, divertirsi e stringere legami con tanti altri musicisti.

La pandemia ha ridotto drasticamente l’attività delle bande, sia quella concertistica che quella più prettamente paesana (processioni, sagre) e probabilmente limiterà anche in futuro. Quale potrebbe essere il nuovo modo di essere banda?

La pandemia e i suoi effetti non hanno risparmiato l’attività sociale delle bande. Già nel corso degli ultimi anni le associazioni hanno affrontato periodi molto difficili. I giovani di oggi si avvicinano sempre più raramente ad una banda musicale, per il semplice motivo che hanno tante attività da svolgere e percepiscono il mondo bandistico come una realtà antiquata. Sicuramente un nuovo modo di essere banda non potrà esimersi dal calarsi ulteriormente nella realtà sociale, andando a dialogare con le realtà musicali presenti nei territori a partire dalle scuole civiche di musica e soprattutto le scuole ad indirizzo musicale, e abbracciando tutte le realtà musicali. Solo in questo mondo le bande potranno trovare nuovamente la  strada per assolvere, attraverso la musica, la loro funzione principale, che è quella sociale.

Al di là della tua esperienza di amministratrice locale e musicista, come vedi il rapporto tra istituzioni e bande? 

Sicuramente in passato vi era un rapporto molto più solido tra istituzioni e bande musicali. Non vi era evento comunale nel quale non vi fosse la banda musicale. Non vi era comitato della festa che rinunciava ad un accompagnamento musicale. Anche questo è sicuramente un fattore da cui ripartire. Le bande devono riprendere un dialogo con le istituzioni e viceversa. Abbiamo necessità di amministratori attenti e di bandisti pronti ad affrontare la sfida di riportare la loro realtà al centro del paese. Occorre riconoscere il ruolo che le bande assolvono all’interno del tessuto sociale, che è quello di rappresentare e trasmettere la memoria storica e sociale di una collettività.

E tra accademia e bande?

Tra le accademie e le bande c’è sempre stata una certa distanza. Tuttavia a me fa piacere ricordare le parole di un grande direttore d’orchestra del nostro Paese, Riccardo Muti, il quale ha lanciato un appello per salvare le bande di paese riconoscendone la grande importanza nel rappresentare il primo gradino della formazione musicale oltre che il ruolo di collante fondamentale nella vita delle comunità di tutta Italia. Le bande musicali sono quelle organizzazioni che consentono a tutti, e quindi anche chi non ha disponibilità economiche per seguire specifici corsi musicali, di poter avere una formazione musicale e la possibilità di esibirsi. È già da qualche anno, comunque, che diversi conservatori prevedono nei propri piani di studi la possibilità di poter frequentare corsi specifici di “strumentazione per banda”. Questo è fondamentale, perché riconosce l’importanza degli ensemble bandistici e del loro repertorio e rappresenta il superamento di una visione della banda che fa più baccano che musica.

Spesso la banda, nell’immaginario collettivo è ancora quella stonata, con la grancassa fuoritempo e il piattista che insegue le farfalle: in chiusura ti chiederei un endorsement umano e artistico che renda giustizia al mondo bandistico e, se dovesse capitare, possa far amare anche quella piccola stonatura.

Il mondo bandistico è perfetto proprio per questo. Con le sue stonature, la banda continua ad essere cuore pulsante della cultura popolare, rispecchia la realtà di un mondo composto da persone con vissuti differenti che si uniscono per far musica in un clima di crescita collettiva. Non tutti diventeranno musicisti, ma sicuramente vivere la realtà della banda fa avere una marcia in più per il bagaglio di esperienze che essa dona.