È tutta scena – Intervista a Salvatore Corona

Simone La Croce È tutta scena, Interviste

Dal 1999 il festival Dromos ha avuto un’evoluzione che lo ha portato a essere, oggi, una delle manifestazioni più importanti in Sardegna, capace di far convivere, all’interno di un cartellone sempre più nutrito e variegato, grandi nomi, artisti emergenti locali e alcuni tra i migliori progetti internazionali contemporanei. Abbiamo raggiunto il direttore artistico Salvatore Corona per fargli qualche domanda sulla genesi del festival, su come siano riusciti a far compiere questo salto di qualità alla manifestazione, su come siano stati in grado di fare del networking una chiave del suo successo e su quale vision si celi dietro la sua organizzazione. 

Ciao Salvatore, l’Associazione Culturale Dromos è nata nel 1999, ma il festival ha avuto una crescita esponenziale – che lo ha portato ai livelli di altre manifestazioni di area jazz con diversi decenni di storia alle spalle – solo negli ultimi anni. Ci puoi raccontare in sintesi come è nato?

Premetto che la musica e l’arte raccontano una parte importante della mia vita, per il percorso che ho fatto, per le influenze di amici artisti che fin da ragazzo ho frequentato, per le situazioni che ho vissuto e che alla fine mi hanno portato a scegliere di lavorare in questo campo. A metà degli anni ‘80 e fino alla fine degli anni ‘90 ho esclusivamente organizzato eventi e produzioni pop, ma con il passare degli anni questo mondo non mi permetteva più di esprimermi come volevo. Avevo bisogno di altra musica.

Dromos nasce così nel 1999, come un contenitore desideroso di accogliere al proprio interno musica e arte di qualità. Erano anni in cui andava affermandosi la Real World di Peter Gabriel, che nei primissimi anni ha influenzato le nostre scelte artistiche; il festival è poi cresciuto come cresce qualsiasi creatura che è sostenuta e nutrita. Non è stato difficile, tutto è avvenuto in maniera naturale. Il suo svolgersi in luoghi di grande pregio naturalistico, alcuni intrisi di storia, è diventata ogni anno una sfida, che consiste nel tentativo di stabilire legami fra quello che questi luoghi sono stati e quello che possono essere o diventare. Io non credo esista una formula per la longevità di un festival; sicuramente sono fondamentali la determinazione, la tenacia e il coraggio. Credo sia questo il segreto per poter raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni.

È tutta scena - Dromos Festival - Salvatore Corona - Snarky Puppy a Fordongianus - Dromos 2019 - Francesco De Faveri - intervista - Simone La Croce - 2022 - Sa Scena - 22 luglio 2022
Snarky Puppy live @ Fordongianus (Dromos 2019) – Foto di Francesco de Faveri

Come è stato possibile fare questo salto di livello in così “poco” tempo?

Credo che la fortuna di Dromos sia aver incontrato instancabili collaboratori con la passione dell’arte e della cultura, consapevoli che la creazione di valore è alla base di tutto. Certo è che per continuare a crescere ciascuno di noi dovrà evitare di rimanere confinato nella propria zona di comfort, e solo se decidiamo di raggiungere traguardi sempre più distanti possiamo continuare a crescere.

A giudicare dalle line up degli ultimi dieci anni almeno, sembra che il budget a disposizione di Dromos sia cresciuto insieme alla manifestazione e al livello dei musicisti chiamati a suonare. Come ci siete riusciti?

Ritengo voglia dire che il pubblico ha premiato le nostre scelte e ciò non può che renderci orgogliosi del lavoro svolto. Negli anni si è creato un rapporto di fiducia tra noi e loro, dandoci lo stimolo necessario per cercare in ogni edizione di crescere e dare qualcosa in più.

Tra le tante chiavi del successo di Dromos c’è l’attività di networking con altri festival e altre realtà già radicate sul territorio. C’è un progetto preciso dietro questa scelta oppure è stato un processo naturale?

Direi entrambi. Il valore del networking nel settore dell’organizzazione dei festival musicali, e della cultura più in generale, è di fondamentale importanza. Ancor di più in Sardegna, considerando le peculiarità e le difficoltà che il vivere in un’isola ci pone davanti. Per questo motivo collaborazioni come quelle passate con il Mammablues o quelle attuali, con il ‘Du Festival di Bauladu e il Festival Licanias di Neoneli, sono una naturale conseguenza di una comune visione d’intenti.

È tutta scena - Dromos Festival - Salvatore Corona - Sean Kuti a Nureci - Dromos 2019 - Christian Sebis - intervista - Simone La Croce - 2022 - Sa Scena - 22 luglio 2022
Sean Kuti live @ Nureci (Dromos 2019) – Foto di Christian Sebis

Dall’esterno si ha sempre la sensazione che non sia facile fare rete per gli organizzatori dei grandi eventi in Sardegna. E a volte sembra anche complicato semplicemente coordinarsi per evitare di sovrapporne le date. Confermi questa sensazione? E se sì, quali sono le ragioni a tuo modo di vedere?

Si, devo ammettere che è davvero difficile fare rete o meglio far funzionare una rete con gli altri festival. Sono anni che ci proviamo e non sono poche le sigle costituite, da BES (Best Event Sardinia) a SJN (Sardinia Jazz Network) a Interfestival, solo per citarne alcune, ma con nessuna siamo riusciti, tranne sporadiche eccezioni, a creare una comunicazione unica o a realizzare un calendario comune senza sovrapposizioni. I vantaggi, anche da un punto di vista economico, potrebbero essere davvero tanti: penso solo al risparmio sui costi di comunicazione. I motivi? Non sono facili da individuare: probabilmente si tende a fare rete solo se si è convinti di essere utili a una causa comune, rispettando le mission di ciascun festival. Anche se così facendo si rischia però di porre di fronte le proprie esigenze a discapito proprio della “causa comune”. 

Mi chiedo, è davvero solo un caso che negli ultimi due, tre anni l’Assessore del Turismo abbia snobbato gli organizzatori? O ci sono responsabilità nella carenza di networking anche da parte di chi opera nel settore? Su questo fronte sono certo che dobbiamo ancora riflettere e crescere. 

Siete riusciti a intercettare negli ultimi anni tanti artisti protagonisti della nuova scena jazz internazionale. Su tutti Nubya Garcia, Kokoroko, Alfa Mist, Bixiga ‘70, C’mon Tigre, The Heliocentrics. Per l’edizione 2022, in unica giornata, i Neue Grafik Ensemble e gli italiani 72-Hour Post Fight. Anche questa è stata una scelta mirata da parte della direzione artistica?

Assolutamente si. Credo che sia fisiologico per un festival come Dromos quello di non rimanere statico sulle scelte artistiche. Inoltre l’attuale affermazione della scena musicale della nu jazz ci permette di stare “al passo coi tempi”, senza snaturare la ricerca di una determinata qualità sonora che ha sempre contraddistinto le proposte artistiche del festival. 

È tutta scena - Dromos Festival - Salvatore Corona - Giovanni Lindo Ferretti a Bauladu - Dromos 2017 - Francesco De Faveri - intervista - Simone La Croce - 2022 - Sa Scena - 22 luglio 2022
Giovanni Lindo Ferretti live @ Bauladu (Dromos 2017) – Foto di Francesco de Faveri

Proprio questi ultimi due gruppi (entrambi forieri di sperimentazione tra generi con cui il jazz gioca da ormai un po’ di tempo, come elettronica, hip-hop e rock alternativo) sono stati inquadrati in una nuova manifestazione all’interno del circuito Dromos. Una procedura inversa a quella che ha visto crescere il festival, nato per fare rete e capace di generare a sua volta manifestazioni singole al suo interno. Ci puoi spiegare questa scelta?

Abbiamo sempre pensato a Dromos come un contenitore di cultura, con un focus ovviamente sulla musica, ma che ha sempre spaziato anche sulla letteratura e sul cinema. Da questa visione ibrida siamo poi andati a sviluppare, dove c’era la possibilità, manifestazioni con una propria identità all’interno del Festival, così come è accaduto a Nureci con il Mammablues. Lo stesso dicasi per quanto ideato per Fordongianus con il Terme Romane Festival, grazie anche alla disponibilità dell’amministrazione comunale. Abbiamo infatti optato per due giorni di rassegna con una precisa scelta artistica: oltre ai 72-Hour Post Fight e al Neue Grafik Ensemble abbiamo messo in programma i Freak Motel e Louis Cole. A mio parere quest’ultimo rappresenta, insieme ad Antonello Salis e ovviamente in chiave musicale, la figura del saltimbanco, tema del Festival in questa edizione. Si tratta infatti di musicisti puri ed essenziali nella loro arte, senza orpelli, che esprimono a pieno l’idea di energia perenne in movimento. 

È tutta scena - Dromos Festival - Salvatore Corona - Forq a Mitza Margiani - Dromos 2019 - Francesco De Faveri - intervista - Simone La Croce - 2022 - Sa Scena - 22 luglio 2022
Forq live @ Bosco Mitza Margiani (Dromos 2019) – Foto di Francesco de Faveri

Ventiquattro è il numero delle date programmate per l’edizione 2022 in poco più di un mese e mezzo. Una line up notevole con anche i tre concerti di Einaudi all’anfiteatro di Tharros e la chiusura con Alex Britti. Una proposta che, oltre al jazz, ha fissato in calendario una tappa del tour di IRA di Iosonouncane, un live degli Incognito e la partecipazione di tanti giovani artisti sardi (i già citati Freak Motel, Francesco Piu, Daniela Pes). Abbiamo visto alcune scelte di dettaglio della direzione artistica, ma la vision musicale globale del festival qual è?

Non abbiamo mai considerato Dromos come un festival jazz puro, abbiamo infatti negli anni dato sempre tanto spazio anche a generi come il blues, la world music, il cantautorato. Così come abbiamo sempre cercato di non apporre confini geografici al festival, allo stesso modo ci approcciamo alle scelte artistiche, dove il filo conduttore dev’essere quello della qualità e della sincerità musicale proposta, a prescindere dal genere.

È tutta scena - Dromos Festival - Salvatore Corona - Dee Dee Bridgewater a Oristano - Dromos 2018 - Ivo Serafino Fenu - intervista - Simone La Croce - 2022 - Sa Scena - 22 luglio 2022
Dee Dee Bridgewater live @ Oristano (Dromos 2018) – Foto di Ivo Serafino Fenu